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Le Chiese di Roma: Edizione Elettronica

QUARTA PARTE


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IMMACOLATA CONCEZIONE.

Al Ponte Margherita, in Prati di Castello. Fa parte del collegio Pio Latino Americano, fu edificata nel 1888 coi disegni di Temistocle Marucchi e consacrata dal cardinal Sacconi. Nel maggio del 1899 vi si tenne il primo concilio di tutti i vescovi dell'America latina.


Interno. A tre navate con otto altari. Nella volta: La Gloria di Maria e il Dogma della Concezione di Silverio Capparoni e le decorazioni del Capranesi - Alle finestre: vetrate dello stabilimento Jele di Insbruck - Nelle pareti sopra le colonne: Gli apostoli e i dottori della chiesa di Silverio Capparoni - Nel presbiterio: Apparizione della Vergine a Caterina Labouré del Bartolini Nella navata centrale: Apparizione della Vergine a Bernadette dello stesso - Sulle finestre dell'orchestra: Giovanni Battista, Ezechiele e David dello stesso. Abside: Apparizione della Vergine di Guadalupe di Silverio Capparoni. Altar maggiore: Ceselli di Vincenzo Brugo Tabernacolo di Paolo Medici, fatto a spese di Leone XIII - Nella nicchia dell'abside: Affreschi del Capparoni; Statua della Madonna di Giovanni Collina; bronzi e decorazioni metalliche di Ettore Brandizza - Cappella di Nostra Donna di Guadalupe. È a destra dell'altar maggiore e fu eretta nel 1888 coi disegni del Landoni. Le decorazioni marmoree sono del Ricciardi, romano.

IMMACOLATA CONCEZIONE.

Al viale Manzoni. È una piccola cappella provvisoria che fa parte dell'Istituto dei Frati Bigi. Fu eretta nel 1883 e non contiene opere d'arte. Nel 1899 fu posta solennemente la prima pietra della nuova chiesa che sorgerà sulla via Emanuele Filiberto.

S. ISIDORO.

Fu costruita nel 1622 dall'architetto Antonio Casoni per i frati della riforma spagnuola di S. Francesco. Ma poco dopo essendo questi richiamati in Spagna, passò ai padri osservantini irlandesi che vi fondarono un collegio e che la tengono tuttora. La facciata e le cancellate sono del Bizzoccheri.


Interno. - A croce latina, con una cupoletta nella crociera. Gli affreschi di questa cupoletta sono di Domenico Bartolini. A destra: 1. Cappella: Il matrimonio di S. Giuseppe, sull'altare, di Carlo Maratta. Ai lati la Fuga in Egitto e la Morte del Santo, di anonimi del secolo xviii - Sepolcro di Isabella Ball-Sherlock, eseguito dal Benzoni nel 1847. Sepolcro di Margherita Meigham-Haris irlandese (1846). - 2. S. Anna di Pier Paolo Baldini. - 3. S. Giovanni Nepomuceno copia di un originale del Maratta. Sepolcro di Amelia Curram (1838). Sepolcro di Alfonso Mazanedo de Quinones (1628). - 4. Cappella. Fu edificata coi disegni del Bernini nel 1633. Ai due lati vi sono due sepolcri che suo figlio Paolo scolpì per la famiglia de Silva, giovandosi dei disegni paterni. Ma tanto le figure muliebri nel sepolcro di sinistra quanto i putti sull'altare sembra che siano stati personalmente eseguiti dal Bernini. Queste due figure allegoriche sorio ricoperte dalle solite camicie di bronzo. Sull'altare: la Concezione di C. Maratta. Altare maggiore: S. Isidoro di Andrea Sacchi. Lunetta sopra l'altare maggiore: La Preghiera nell'Uliveto di Domenico Bartolini. A sinistra: 1. Cappella, del Crocefisso, dipinta da Carlo Maratta. S. Antonio di Domenico Cerini. Le lunette sono di Egidio Alè di Liegi. Due medaglioni della famiglia Cappelletti (secolo xvii) - 3. S. Francesco, scuola spagnuola del secolo xvii. Sepolcro di Caterina Bryan Talbot opera del Gajassi (1827). Sepolcro di Pietro Pavoni, protonotario apostolico (1626). Sepolcro di monsignor Antonio Barano, milanese, scolpito da Francesco De Rossi, detto il Vecchietta nel 1667.

S. IVO DEI BRETONI.

In via della Campana. È una chiesa antica di cui non si sa bene l'origine. È certo però che Calisto III (1455-58 Lenzuoli-Borgia) la concedette ai francesi di Brettagna, dietro preghiera del cardinale Alano Taillebour. Ma nel 1885, minacciando rovina, fu abbattuta e riedificata in più piccole proporzioni con architettura del Carimini, a spese del governo francese.


Interno. - È a tre altari. Le decorazioni della volta e delle pareti furono dipinte da Ludovico Seitz. Non si può dare l'elenco dei quadri degli altari minori perché la chiesa è affittata a comunità religiose che cambiando spesso ne cambiano anche gli arredi.

S. IVO DELLA SAPIENZA.

Nell'interno dell'Università a cui serviva anticamente di cappella. Fu edificata da Alessandro VII (1655-67, Chigi) con architettura del Borromino che dette alla cupola la forma dei monti esistenti nello stemma di quel pontefice. Oggi la chiesa è trasformata in Museo pedagogico e fa parte della facoltà di lettere dell'Università. Il quadro dell'altar maggiore, che resta coperto da una tela, fu abbozzato da Pietro da Cortona e compito dal Borghesi suo scolaro.

S. LORENZO DA BRINDISI.

In via Puglie. È annessa al con vento dei padri cappuccini e fu eretta nel 1897 con architettura del Mercandelli.


Interno. - A una sola navata, con sette altari. A destra: 1. Altare: S. Felice da Cantalice, S. Carlo e S. Filippo, tela anonima moderna. - 2. S. Giuseppe del Cremonini. - 3. S. Veronica Giuliani, di un ignoto. Altar maggiore: S. Lorenzo da Brindisi del Cremonini. Ai lati: S. Chiara d'Assisi e Elisabetta d'Ungheria di Virginio Monti. A sinistra: 1. Altare: S. Felice da Sigmaringen, di anonimo. 2. S. Bonaventura del Cremonini, S. Francesco d'Assisi di anonimo.

S. LORENZO IN DAMASO.

Nel palazzo della Cancelleria. Anticamente esisteva in questo medesimo luogo una basilica eretta dal papa S. Damaso nel 380 e da lui celebrata in una inscrizione poetica che oggi è persa e di cui il De Rossi ne riporta il testo. Questa basilica aveva una bizzarra particolarità, consistente nella nave traversa che era dietro l'abside, tanto che la chiesa rimaneva come circondata da portici. Nel 1186 Urbano III (Crivelli) le concesse grandissimi privilegi e la mise alla testa di 66 chiese vicine. Nel 1486, il cardinale Riario edificò il palazzo della Cancelleria e v'incorporò la chiesa damasiana. Nel 1495 il Bramante la restaurò dandole una nuova forma interna. Nel 1624 Urbano VIII (Barberini) le rinnovò questi privilegi concedendogliene di nuovi. Nel 1820, minacciando essa totalmente rovina, fu riedificata dalle fondamenta sotto la direzione del Valadier, che le diede l'assetto attuale.


Interno. - La porta principale è del Vignola. Primo vestibolo: sepolcro del medico lucchese Giovanni Pacini (1567). Sepolcro del canonico Luca Ducci (1611). - A destra: sepolcro di Alessandro Voltrini, cubiculario di Urbano VIII (1639), eseguito dal Bernini. - Secondo vestibolo: statua in marmo di S. Carlo Borromeo, di Stefano Maderna. Statua in stucco di S. Francesco Saverio. - A destra: cappella disegnata da Nicola Salvi per ordine del cardinale Ruffo. Gli affreschi sono di Corrado Giacquinto; il quadro sull'altare di Sebastiano Conca. - Nella chiesa (sempre a destra): sepolcro di Giulio Siciolani (1582). 1. Cappella: crocefisso che la leggenda narra abbia parlato a S. Brigida. Monumento al principe Camillo Massimi, di Filippo Gnaccarini (1837) e a Cristina di Sassonia sua moglie, del Tenerani (1840). Di faccia a questo: sepolcro dello scozzese Mac Donald dei baroni di Tuelmont, segretario del cardinale Francesco Barberini, nella legazione di Spagna e di Francia (1640). - 2. Cappella, detta dei Santi Martiri con un Gesù morente d'ignoto. - Sepolcro di Maria Gabriella di Savoia, moglie del principe Massimo (1837). Sepolcro del cardinale Francesco Massimi (1848). Sepolcro del conte Pellegrino Rossi, ministro dell'interno nel governo costituzionale del 1848, e in quell'anno assassinato sulla porta del vicino palazzo, opera del Tenerani. - 3. Cappella: La Madonna, S. Michele e S. Andrea, del Sozzi. Altar maggiore: quadro ad olio di Federico Zuccari: sotto questo altare si conservano i corpi di S. Eutichiano e di S. Damaso. A sinistra: statua di S. Ippolito, vescovo di Porto, fatta copiare nel 1728 dall'originale che si conserva nel Museo lateranense. - 1ª Cappella (nel secondo vestibolo) disegnata da Ludovico Rusconi; le pitture sono del cav. Casale Sepolcro del cardinale Luigi Mezzarota. - 2ª Cappella. Dedicata alla Beata Vergine. Sepolcro di Annibal Caro con un busto scolpito dal Dosio. - 3ª Cappella: quadro di S. Andrea Avellino d'ignoto - Sepolcro di Giannetto Capparelli (1608). Sepolcro di Enea Caprara (1743). Sepolcro di Carlo Iorio di Stimigliano, avvocato dei Sacri Palazzi (1802). Cenotafio di Nicola Scagliosi, conservatore del medagliere pontificio (1895). Sepolcro del vescovo Lodovico Scarampi. (1585). La figura giacente è opera di Paolo Taccone Romano, ma restaurata nel rifacimento del sepolcro avvenuto nel secolo xvi. - 4ª Cappella (in fondo alla navata): antica madonna su tavola, di scuola bizantina.

Sacrestia. - Cappella interna con una Madonna del Pomarancio e due statue di argento e S. Lorenzo e S. Damaso, di Ciro Ferri.

Corridoio. - Conduce alla porta laterale sul Corso Vittorio Emanuele, pietre tombali di Francesco Bocchini (secolo xiv), di Pirrino Citrario, familiare di Leone X (1513, Medici) e del vescovo tudertino Giovanni Laurenzi (1656).

S. LORENZO IN FONTE.

Nella via Urbana. Fu costruita vicino alla casa del centurione Ippolito, dove S. Lorenzo fu tenuto prigioniero. Sotto il pontificato di Bonifacio IX (1389, Tomacelli) vi fu unito un monastero di benedettini. Nel 1534 fu restaurata dal cardinale americano Alvarez. Nel 1630 fu riedificata da Urbano VIII (Barberini) con architettura del Castelli e da questo pontefice fu ceduta alla congregazione dei Cortigiani. Il titolo d'in Fonte le proviene da una polla di acqua sorgiva che il martire fece scaturire per battezzare il centurione Ippolito da lui convertito alla religione cristiana. Questa fonte esiste tuttora nel sotterraneo o si può visitare rivolgendosi al sacrestano.


Interno. - A destra: 1. Cappella. Edificata da Giovan Battista Cipolla. Sulla porta: sepolcro del cardinale Olivario (1632). - 2. Il quadro è del Cavalier d'Arpino: gli affreschi e l'angelo sono di Giov. Battista Speranza. Altar maggiore: Il battesimo di S. Ippolito, dello Speranza. A sinistra, sull'unico altare: S. Giovanni e Paolo e affreschi dello Speranza.

Sacrestia. - Busto di Urbano VIII del Bernini.

S. LORENZO FUORI DELLE MURA.

La basilica odierna di San Lorenzo è composta di due chiese primitive che furono riunite sotto il pontificato di Onorio III (1216-27, Savelli). La più antica di queste due chiese è quella che fu trasformata nel coro attuale. Questa era stata eretta da Costantino sul cimitero cristiano dove San Lorenzo era stato sepolto; aveva il livello molto più basso del moderno, tanto che per l'umidità della collina soprastante furono dovuti costruire i matronei o secondo ordine di gallerie, particolarità architettonica che essa ha in comune con Santa Agnese, dove furono fatti per le medesime cause. L'orientazione della basilica costantiniana

Facciata di S. Lorenzo fuori le mura.

Facciata di S. Lorenzo fuori le mura.


era opposta a quella che ci è rimasta; la porta si apriva nell'abside attuale e l'abside era naturalmente rivolta verso il sud. Nel 580 Pelagio II fece restaurare ed arricchì la chiesa senza però cambiarle la forma primitiva. La seconda basilica era anch'essa antichissima, gicchè era stata eretta da Sisto III (432-40). Essa aveva un'orientazione opposta alla basilica costantiniana e le due absidi si toccavano esternamente. Nell'anno 1216 Onorio III distrusse queste due absidi e riunì gli edifici in una basilica unica, che pur formando un corpo solo, conservò alcune particolarità dell'orientazione primitiva. Così, per esempio, i mosaici del secolo vi, che ornavano l'arcone della chiesa di Pelagio II, sono oggi nella faccia interna di esso e bisogna passare dietro il ciborio per vederli. Dopo questa riedificazione la basilica fu restaurata più volte: sotto Nicola V (Parentucelli, 1447-55) che chiamò a dirigere i lavori il Rossellino; nel 1647 dai canonici regolari lateranensi che ne trasformarono la decorazione interna, e finalmente nel 1864 da Pio IX (Mastai-Ferretti), che la ridusse allo stato attuale togliendole gli altari e gli ornati aggiunti nel secolo xvii. Anticamente la chiesa era unita alla porta Tiburtina da un grandioso portico, di cui rimaneva traccia fino sotto il pontificato di Urbano VIII (1623, Barberini).


Facciata. - La facciata è adorna di mosaici, eseguiti dall'officina vaticana nel 1864 e rappresentanti i fondatori e i conservatori della chiesa Costantino, Pelagio II, Sisto III, Adriano I, Onorio III e Pio IX. Sotto vi è un portico in sei colonne che sostengono un architrave in mosaico. Dentro il portico, sulle pareti: affreschi dipinti nei primi anni del secolo xiii in cui è l'ultimo bagliore dell'influenza bizantina. Questi affreschi rappresentano scene della vita di S. Lorenzo e fatti importanti avvenuti nella basilica. Fra questi ultimi: Onorio III che benedice Pietro di Courtenay conte d'Auxerres consacrato imperatore di Costantinopoli insieme con sua moglie Jole nel 1217. Gli affreschi furono quasi intieramente ridipinti nel restauro del 1864 - Grande sarcofago cristiano del secolo vii, con genietti, pavoni e grappoli di uva - Due sepolcri a forma di tabernacolo e due leoni ai lati della porta, opere del secolo xiii.

Interno. - A tre navate sorrette da 22 colonne di forma diversa. Non è esatto che queste colonne provengano dal portico d'Ottavia, come affermano taluni, basandosi sopra la lucertola e la rana scolpite sul capitello dell'8ª colonna a destra. I nomi greci di quei due animali (Batrachos e Sauros), essendo quelli dei due architetti del portico, hanno generato l'errore - Il pavimento della navata centrale è del secolo xiii; nel centro si vedono due cavalieri in arme, con l'impresa della loro famiglia e che furono forse i due gentiluomini che fecero rifare a loro spese quel pavimento. Sulle pareti, sopra le colonne, Storie della vita di S. Lorenzo e di S. Stefano. Questi affreschi furono dipinti dal Fracassini, meno i due rappresentanti Il Martirio e Il seppellimento di S. Stefano che sono di Cesare Mariani e quello del Martirio di S. Lorenzo che è di Guglielmo De Sanctis. In fondo: due amboni adorni di marmi colorati e una colonnetta tortile del cero pasquale, opera cosmatesca del secolo xiii, contemporanea probabilmente alla rifazione di Onorio III. A destra: sepolcro del cardinale Guglielmo Fieschi che fu nipote d'Innocenzo IV e morì nel 1256. Questo sepolcro è formato da un sarcofago romano su cui è figurata una scena nuziale, ricoperto da un baldacchino sorretto da colonnette. Sotto il baldacchino un affresco che rappresenta il Salvatore seduto in trono assistito da S. Stefano e da S. Sisto a destra e da S. Lorenzo e da S. Ippolito a sinistra - Piccola cappella con un quadro del Savonazzi sull'altare - Sulla parete a sinistra: S. Francesco di anonimo del secolo xix Sepolcro di Giuseppe Bondini, morto nella guerra contro i Turchi (1669).

Tribuna. - Vi si accede per una doppia scalinata, ai lati del tabernacolo. Questo tabernacolo fu fatto per ordine dell'abate Ugo, da Angelo e Sassone, figli di Paolo marmorario romano nell'anno 1147. Non si sa se appartenesse alla basilica costantiniana o alla chiesa di Sisto III. La parte superiore è di rifazione moderna. La cattedra episcopale, di scuola cosmatesca, è in fondo al coro: essa fu fatta nel 1254, come risulta dai seguenti versi incisi sullo scaglione marmoreo a sinistra:

Christi nascentis in seculo vere manentis
Annus millenus quinquagenus quartus et ducentenus.

Sull'arcone, che un tempo costituiva la parte esterna dell'abside primitiva, mosaico del secolo vi rapresentante il Salvatore fra S. Pietro, S. Paolo, S. Lorenzo e S. Ippolito. Dal lato opposto Pelagio II con in mano il modello della basilica e le figurazioni di Gerusalemme e Betlem. Intorno, questo distico, che faceva parte di una più lunga iscrizione conservata dal Gruter e distrutta nel rifacimento di Onorio III:

Martyrium flammis olim Levita subisti
Jure tuis templis lux veneranda redit.

(Tu subisti, o Levita, il martirio delle fiamme un giorno. Ora giustamente torna la veneranda luce al tuo tempio).


Il pavimento di questo presbiterio è stato rialzato fin quasi ai capitelli delle colonne che separavano le navi della chiesa costantiniana, il cui livello, come dicemmo già, era infinitamente più basso.

A sinistra: cappella che serve d'ingresso all'antico cimitero di S. Ciriaca, dedicata alle anime purganti. Sepolcri del cardinale Gerolamo Soleandri (1629), e di Bernardo Guglielmi eseguiti sui disegni di Pietro da Cortona. Il busto del secondo è di Francesco Duquesnoy detto il Fiammingo - Sepolcro di Michele Bonelli, cavaliere dell'Annunziata e ammiraglio del duca di Savoia alla battaglia contro il sultano Selim (1604).

Sotterraneo. - Lastra di marmo su cui vuole la tradizione fosse deposto il cadavere di S. Lorenzo. Sepolcro di Pio IX (morto nel 1878) fatto con architettura del Cattaneo nel 1881. Le decorazioni e i quadri musivi delle pareti sono di Ludovico Saetz.

Chiostro. - Si può vedere questo chiostro da una finestra in tondo alla sacristia. È di stile romano, con volte basse sorrette da fasci di piccole colonne e rimonta al secolo xii. Nelle pareti: frammenti di sculture del secolo v, avanzi di un traforo di finestra del secolo x, mostra di porta del secolo xi.

S. LORENZO IN LUCINA.

È un'antica basilica, che deve il suo nome a qualche matrona romana che nel secolo iii deve averla fondata a sue spese. Nel 306 il papa S. Marcello I la eresse a titolo cardinalizio. Nel 685 fu restaurata da Benedetto ii, nel 780 da Adriano I e nel 1196 da Celestino III che il 25 maggio di quell'anno la riconsacrò. Ma nel 1650 i chierici regolari minori che quarantaquattro anni prima l'avevano avuta in custodia da Paolo V (Borghese) la riedificarono dalle fondamenta, a spese di Raffaele d'Aversa, loro generale. L'ultimo restauro rimonta al 1858.


Portico. - Piccolo pronao del secolo xii, sorretto da due colonne di granito, con due leoni ai lati; unico avanzo della basilica primitiva. A destra: una iscrizione dell'antipapa Anacleto, del 1130.

Interno. - L'affresco nel mezzo della vôlta è di Mometto Grutter, napolitano, e le pitture laterali delle pareti sono di Roberto Bompiani. Sepolcro del cardinale Passerini (1529). Sepolcro dell'incisore Ginelin di Carlsruhe, segretario intimo dei granduca di Baden (1820). - 1ª Cappella; sull'altare, quadro a olio di Tommaso Solini. A destra quadro di G. B. Speranza e a sinistra di Tommaso Quini. Sepolcri di Clemente Lovatti (1860), di Matteo Lovatti (1849, e di Edmondo Lovatti (1835). Sepolcro del Poussin, fatto erigere dallo Chateaubriand durante la sua ambasceria a Roma nel 1830. Ii bassorilievo che è una riproduzione del suo quadro: Scoperta del cadavere di Saffo, è del Desurer; il busto del Lemoyne. Sotto vi sono questi due distici:

Parce piis laerymis vivit Pussinus in urna
   Vivere qui dederat nescius ipse mori.
Hic tamen ipse silet: si vis audire loquantem
   Mirum est in tabulis vivit et eloquitur.

(Rattieni la lacrime: vive in questa tomba il Pussino che sembrava non dovesse morir mai. Pure egli ora tace: ma se tu vuoi udirlo parlare, nei suoi quadri egli è vivo e dai suoi quadri egli parla).


2ª Cappella: S. Antonio, del napoletano Massimi. I quadri laterali sono del Vasconio, del Miele e di Domenico Rainaldi. - 3ª Cappella: Il beato Francesco Caracciolo di Luigi Stern. - 4ª Cappella: copia dell'Annunciazione, di Guido Reni, fatta da Luigi Gemignani; quadro a destra del Borgognone; quadro a sinistra di Giacinto Gemignani. Questa cappella apparteneva ai Fonseca e fu disegnata dal Bernini. Il secondo busto a destra rappresenta Gabriele Fonseca medico di Innocenzo X (Pamphily) fu scolpito appunto dal Bernini. Gli altri due busti sono della sua scuola e il terzo è di monsignor De Witten, ivi sepolto nel 1868. Le decorazioni primitive di questa cappella sono però cambiate, perchè nel 1733, una vaccina infuriata essendo entrata nella chiesa, vi commise grandi guasti fra il terrore dei fedeli e del prete che lasciò di dire messa per rifugiarsi in sacrestia. - Nella crocera: Sepolcro di Antonio De Via (1740), di Maria Speck (1835), dello scultore Roeseler (1851), e del vescovo Zagnoni genovese (1803). - 5ª Cappella (in fondo alla nave) sepolcri dei Nataletti:

, di Guido Reni.

Cristo in Croce, di Guido Reni.


Gertrude (1864), Filippo (1859), Pietro (1840). Altar maggiore: Cristo in Croce, di Guido Reni.

A sinistra: sepolcri di Bernardo Pasquini (secolo xvii) di Fulvio Vannini (1831, cardinale Capponi (1677), e dello scultore Cunego firmato A. T. 1784. - 1. Cappella: del fonte battesimale. Nel mezzo: quadro a olio del Nasini e ai lati due quadri di Antonio Grecolini. - 2. Cappella dei Vigneri con busti del secolo xv e xvi e il sepolcro di Angela Fastini Vigneri, fatto dal Simonetti nel 1861; sull'altare S. Carlo di Carlo saraceni. - 3. Sull'altare: statua del santo; a destra: S. Giovanni Nepomuceno del Davil, a sinistra: tela a olio di G. B. Speranza. - 4. Quadro di Alessandro Veronese. Sepolcri di Carolina Ruspoli (1873) e di Eugenio Ruspoli (1868). - 5. Tutte le pitture sono del Benafiele. Nella crocera: sepolcro di Basilio Pavlovitch Lisakievitch, consigliere intimo dello Czar.

ORATORIO DI S. LORENZO IN LUCINA.

In via Belsiana. Fu edificato nel 1578, a spese della Confraternita del Sagramento che ancora lo possiede. Non contiene opere d'arte.

S. LORENZO IN MIRANDA.

Fra il secolo vii o l'viii il tempio di Antonino e Faustina, nel Foro Romano, fu ridotto a chiesa cristiana. Questo tempio in origine era stato dedicato alla moglie di Antonino Pio, Faustina nel 141 dell'era nostra: ma quando venti anni dopo l'imperatore morì, il Senato decise di seppellirlo nello stesso luogo. L'edificio è di tufo, con un pronao sorretto da dieci colonne di marmo caristio, le più grandi che esistano e coronato tutto intorno da uno svelto fregio di ippogrifi. Il Marucchi è d'opinione che il tempio sia stato dedicato a S. Lorenzo per ricordare il luogo dove il martire fu giudicato. Il titolo di Miranda alcuni lo fanno derivare dai vestigi dell'antica Roma su cui fu edificato, ma il Corvisieri lo riferisce a una qualche illustre dama di questo nome - forse del secolo x - che si sarebbe resa benemerita della chiesa. Nel 1430 Martino V (Colonna) la cedette alla Congregazione degli Speziali. Nel 1528, il magistrato di Roma, per onorare la venuta di Carlo V distrusse le costruzioni che questi speziali avevano edificato nel portico e lo ridusse allo stato primitivo. Nel 1602 la chiesa fu internamente rifatta con l'architettura del Torriani che vi aggiunse la facciata sopra il portico.


Interno. - A destra: 1. Cappella: La Madonna, S. Filippo e S. Giacomo del Vanni. Sepolcro di Valentino Sbardella (1670). - 2. e 3. Quadri anonimi del secolo xvii. Altar maggiore: Il martirio di S. Lorenzo di Pietro da Cortona. A sinistra: 1. Cappella: quadro anonimo del secolo xvii. - 2. Sepolcro del faentino Nicola Marra, preside della congregazione dei farmacisti e che nel 1681 lasciò i suoi beni alla chiesa. - 3. Cappella: affreschi e quadro del secolo xvii.

S. LORENZO AI MONTI.

Dietro il Foro Trajano. Questa chiesuola era una delle antiche parrocchie di Roma. Nel 1704 Clemente XI (Albani) la cedette ai «Pii Operai» che però l'abbandonarono presto per la Piccolezza del locale. Nel 1840 Gregorio XVI (Capellari) vi fece aggiungere la facciata e poco dopo, nel 1860 fu restaurata intieramente.

Il quadro dell'altar maggiore è di Giovanni Alberti.

S. LORENZO IN PANISPERNA.

Nella via omonima. Questa chiesa antichissima si chiamava primitivamente S. Lorenzo in Formosa, forse per qualche restauro che papa Formoso vi avrebbe fatto. La denominazione posteriore di Panisperna le deriva da una lapide che prima ivi esisteva e che il Gruter ha riprodotto, lapide romana che menzionava una Perpenna Helpidii coniux. Alcuni vollero, ma erroneamente, che questo titolo derivasse da una distribuzione di pane e prosciutto (panis et perna) fatta ogni anno ai poveri della contrada. Il primo documento ufficiale che la denomini in questo modo risale al secolo xiv ed è una iscrizione riportata dal Galletti nelle sue schede ora alla Biblioteca Vaticana. Non si conosce esattamente la data della sua fondazione, ma siccome se ne parla già negli atti del martirio di S. Lorenzo, si può fare risalire al secolo viii. Gregorio di Tours che fu a Roma verso la metà dell'xi secolo, la descrive nel suo itinerario come una delle più ricche chiese cittadine. Nel 1300, Bonifacio VIII (Caetani) la fece riedificare dalle fondamenta, consacrandola solennemente il 23 luglio di quell'anno. Nel 1517 Leone X (Medici) le dette il titolo cardinalizio, titolo che venne più tardi confermato da Sisto V (1585-90 Peretti). Nel 1575 il cardinale Sirleto la restaurò riducendola allo stato attuale. Nel 1893 Leone XIII (Pecci) restaurò il portale esterno e vi aggiunse la doppia gradinata di travertino con denari raccolti fra i fedeli.


Interno. - La volta è dipinta da Francesco Bicchierai. A destra: 1. Cappella: affreschi di un anonimo del secolo xvi. Sepolcro del cardinale Guglielmo Sirleto (1585). - 2. Il quadro sull'altare e gli affreschi laterali sono di Francesco Romano e di Pier Paolo suo nipote. - 3. Crocefisso dipinto da Giovanni Bigatti. - Altar maggiore: Il martirio di S. Lorenzo di Pasquale Cati da Jesi. Sulle pareti laterali: S. Michele di un anonimo su quella che conduce in sacrestia e L'angelo Raffaele del Bicchierai sull'altra. A sinistra: 1. e 2. Cappella: dipinte con quadri ed affreschi attribuiti al cav. d'Arpino. - 3. S. Francesco e le altre pitture di Cherubino Alberti.

S. LORENZO IN PISCIBUS.

In piazza Rusticucci, a sinistra. È una chiesa antica, di cui non si sa bene l'origine e che deve il suo titolo a un mercato di pesci probabilmente a lei vicino. Nel 1200 dipendeva dal Capitolo della Basilica Vaticana. Più tardi passò alle monache francescane di S. Chiara che la tennero fino a che Leone X (Medici, 1513-21) non la tolse loro. Nel 1659 fu riedificata dalle fondamenta, con denaro della famiglia Cesi e con architettura di Francesco Massari. La facciata però è posteriore e fu eretta sotto Clemente XII (1730-40 Corsini) coi disegni di Domenico Navona.


Interno. - È a tre navate, divise dalle primitive colonne di granito grigio. Sulle pareti della navata centrale: Le storie di S. Lorenzo del Ricciolini. A destra: 1. Cappella: S. Anna di Pietro Nelli. Il quadro di destra è dello stesso; quello di sinistra e la piccola volta sono di Giovan Battista Calandrucci. - 2. S. Giuseppe Calasanzio, d'ignoto del secolo xviii. - 3. S. Lorenzo di Giacinto Brandi; ai lati: S. Sebastiano e S. Giovanni di Pietro Nelli. Altar maggiore: Lo sposalizio di S. Giuseppe di Nicolò Berrettoni. Ai lati: La nascita di Gesù e L'adorazione dei Magi Nella lunetta: L'angelo che avvisa S. Giuseppe, La morte di S. Giuseppe. Sull'arco: Annunciazione, pitture tutte di Michelangelo Ricciolini. A sinistra: 1. Cappella: immagine antica della Madonna. Ai lati: Due santi vescovi di Scipione Cordieri. - 2. Del Crocefisso. Ai lati: La flagellazione e La coronazione di spine di Pietro Nelli. - 5. S. Nicolò e altre pitture di Michelangelo Ricciolini.

S. LUCA E S. MARTINA.

Al Foro Romano. Fu edificata sul Secretarium Senatus fra il Foro Romano, quello di Cesare e quello di Augusto o perciò detto anticamente in tribus foribus. Adriano I (772-95) la restaurò e l'arricchì di doni, e altri doni, secondo il Libro pontificale di Anastasio Bibliotecario, le dette Leone III (795-800). Nel 1255 fu riedificata dalle fondamenta e consacrata da Alessandro IV, che la eresse a parrocchia. Questo titolo lo perdette nel 1588, quando Sisto V (Peretti) la cedette alla Corporazione dei pittori e scultori, posta sotto la protezione di S. Luca. Qualche anno più tardi Urbano VIII (Barberini, 1623-44) ordinò che quivi fosse trasportato il corpo di S. Martina e in questa circostanza suo nipote, il cardinale

Facciata di S. Luca e S. Martina.

Facciata di S. Luca e S. Martina.


Francesco, che era il titolare, fece ricostruire la chiesa con architettura di Pietro da Cortona, il quale fu così lieto di questa sua opera, che morendo lasciò all'Accademia di S. Luca la somma di centomila scudi romani. Nel medio evo da questa chiesa si partiva la processione della Candelora, istituita dal papa Gelasio nel 494 in sostituzione delle feste lupercali, processione a cui partecipava lo stesso pontefice, che sulla soglia di questa chiesa distribuiva ceri al popolo e ai cardinali. Queste sue pompe, come già S. Adriano, le dovette alla vicinanza della Via Sacra, sulla quale i primi pontefici facevano le loro più solenni processioni per continuare la tradizione dei trionfi romani.


Interno. - A croce greca, con tre altari. A destra: sepolcro di Carlo Balestra (1786) - Pilato che mostra Gesù al popolo, gruppo in gesso di Ignazio Giacometti, che lo eseguì in marmo insieme con l'altro di Giuda, che è in faccia, per la Scala Santa. - Cappella: Supplizio di S. Lazzaro di Lazzaro Baldi. L'architettura dell'altare è dello stesso Baldi. Statua in gesso della Religione di Antonio Canova. Questa statua voleva lo scultore eseguire in marmo per S. Pietro, ma Pio VII si oppose per ragioni di modestia, così che il gesso rimasse all'Accademia di S. Luca. - Altar maggiore: S. Luca pittore, copia di Antiveduto Gramatica, dall'originale di Raffaello, che era quivi prima di essere trasportato nella vicina galleria. Sotto l'altare: S. Martina, statua giacente, di Nicola Menghini. - A sinistra: sepolcro di Giovanna Garzoni, miniaturista (1670). Cappella. Sull'altare L'Assunta, di Sebastiano Conca. Sepolcri dell'architetto Luigi Canina (1856) e di Giovanni Cavalieri Nicolai (1857) - Gesù Cristo, statua in gesso del Thordwalsen - La pietà, gruppo in gesso di Antonio Canova, che lo scolpì in marmo per il suo tempio di Possagno.

Chiesa sotterranea. - Questa chiesa è preceduta da una cappelletta, dove sono due monumenti. A destra quello dello scultore Filippo Albacini, morto nel 1858, con una statua scolpita nel 1880 da A. Galli, ed a sinistra quello dell'architetto Giovanni Battista Soria, con un busto marmoreo (secolo xvii). In fondo alla scala: sepolcro di Pietro da Cortona (1669) con un busto della scuola del Bernini. Epigrafe apocrifa di un Gaudenzio, architetto del Colosseo. Bizzarra falsificazione del secolo xvii. - Cappella sotterranea: stucchi delle volte di Pietro da Cortona S. Sabina, S. Eufemia, S. Dorotea e Teodora, statue in peperino di Cosimo Fancelli. Sull'altare laterale: La deposizione, bassorilievo in terra cotta dell'Algardi. Cappella centrale: pittura a destra di Guglielmo Cortese e a sinistra di Lazzaro Baldi. Altare di bronzo eseguito da Giovanni Piscina su disegno di Pietro da Cortona, che dette anche il disegno dei due bassorilievi in alabastro del ciborio e che furono eseguiti dall'Algardi. Nell'altra cappellina laterale: S. Concordio e S. Epifanio dello stesso Algardi.

SANTA LUCIA DE' GINNASI.

Questa antica chiesuola fu costruita sulle rovine del Circo Flaminio, ma nel 1630 il cardinale Domenico Ginnasi, avendo comprate le casupole circostanti, la fece riedificare dalle fondamenta e vi istituì un collegio, dove vi si educavano gratuitamente 12 giovanetti di Castel Bolognese, sua patria. Più tardi vi fondò un monastero di monache Teresiane, che poi furono trasportate altrove e il loro convento adoperato come ospedale per i sacerdoti poveri. La Madonna col Bambino, sulla porta della facciata, è di Pompeo Ferrucci.


Interno. A destra: sepolcro di Cesare Fanti (1867). Nella cappella: sepolcro di Fausta Gottardi Ginnasi (1646, eseguito da Antonio e Cosimo Fancelli; di Domenico Ginnasi (1649), eseguito dal Finelli. Tutte le pitture di questa chiesa sono di Caterina Ginnasi, nipote del cardinale fondatore, che le dipinse sui disegni del Lanfranco. Cappella a sinistra: sepolcro di Eleonora Boncompagni-Borghese nei Ginnasi (1695) e del cardinale Annibale Ginnasi (1834).

SANTA LUCIA DEL GONFALONE.

In via dei Banchi Vecchi. L'origine di questa chiesa non è ben certa, ma risale probabilmente alla fine del secolo xii o al principio del secolo xiv. In un documento del 1325, infatti, si trova citata col titolo di Nova e con questo titolo è registrata nei Censuali della basilica di S. Pietro l'anno 1375. Più tardi fu detta della Chiavica, dalla vicinanza della cloaca finchè nel 1624 non fu ceduta alla Confraternita del Gonfalone, che la ritiene tuttora. Nel 1700 fu restaurata dalle fondamenta con architettura di Marco David e nel 1764 un nuovo restauro le fece fare don Flavio Chigi. Nel 1825 Leone XII (Della Genga) l'ascrisse nel numero delle parrocchie. Nel 1866 Pio IX (Mastai-Ferretti) la fece nuovamente restaurare sotto la direzione di Francesco Azzurri.


Interno. - La volta fu dipinta da Antonio Nepi; le pareti, con le immagini dei dottori della Chiesa e di altri santi, sono di Cesare Mariani. Ai lati della porta: due acquasantiere con teste di putti del secolo xviii. A destra: 1. Cappella: Madonna con santi: d'ignoto. Sepolcro di Nicola Nicolai, scolpito nel 1833 dal Fabbris. 2. Statua di S. Lucia. - 3. S. Pietro e S. Paolo di Mariano Rossi. Altar maggiore: le pitture a fresco dell'abside sono di Cesare Mariani, che le eseguì nel 1866. A sinistra: 1. Cappella. Quadro della scuola di Stefano Pozzi. - 2. Del Crocefisso. - 3. S. Bonaventura di Ermenegildo Costantini.

Sacrestia. - Il quadro sull'altare è dello stesso Costantini.

ORATORIO DI SANTA LUCIA DEL GONFALONE.

Nella Via del Gonfalone, presso il Lungo Tevere. Questo oratorio, che appartiene alla

Confraternita é dedicato ai Ss. Pietro e Paolo.


Interno. - Gli affreschi delle pareti sono di autori diversi: la Cena e il Calvario di Livio Agresti; Gesù dinnanzi a Caiphas di Raffaele da Reggio; la Resurrezione di Marco da Siena; la Coronazione di spine e l'Ecce Homo di Cesare Nebbia; la Flagellazione di Federico Zuccari.

SANTA LUCIA IN SELCI.

Nella via omonima. Si chiamava anticamente S. Lucia in Orfea dalla vicinanza del Lacus Orphaei di cui parla Marziale. Si sa che nel 500 sotto il pontificato di S. Simmaco era già diaconia, il che farebbe risalire al v secolo la sua origine. Fu rinnovata da Onorio I (625-40) e restaurata da Leone III (795-816). Fino al 1370 appartenne ai Certosini, ma in quell'anno trasferiti questi monaci a S. Croce in Gerusalemme il convento fu occupato dalle monache Agostiniane cui tutt'ora appartiene. Sisto V (158-50, Peretti) le tolse il titolo cardinalizio trasferendolo altrove. Nel 1604 la chiesa fu restaurata con architettura di Carlo Maderno e nel 1750 fu rinnovato il monastero coi disegni di Antonio Casone.


Interno. - Pitture della volta di Antonio Lelli. Sulla porta: il Padre Eterno del cav. d'Arpino. A destra. 1. Altare: S. Lucia del Lanfranco. - 2. S. Agostino dello Speranza. Altare maggiore: L'Annunciazione di un anonimo del secolo xvi. A sinistra. 1. Altare: la Madonna con S. Agostino e S. Monica del cav. d'Arpino. - 2. S. Giovanni che comunica la Madonna dello Speranza.

SANTA LUCIA DELLA TINTA.

In via Monte Brianzo. Anticamente si chiamava S. Lucia Quatuor portarum per essere vicina al muraglione che costeggiava il Tevere dal ponte Elio alla porta Flaminia, nel quale si aprivano le posterule minori. Con questo titolo è menzionata spesso nei Libri censuali del 1394. La data di origine è ignota, ma è già nominata in una donazione del 1002 sotto Silvestro II. Nel secolo xvi, fu cominciata a chiamare della tinta essendosi riuniti nella sua contrada i tintori di drappi. Nel 1580 fu restaurata dalla Confraternita dei cocchieri cui apparteneva o nel 1628 fu ridotta allo stato attuale dai principi Borghese che vi avevano alcuni diritti di patronato. Oggi appartiene al collegio dei Procuratori.


Interno. - A una sola navata, con cinque altari. A destra: 1. altare: del Crocifisso - 2. S. Lucia, di anonimo del secolo xvii. A sinistra: 1. altare: tela molto guasta del secolo xvii - Sepolcro della famiglia Brenda (1848) - 2. altare: Le anime del purgatorio, quadro di anonimo del secolo xviii.

S. LUIGI DEI FRANCESI.

Fino al secolo xv i francesi possedevano a Roma una cappelletta e un ospedale dedicato a S. Ludovico. Ma crescendo di numero e d'importanza, questa loro cappella divenne troppo esigua così che la cambiarono con la chiesa di Santa Maria e S. Benedetto de Lellis che apparteneva ai padri di Farfa. Nel 1478 Sisto IV (Della Rovere) approvò la permuta, abolì i titoli esistenti e autorizzò la costruzione di una nuova chiesa col titolo di Santa Maria, S. Dionisio e S. Ludovico. Caterina de' Medici contribuì largamente con abbondanti elemosine a questa edificazione cui Sisto IV concesse titolo parrocchiale per tutti i francesi dimoranti in Roma, in qualunque rione essi fossero. Privilegi che furono solennemente rinnovati da Leone X (1512-21) a istigazione di suo nipote Giuliano de' Medici protettore della nazione francese. La fabbrica fu compiuta nel 1589 e l'8 ottobre di quell'anno venne solennemente inaugurata. Sotto Urbano VIII (1623, Barberini) erano sotto la sua giurisdizione 1692 persone.


Facciata. - E di travertino e ne fu architetto Giacomo della Porta. Ai due lati: statue di S. Luigi e di S. Dionisio del Lestage: le statue minori della parte superiore e lo stemma sono del medesimo artista. Nel basamento: la salamandra circondata da fiamme, che era l'impresa di Francesco I.

Interno. - A tre navi, divise da pilastri. Le decorazioni di stucco, i capitelli e le doratura sono del Derizet. L'affresco della volta è del Natoire. Il pergamo ha nelle sue facce figure di santi dipinte a olio nel secolo xvi. Navata di destra: la Cappella: S. Giovanni Battista del Naldini. Sepolcri di Giulia Lego (1846) di Claudio Puteani (1577), dello scultore Roguet (1850) sulla parete di destra; e del cardinale Carlo D'Angennes di Rambouillet (1587) e di Ernesto Colin (sec. xix) su quella di sinistra. - Nel pilastro esterno: monumento funebre ai soldati francesi morti nell'assedio di Roma nel 1849. 2ª Cappella. Sull'altare: S. Cecilia, copia di Guido Reni dall'originale di Raffaello che è nella pinacoteca di Bologna. Sulle pareti: Storie di Santa Cecilia del Domenichino. Pilastro esterno: sepolcro di Nicola Vlenghel (1737). Di faccia: sepolcro del pittore Saverio Sigalon (1857). - 3 Cappella S. Giovanni di Valois del Parrocel. Sepolcri del cardinal d'Ossat legato di Enrico IV e di Luisa Guillemin (1859). Nel pilastro: sepolcro di monsignor Giulio Level (1871). Di faccia: sepolcro del pittore Boguet (1839). 4 Cappella. Sull'altare: S. Dionisio di Giacomo del Conte. L'affresco sulla parete di destra è di Gerolamo Sicciolati, quello sulla parete di sinistra e le battaglie della volta sono di Pellegrino Tebaldi. Nel pilastro: sepolcro del pittore Carl Paerson, direttore dell'Accademia di Francia (1715). Sotto questo sepolcro: tavola di bronzo in memoria della elargizione di Caterina dei Medici. - Di faccia: sepolcro del conte Giusto Pons Florimond de Fais de la Tour Maubourg, ambasciatore di Luigi Filippo a Roma. Questo sepolcro fu scolpito dal Lemoyne nel 1837. - 5ª Cappella. Del Crocefisso: sepolcri dello scultore Deschamps (1837), di Giuseppe Sisco (1830), dell'archeologo Titeux (1846), del pittore Wicar, direttore dell'Accademia di Napoli; degli scultori Grasset o Bonnardel (l856, del pittore Guerin scolpito dal Lemoyne nel 1836, di J. B. Lerout d'Augincourt (1814, del pittore Gastone Tys modellato dal Desvergnes nel 1896 Monumento funebre del cardinale De la Grange d'Acquian morto a 102 anni nel 1724. - Altar maggiore: L'assunzione della Madonna di Francesco Bassano. Navata di sinistra: 1a Cappella: S. Sebastiano del Massei. Sepolcri del cardinale de Bernis, scolpito da Max Laboureur nel 1805 e di Paolina di Montmorin eseguito dal Manin nel 1805. L'epitaffio è del visconte di Chateaubriand. Nel pilastro di faccia: memoria funebre a Claudio Gelide, detto il Lorenese, eseguita nel 1836 dal Lemoyne. - 2ª Cappella. Sull'altare: S. Nicola del Muziano. Ai due lati di questo: due sante del Massei (?). Nelle pareti e sui pilastri pitture di Baldassare Croce. La volta è di Ricci da Novara. Nel pilastro di faccia: sepolcro del cardinale Bartolomeo Lasagni, legato a Parigi (1857) - 3ª Cappella. Fu fatta edificare a spese dell'abbate Elpidio Benedetti con architettura di Plautilla Bricci, romana. È dedicata a S. Luigi e il quadro sull'altare è di questa medesima Bricci. Il quadro sulla parete di destra è di Nicola Pinson, quello a sinistra è del Gemignani - 4ª Cappella: Il quadro dell'altare e gli affreschi della volta sono di Carlo Lorence. I quadri laterali sono del Baglioni. Sul pilastro di faccia: sepolcro di Eugenia Baldi-Podier (1833). - 5ª Cappella: Il Redentore che chiama l'apostolo S. Matteo e i quadri laterali sono di Michelangelo da Caravaggio. La volta e i due profeti che stanno dalle due parti sono del Cavalier d'Arpino. Sepolcro del cardinale de la Tromouille (secolo xviii).

Sacrestia. - S. Donisio che rende la vista a due ciechi del Bevieux.

Chiostro. - In questo chiostro furono trasportate per la maggior parte le tombe della chiesa prima del restauro. Esse sono disposte nel modo seguente: Sarcofago romano. Pietra tombale di Andrea da Toledo, capitano delle armate pontificie (1518). Pietra tombale di Guglielmo d'Hautbois (1467) Sepolcro con busto di Bernardino du Bovay (1625). Grande monumento funebre del 1566. Pietre tombali di Giacomo de Penco (1510), di Heniguen (1471), di Enrico Uranc (1471), di Pietro de Amectis (1510), di Jacopo Brugère (1470) e un'altra anonima del 1382.

S. MACUTO.

In piazza S. Ignazio. Questa chiesuola è antica, e si trova citata nel catalogo dell'Anonimo di Torino che fu compilato nella prima metà del secolo xiv, col titolo di S. Macuto, e in quello del Signorili - che è posteriore di un secolo - col nome più scorretto di S. Magari. D'innanzi alla sua facciata era anticamente l'obelisco, rotto, che ora è nella piazza del Pantheon, tanto che il popolo corrompendo stranamente il nome di quel santo, chiamava l'obelisco Guglia di Mammùt. La chiesa fu riedificata nei primi anni del secolo xvii con architettura di Onorio Longhi e coi danari dei gesuiti cui era stata ceduta. Soppresso l'ordine, passò ai Procuratori di Roma, ma nel 1824 ritornò agli antichi proprietari che nell'annesso palazzo avevano istituito un collegio dei nobili.


Interno. - A una sola nave rettangolare, con 5 altari. A destra: altare: Santo su fondo d'oro di scuola moderna. Gli altri quadri, compreso quello dell'altar maggiore che rappresenta la Madonna con S. Macuto sono di Michelangelo Cerruti.

Per visitare la chiesa, suonare alla porta del Collegio.

S. MARCELLO.

Costruita forse sopra la casa di Santa Lucina matrona romana nel principio del iv secolo e nel vi secolo, creata titolo cardinalizio sotto la protezione di S. Marcello pontefice e martire. Nel 775 Adriano I la restaurò dai fondamenti. Nel 1370 Gregorio XI (Roger) la cedette ai Serviti che la officiarono con un clero e un preposto come la basilica Vaticana. Nel 1597 fu riedificata dal Sansovino che ne cambiò l'orientazione, aprendo la porta attuale e riducendo ad abside l'antico ingresso. Nei primi anni del secolo xviii, Carlo Fontana disegnò la facciata che fu adorna di sei statue di Francesco Cavallini e da un bassorilievo in stucco, rappresentante S. Filippo Benizi di Antonio Raggi.


Interno. - A destra: sepolcro del cardinale Francesco Cennini, senese (1645), e Virginia Rasponi Mangelli (1836). - 1. Cappella: quadro a olio di Lazzaro Baldi. Sepolcri di Orsola Prioli (1849) e di Onofrio Concioli (1851). - 2. Tela a olio di Pier Paolo Baldini. Sepolcri di Maria Colomba Vincentini (1725) e di Giovanni Antonio Muti (1725). - 3. Affreschi di Giovanni Battista da Novara. Sepolcri del vescovo Mattia de Grifoni (1651) e del cardinale inglese Thomas Weld (1838). - 4. Gli affreschi della volta e delle pareti furono cominciati da Pierin del Vaga e terminati, dopo la sua morte, da Daniele da Volterra e Pellegrino da Modena. Sull'altare: una tavola che copre il Crocefisso, dipinta ad angeli su fondo d'oro da Luigi Garzi. Sepolcro di Ercole Consalvi, fatto nel 1824 da Rinaldo Rinaldi. - 6. Sull'altare: quadro a olio di Aureliano Milani. Ai lati: due quadri di Domenico Corvi. Abside. Affreschi di Giovan Battista da Novara. Nelle pareti e nella volta: affreschi del Gagliardi. A sinistra: monumento funebre del cardinale di Sant'Angelo, patriarca di Costantinopoli (1511), opera di Jacopo Tatti Sansovino (?). - 1ª cappella. Sull'altare: quadro a olio di Agostino Masucci; ai lati: di Pier Paolo Naldini. Sepolcro del vescovo Tiberio Muti (1555). - 2. Maria Maddalena di Giacomo Triga. - 3. La Madonna di Pier Paolo Naldini. La volta è dipinta da Antonio Bicchierari e le pareti laterali da Domenico Corvi. - 4. Sull'altare: La conversione di S. Paolo di Federico Zuccari. La volta e le pareti superiori sono dipinte a fresco da suo fratello Taddeo. Questa cappella contiene sei sepolcri della famiglia Frangipane. A sinistra: Mario Frangipane, cancelliere della città (1568) e Curzio Frangipane (1555) figli di Antonio (1546). A destra: Lelio Frangipine, capitano nelle armate imperiali morto in Ungheria guerreggiando contro i Turchi: Deo simul et Caesari (per Iddio e per l'imperatore) nel 1605; Roberto Frangipane, creato da Enrico III re di Francia, abate di Santa Vittoria a Marsiglia (1622); Marzio Frangipane, gentiluomo della corte di Carlo IX di Francia, che alla battaglia di Jarnac lo nominò cavaliere nell'ordine di San Michele (1588). I tre busti di queste tombe a destra, furono scolpiti dall'Algardi. - 5. S. Filippo Benizi e S. Giuliano Falconieri di Pier Leoni Ghezzi. Le storiette sulle pareti laterali della nave centrale e la crocefissione sopra la porta d'ingresso, sono di Luigi Garzi.

Nel corridojo della porta minore: sepolcro anonimo con un busto del secolo xvi.

S. MARCO.

Fu costruita dal papa S. Marco nell'anno 336 e restaurata sotto Gregorio IV nel 833. Si chiamava, anticamente in platanis o ad platanos ed era titolo cardinalizio fin dal secolo vi. Nel 1468 fu riedificata da Paolo II (Barbo) che aveva abitato il vicino palazzo di Venezia e si dice che ne fosse architetto Giuliano da Majano, se bene il conte Gnoli attribuisca quella architettura a Leon Battista Alberti. Nel secolo xvii l'ambasciatore della Repubblica veneta, Sagredo, la ridusse nello stato attuale coi disegni di Carlo Fontana e finalmente nel 1774 il cardinale Quirini la restaurò un'ultima volta.


Portico. - Sulla porta centrale: S. Marco evangelista, bassorilievo del Filarete. Ai due lati: lapidi tombali, senza sculture, di Tommaso Contarini (1634) e del Daniel (1656), ambedue ambasciatori della repubblica veneta. A destra: margella di pozzo, appartenente all'antica basilica: opera del secolo ix.

Interno. - A tre navate, divise da dieci colonne di diaspro di Sicilia. Navata di destra: 1. Altare: Cristo risuscitato, di Palma il Giovane. - Monumento del cardinale Pisani, vescovo d'Ostia (1570). - 2. Altare: La Madonna, S. Antonio e S. Giovanni, di Luigi Gentile da Bruxelles. Monumento del cardinale Hartembourg (1660) - Tomba di Leonardo Pesaro, scolpita da Antonio Canova. - 3. Altare: L'Adorazione, di Carlo Maratta. Sepolcri del cardinale Rubino (1807); del cardinale Vidmann (1600) (le sculture e il busto di questo sepolcro sono di Cosimo Fancelli); del cardinale Francesco Erizzo, ambasciatore della Repubblica Veneta (sec. xviii) e di Maria Teresa Merkenfel (1626). - 4. Altare: La Pietà, del Gagliardi - Cappella in fondo alla navata. Sull'altare: S. Marco Papa, pittura del secolo xv che alcuni attribuiscono a Carlo Crivelli. - Ai due lati: affreschi del Borgognone. Navata centrale: il soffitto a cassettoni è di

Interno di S. Marco.

Interno di S. Marco.


Giuliano da Majano. Ai due lati della porta: busti di Virginio Bracci, architetto, scolpito nel 1815 dal Tuccimei e di Agostino Tofanelli pittore lucchese, scolpito nel 1834 da Achille Stocchi. Sulle pareti: bassorilievi di stucco, eseguiti sui disegni di Clemente Orlandi dai seguenti scultori: S. Pietro e Mattia di Pietro Pacilli; San Paolo, Tommaso, Giacomo Maggiore e Matteo di Carlo Monaldi; S. Andrea di Andrea Bergondi; S. Bartolommeo di Giovanni Le Dous; S. Simone di Salvatore Belcari e S. Giovanni di Michelangelo Slodz. Tra i bassorilievi, sulla parete di destra: 1º affresco del Mola; 2º dell'Allegrini: 3º del Canini; 4º di Guglielmo Courtois detto il Borgognone. Su quella di sinistra: il 1º di Fabrizio Chiari; 2º dell'Allegrini; 3º del Canini; 4º del Borgognone. Abside: pavimento Cosmatesco. Questo pavimento è probabile opera di Paolo, marmorario romano che nel 1145 aveva eseguito anche l'antico ciborio scomparso nel restauro di Paolo II. Nella conca dell'abside: musaici eseguiti nell'833 e rappresentanti Il Cristo fra S. Marco papa, Sant'Agostino, Santa Agnese, Santa Emerenziana e San Marco evangelista. Nella faccia inferiore sono questi versi:

Vasta toli firme sistunt fundamina fulcra
Quae salomoniaco fulgent sub sidera ritu
Haec tibi proque tuo perfecit praesul honore
Gregorius Marce eximius cui nomine quartus:
Tu quoque parce Deum vivendi tempora longa
Donet et ad Coeli post funus sydera ducat.

(Stanno solidamente piantati i fondamenti a sostegno del tolo che splendono sotto le stelle nel rito salomoniaco. Questo fece in tuo onore, o Marco, il presale Gregorio, quarto del suo nome. Ora tu ottieni da Dio che egli viva lungamente e che sia accolto nel Cielo dopo la morte).


Sotto il musaico, tre quadri: S. Marco del Romanelli e i due laterali del Borgognone. Navata a sinistra: i. Cappella del fonte battesimale, con tre quadri di Carlo Maratta. - 2. Il quadro è del Mazzanti il bassorilievo di Antonio d'Este. Monumento al cardinale Bragadino, scolpito da Antonio Raggi nel 1658. Monumento al cardinale De Priolis (1720). Monumento al cardinale Basadonna, scolpito nel 1648 da Filippo Carcassi. - 3. Cappella: S. Michele del Mola. Sarcofago del cardinale Capranica (1476). - 4. Altare: La Concezione di Ciro Ferri. Sepolcri di Gabriella Scaglia contessa di Saluzzo (1796), le cui sculture sono del Festa, e di monsignor Luigi De Priolis (1821).

Sacrestia. - Tabernacolo con bassorilievi di Mino da Fiesole e di Giovanni Dalmata.

SANTA MARGHERITA.

È in Trastevere, nella piazzetta di S. Apollonia. Secondo il Panciroli fu edificata da Nicola IV nel 1288. Nel 1564 donna Giulia Colonna la fece riedificare e la donò alle monache del prossimo convento di S. Francesco. Nel 1680 fu restaurata per cura del cardinale Castaldi, con architettura di Carlo Fontana a cui appartiene anche la facciata.


Interno. - A destra: S. Orsola di Paolo Severi. Altar maggiore: S. Margherita di Giacinto Brandi. Gli affreschi della volta sono del padre Francesco Umile da Foligno, gli ovali ai due lati di Leone Ghezzi. A sinistra: La Concezione di G. B. Gaulli, detto il Baciccio.

SANTA MARIA DEGLI ANGELI.

In piazza delle Terme. Per ordine di Pio IV (1559, Medici di Milano) una delle grandi aulee nelle Terme Diocleziano fu trasformata in chiesa e dedicata alla Madonna degli Angeli dietro suggerimento del prete siciliano Antonio del Duca molto divoto dei messaggeri celesti. Incaricato di questa trasformazione fu Michelangelo Buonarroti che volle lasciare intatta l'antica sala dove ancora rimanevano quattro grandi colonne di granito rosso nel medesimo posto dove si trovano attualmente. La chiesa fu allora di una sola navata, senza crocera: ai lati delle pareti aveva quattro grossi vani che dovevano essere trasformati in cappelle: al posto dell'attuale altar maggiore era un cappellone rotondo e di faccia a questo un lungo corridoio che metteva in un edificio, anch'esso rotondo, ma più piccolo, su cui si apriva la porta minore. Quella maggiore era rivolta verso l'attuale piazza Termini, di faccia agli edifici della dogana. L'edificio rimase in questo stato e Sisto V (Peretti) nel 1587 apri d'innanzi alla porta maggiore l'attuale piazza Termini, dove egli aveva la sua villa (oggi palazzo Massimo) e la strada che conduce alla porta San Lorenzo. Ma nel 1749, Benedetto XIV (Lambertini) volendo edificare una cappella a San Nicola Albergati, incaricò Luigi Vanvitelli di eseguire questo suo desiderio. Il Vanvitelli allora chiuse la porta principale e le quattro cappelle laterali: trasformò la navata unica in crocera, nel cappellone rotondo pose l'altar maggiore e cambiata così orientazione alla chiesa, ridusse a navata principale il corridoio che metteva alla porta di fianco che divenne così l'ingresso della manomessa chiesa michelangiolesca. Nel 1857 Pio IX (Mastai) fece restaurare il pavimento della cappella di San Nicola. Nel 1896, il clero palatino, celebrò in questa chiesa le nozze di Vittorio Emanuele III, allora principe di Napoli, con Elena del Montenegro. Gli addobbi in questa occasione furono disegnati dal conte Giuseppe Sacconi.


Interno. - (NB. Data l'irregolarità della chiesa, l'elenco delle opere d'arte è diviso a seconda dei tre edifici distinti). - Vestibolo e corridoio. A destra: sepolcro funebre di Carlo Maratta che egli si fece costruire da vivo su disegno proprio e dove fu sepolto nel 1704. Il busto fu scolpito da suo fratello Francesco. - 1. Cappella: Crocifisso scuola di Daniele da Volterra. Sepolcro di Gerolamo Cevoli banchiere romano (secolo

Interno di S. Maria degli Angeli.

Interno di S. Maria degli Angeli.


xvi) - Monumento funebre al cardinale Francesco Alciato, su cui è questa iscrizione: Virtute vixit. memoria vivit. Gloria vivet (visse nella virtù, vive nella memoria, vivrà nella gloria). Nella nicchia del corridoio: statua di S. Brunone dell'Houdon. Sopra l'arco d'ingresso al transetto: Il padre Eterno del Trevisani. A sinistra. Sepolcro di Salvator Rosa. Il busto e i putti furono scolpiti da Bernardo Fioriti nel 1673. - 1. Cappella. Appartiene ai Litta. Sull'altare: La Madonna fra S. Giacinto e S. Raimondo del Baglioni. Affreschi della volta e delle parti, dello stesso. Monumento funebre del cardinale Parisi da Cosenza (secolo xvi) con questa iscrizione, Corpus humo tegitur. Fama per ora volat. Spiritus astra tenet. Il corpo lo ricuopre la terra. La fama è sulle bocche di tutti. Il suo spirito sta in cielo). 2. Cappella: appartiene agli Aldobrandini e ha un quadro, S. Bruno, di anonimo del secolo xvii.

Navata centrale. - Sul pavimento marmoreo di questa navata nel 1703 monsignor Bianchini tracciò la meridiana e i segni dello zodiaco. Le colonne laterali sono, come ho già detto, le antiche; ma di antiche non ve ne erano che quattro: le altre, di stucco, furono aggiunte da Vanvitelli quando cambiò l'orientazione della chiesa. Le colonne di granito poi, hanno una base applicata, avendo dovuto Michelangelo rialzare di circa due metri il pavimento primitivo a causa dell'umidità. Sulle pareti (cominciando a destra): La crocifissione di S. Pietro di Nicola Ricciolini; La caduta di Simon Mago, copia del Tremolier dall'originale di Francesco Vanni che è in S. Pietro - Cappella di S. Nicola Albergati: il santo titolare sull'altare è di Ercole Graziani; i due laterali sono del Trevisani e servirono per i due musaici che sono in S. Pietro. Affreschi della volta del Bicchierai. Ai due lati: l'angelo della giustizia e quello della pace, in stucco, del Vanvitelli. Il miracolo di S. Pietro alla porta Speciosa di Francesco Mancini. S. Girolamo: il fondo è di Paolo Bril, le figure sono di Gerolamo Muziano. Passato l'altar maggiore: La concezione di Pietro Bianchi, S. Pietro che guarisce la Tabita di Placido Costanzi. Cappella di S. Bruno. Fu eretta coi disegni di Carlo Maratta. Sull'altare: quadro dell'Odazi. Nella volta: Gli Evangelisti di Andrea Procaccini. Ai due lati: due quadri del Trevisani, serviti per due musaici di S. Pietro: S. Pietro e Simon Mago di Francesco Vanni; S. Basilio di Santlupas del Ricciolini; statue della Preghiera e della Meditazione di Fabio Altini.

Abside e coro. - Affreschi della volta: del Daniel e del Bicchierai. Decorazioni in scultura di Bernardino Ludovisi. L'altare è di Luigi Vanvitelli. Alla parete di destra: piccola cappella dipinta da Baglioni: La presentazione al tempio del Romanelli: Martirio di S. Sebastiano del Domenichino. Questo affresco era primitivamente in S. Pietro, sul muro, da dove fu segato nel 1736 per cura dello Zabaglia e trasportato qui, sostituito da una copia in mosaico nella Basilica Vaticana. Nel coro: statua di S. Giovanni Evangelista, scolpita nel 1866 da Orlando Orlandi; sedia episcopale dello stesso. Nel tamburo dell'abside: sepolcro di Pio IV (1565), eseguito sopra un disegno di Michelangelo, e del cardinale Serbelloni (1591) riproduzione del precedente. Sulla parete di sinistra: cappella dei marchesi Del Cinque. Sull'altare: quadro di Domenico da Modena. Affreschi della volta e delle pareti, di Enrico Fiammingo e di Giulio Piacentini: Il battesimo di Gesù di Carlo Maratta; La morte di Anania e Saffira (su lavagna) del Roncalli.

Sacrestia. - Il quadro sull'altare e i medaglioni sono dell'Odazi. Le pitture del coro sono di Luigi Garzi. Nella nicchia laterale: Angelo di Bernardino Ludovisi. Cappella dei Cibo: Quadro di Michelangelo Ricciolini.

S. MARIA DELL'ANIMA.

Fu cominciata a costruire nel 1500, coi lasciti di un Giovanni di Pietro e di Caterina, sua moglie, fiamminghi, e ne fu architetto Giuliano da San Gallo. Il Burckhardt attribuisce le porte a Baldassarre Peruzzi, e la fianconata laterale con le finestre al Bramante che avrebbe anche disegnato il campaniletto policromo il che è falso. Sul finire del secolo xviii fu restaurata la cappella maggiore dell'abside coi disegni del Posi, un altro restauro le fu fatto nel 1846 e un altro finalmente nel 1880. Il titolo di Santa Maria dell'Anima le proviene da un'antica immagine che si venerava nel luogo dove la chiesa fu eretta e che rappresentava la Madonna fra due anime genuflesse. La lunetta, sopra la porta maggiore, è una riproduzione di questa immagine e secondo il Mauceri, è una delle prime sculture che Andrea Sansovino esegui in Roma.


Interno. - È a tre navate, divise da pilastri. La volta e le pareti sono dipinte da Ludovico Seitz che dette anche il disegno della vetrata sopra la porta maggiore. Navata di destra: sepolcro di Bernardo Stetinen o Giovanni Knibes (1518), scuola di Luigi Capponi. 1. Cappella: S. Benone di Carlo Saraceni. 2. La Santa Famiglia del Gemignani. Gli affreschi della volta sono di Carlo Grimaldi bolognese. Sepolcri di Giovanni Savermer (1638), di Gualtiero Gualtieri (1659), e di Giovanni Gualtiero Sbrisio (1687). Il busto di quest'ultimo è di Ercole Ferrata. Nel pilastro: sepolcro di Luigi Flir di Landeck, tirolese (1859). Di faccia: sepolcro di Giovanni Teodoro Jacquet (1737). - 3. Cappella del Crocifisso. Le pitture a fresco sono del Sermoneta. Nel pilastro: sepolcro di Adriano Wryburgh (1828). - 4. Cappella: La Pietà, gruppo marmoreo di Nanni di Baccio Bigio. In fondo alla navata: sepolcri di Giovanni Emerick (1669), o di Giacomo Emerick (1696). Navata centrale: a destra della porta: sepolcro di Andrea d'Austria (1600), opera di Gilles de Rivière. A sinistra: sepolcro di Guglielmo Tucken (1534), opera di uno scolaro di Andrea Sansovino. Altar maggiore: La volta, adorna di stucchi dorati, ha due affreschi di Ludovico Stern. Sulle pareti quattro santi dipinti nel 1874 da Michele Wittmer. Sull'altare: La Santa Famiglia di Giulio Romano, ritoccata da Carlo Saraceni in seguito a danni subiti nelle inondazioni. A destra: sepolcro di Adriano VI di Utrecht, ultimo papa straniero, precettore di Carlo V, morto nel 1523. Il sepolcro fu eretto su disegno di Baldassarre Peruzzi; le sculture sono del Tribolo, fiorentino e di Michelangelo Sanese. - A sinistra: sepolcro del Duca di Cleves (1575), opera di Gilles de Riviere e Nicola d'Arras. Presso la balaustra: candelabro di bronzo del viennese Stork, regalato nel 1880 da Francesco Giuseppe imperatore d'Austria. Navata di sinistra: 1. Cappella: Martino di San Lamberto di Carlo Saraceni. Nella volta: affreschi di Giovanni Mill d'Anversa. Sepolcri di Lamberto Orsini del Vivaro (1619), e di Egidio Orsini (1647), e sepolcro di Antonio Ohms (1843), il busto è del Mussaumer. - 2. Cappella. Ridipinta intieramente da Ludovico Seitz. Sull'altare: L'Annunziata di Gerolamo Nanni. Sepolcro di Giorgio Pescatori (1625). Sepolcro di Giovanni Fingstarn (1606). - 3. Storie di Santa Barbara del fiammingo Michele Cockier. A sinistra: ritratto dei cardinale Nicolfort del medesimo. Sepolcro di Ferdinando Wander Weyden (1630), opera del fiammingo Duquesnoy, discepolo di Giambologna. - 4. Cappella: Cristo morto e affreschi delle pareti di Francesco Salviati. Sepolcro del geografo Luca Holsten (Olstenico) 1661. Busto di Clemente II erettogli nel 1613. Sepolcro di Ugone di Furstemberg (1586).

Sacrestia. - Nel corridoio che precede la sacrestia: bassorilievo che rappresenta Gregorio xiii il quale impone il cappello e lo stocco al duca Federico di Clèves. Questo bassorilievo, del Rivière, apparteneva primitivamente al sepolcro già citato nella cappella dell'altar maggiore. La sacrestia fu eretta con disegno di Paolo Marucelli. A destra dell'altare: Storie di Maria di Giovanni Bonatti la firma è di Egidio Alet la seconda. A sinistra: seguito delle Storie di Maria del Monardi. Nella volta: L'Assunta del Romanelli.

Chiostro. - Frammenti di sculture del secolo xv. Sepolcri di Bartolomeo Saliceti (1525) e di Camillo Eliazzeri, anche questo del secolo xvi e ambedue col busto. Nelle pareti: frammenti di plutei bizantini del ix secolo.

SANTA MARIA ANTIQUA

(nel Foro Romano).

I recenti scavi intrapresi dal ministro Baccelli hanno rimesso alla luce questa antica basilica intorno alla quale erano sorte molte discussioni contradittorie. (Vedi, in proposito a pagina 136 la chiesa di S. Francesca Romana). La data della sua origine non è certa, ma si sa dal Libro Pontificale, nella bibliografia di Giovanni VII (705-707) che questo pontefice - figlio di Platone custode dei palazzi imperiali e restauratore della scalinata che conduceva al Palatino poco sopra l'atrio di Vesta - decorò la parete di essa con nuove pitture, fece erigere i due amboni e vi costruì un Episcopio. Questo episcopio fu residenza dei vescovi romani fino al secolo x, come sembra oramai dimostrato dalle ultime scoperte, le quali concordano anche col sapere che nella Torre detta Cartularia, presso l'Arco di Tito, si conservò per lungo tempo l'archivio della Chiesa romana. Qualche tempo dopo, Leone III (731-41) fece diversi donativi ricchissimi a questa illustre basilica e Paolo I (756-68) la decorò di nuove pitture. Ma durante le guerre dei Saraceni sotto il pontificato di Sergio II e più probabilmente nell'846 la chiesa ebbe a patire gravi danni, tanto che Leone IV (847-55) trasportò la Diaconia nella chiesa di Santa Maria Nova (oggi S. Francesca Romana) e fece ricostruire la basilica dalle fondamenta. Il suo successore - Benedetto III (855-58) arricchì di velari preziosi la chiesa rinnovata e Nicola I (858-67) la decorò di nuove pitture. Così i diversi pontefici si compiacquero di restaurare o di abbellire questo edificio religioso fino al secolo xiii epoca in cui cadde definitivamente in rovina forse per la violenza del terremoto, come alcuni argomentano dalla disposizione delle sue colonne abbattuto in un sol colpo. - Sulle rovine di questa basilica, si cominciò verso quell'epoca a costruire un monastero, per i monaci Benedettini, il quale ebbe annessa una chiesuola detta di Santa Maria Liberatrice, per la tradizione che a punto in quel luogo il papa San Silvestro avesse debellato un Drago - allusione evidente, secondo il De Rossi, al culto di Vesta, soggiogato dal cristianesimo.

Il monastero passò più tardi alle monache Benedettine che vi rimasero fino al 1540 epoca in cui Giulio III (Del Monte) lo concedette alle Oblate di Tor De Specchi le quali vi rimasero fino ai nostri giorni. Nel 1617 la chiesa fu restaurata a spese del cardinale Marcello Lante, coi disegni di Onorio Lorighi e l'interno fu dipinto dal Ferrucci, dal Perrorel e dal Gramiccia.

Nel 1702, la chiesa fu nuovamente restaurata e durante questi restauri, vennero alla luce, dietro la tribuna, gli avanzi della basilica primitiva di cui il Valesio ci lasciò un acquarello - che si conserva nella biblioteca Vaticana - dove si vede la figura del Cristo nell'Abside, come era prima che le intemperie la guastassero maggiormente. Clemente XI (Albani) che era allora papa regnante, volle in questa occasione rifare la volta di quell'Abside dissepolta, ma temendo di danneggiare il convento e la nuova chiesa, non ne fece più nulla. Finalmente nel 1900 essendosi intrapresi li scavi del Foro, sotto la direzione di Giacomo Boni, il Governo espropriò la chiesetta di S. Maria Liberatrice e potè così rimettere in onore la vecchia basilica palatina. L'identificazione di questi ruderi non fu però senza destare polemiche, volendo alcuni che essi appartenessero a una chiesuola detta S. Silvestro in lacu dalla prossimità della Fonte Giuturna, altri sostenendo essere la basilica antichissima di S. Maria Nova che avrebbe cambiato nome dopo il restauro di Leone IV Ma un'iscrizione di cui mi occuperò a suo tempo, trovata negli scavi successivi, troncò la questione e ristabilì definitivamente il titolo di questo importante edificio medio-evale.


Portico. - Sulla parete esterna del portico: sepolcri con avanzi di scheletri, scavati nel muro alla maniera degli antichi loculi delle catacombe. Per terra: sarcofaghi di terra cotta e di pietra, senza decorazioni. A sinistra: Piccolo oratorio, di cui non è ancora definita l'origine. Il pavimento è formato da diversi marmi colorati e frammentari. Sulle pareti: affreschi dell'viii secolo, rappresentanti le storie dei Quaranta Martiri e una serie di medaglioni con figure di apostoli e di santi.

Interno. - La chiesa fu costruita in un'aula del Palazzo di Caligola e ha una forma irregolare. E preceduta da un cortile, lastricato di marmo, sotto il quale si veggono le tracce della pavimentazione primitiva. L'interno è a tre navate, divise da colonne di granito grigio, tolto a edifici pagani e con ricchi capitelli a fogliami. Sopra alcune di esse si scorgono le tracce delle antiche pitture che dovevano decorarle. Le pareti di questa basilica sono tutte decorate di pitture sovrapposte, quasi che gli artefici successivi che le avevano eseguite non si fossero preoccupati d'altro che di dipingere sull'opera dei predecessori. Questi diversi affreschi formano come un'antologia di pitture arcaiche che vanno dall'viii secolo fino al xiii. L'Abside è la parte che conserva maggiormente gli affreschi diversi, se bene guasti in parte e scrostato. Vi si vede ancora il grande Cristo di Pasquale I e una crocefissione frammentaria con gruppi di cherubini volanti, che risalgono evidentemente al secolo x. Vi si scorgono in oltre figure di evangelisti e di pontefici uno dei quali porta l'iscrizione di Papa Romanus. Vi sono anche una Madonna bizantina seduta in trono col bambino e adorna di gemme, due teste muliebri di grandissima finezza e diverse figure di Santi con iscrizioni verticali in lettere greche.

In fondo alla Navata di Sinistra: grande affresco del secolo ix rappresentante la Crocefissione.

Frammenti di figure di pontefici e di apostoli lungo le pareti. - Storie della vita di S. Quirico. - La Vergine fra S. Quirico e S. Giulitta. - Due figure col nimbo quadrato; ritratto del Papa S. Zaccaria; ritratto di un donatore con in mano il modello della chiesa e sopra lui questa iscrizione che ho ricordata nella storia della chiesa e che definì la controversia della sua origine: Theodatus primicero defénsorum et dispensatore Sancte Dei Genetricis Semperque Virgo, Maria quae appellatur antiqua.

In questa importante basilica, di cui non è possibile per ora dare un elenco esatto delle pitture, si conservano due grandi sarcofagi cristiani del secolo iv coi simboli primitivi del Buon Pastore, dell'Orante, del profeta Giona e dell'Arca di Noè.

S. MARIA IN AQUIRO.

In piazza Capranica. Anticamente era detta in Cyro, come si trova nel Libro pontificale di Gregorio III (731) dove si narra che quel pontefice ingrandì e abbellì questa chiesa. Altri vogliono che il vocabolo attuale derivi da equira, corse di cavalli che si facevano nel vicino stadio di Campo Marzio; il che, del resto, concorderebbe con la parola Cyrus, specie di stadio dove correvano fanti e cavalli. Fu edificata nel 400 da Anastasio I. Nel 1500 il cardinale Antonio Maria Salviati la fece restaurare coi disegni di Francesco da Volterra. Nel 1745 vi fu aggiunta la facciata con architettura di Pietro Camporesi. Nel 1868 fu restaurata da Pio IX.


Interno. - A tre navi, divise da pilastri. Nave di destra: 1. Cappella: S. Sebastiano, quadro a olio di un anonimo del secolo xvii. Cenotafio di Maria Cianchi (1890). Sepolcro di Francesco Rota (1800) con un busto del Capresi. 2. Maria Vergine del Battoni, restaurata dal barone Camuccini. Cenatofio di Sante Croce (1897). Nel pilastro di faccia: cenatofio di Geremia Galanti (1897); sepolcro dei coniugi Grifo (1867); sepolcro di Matilde de Nodonchel - Choiseuil. Il mosaico è di G. Rinaldi. - 3. Sull'altare: quadro di Bernardo Strozzi detto il Cappuccino. Nelle pareti: decorazioni e affreschi di Carlo Saraceni. - 4. (Crocera): S. Giuseppe Labre del Gagliardi. Ai lati: Fatti della vita di S. Giuseppe Labre dello stesso. Sepolcro di Lelio Virili (1704). Monumento del cardinale Luca Virili (1634). Accanto all'altar maggire: Sepolcri di Camillo Petri sec. xix) e di Nicola Modetti con una scultura del Galletti. Altar maggiore: Antica immagine della Madonna. Nella volta: affreschi di G. B. Buonocore. Ai lati:due angeli a fresco del Grandi. Navata centrale. Nei due pilastri di faccia alla porta d'ingresso: sepolcri del Palladio, vescovo di Foligno (1550) e di Stefano Roccatagliata (1652). La volta e i pilastri, dove sono le figure dei dottori della chiesa, furono dipinti da Cesare Mariani. Navata di sinistra: 1. Cappella: L'Angelo Custode della Gabriack. Sepolcro di Giuseppina Graziosi (1847). Di faccia: sepolcro di Michelina Belloy, scolpito nel 1868 dal Bertini. - 2. Il Nazareno d'ignoto del sec. xvii. Sepolcro di Vincenzo Senni (1858). Sepolcro di Carlo Montecatini (1699). - 3. Nella volta: storiette della Passione di Cristo di G. Battista Speranza. Sull'altare e ai due lati: tre quadri a olio di Gerardo delle Notti. Sepolcro di Edoardo Polo, portoghese (1658) e del cardinale Savelli (1864). - 4. (Nella crocera): La Madonna Addolorata di Cesare Mariani. Ai due lati: due medaglioni del Grandi. Sepolcri di Maria Belli (1867), del professor Galletti e di Nicola Puccetti (1868) del Chelli.

Sacrestia. - La SS. Trinità di Giacomo Rocca.

S. MARIA D'ARACŒLI.

Un'antica leggenda riportata dal Suida e registrata da Niceforo, ma che rimonta probabilmente al vii o viii secolo, racconta che l'imperatore Augusto mentre stava consultando la Sibilla Tiburtina avrebbe udito una voce gridare: Ecce Ara primogeniti Dei! In seguito a questa voce egli avrebbe fatto edificare un altare al figlio d'Iddio. Questa leggenda che viene di Grecia, è servita per varii secoli a spiegare il titolo D'Aracœli; il quale titolo è relativamente moderno e rimonta al secolo xiii. Negli antichi cataloghi, precedenti a quell'epoca, la chiesa si chiama S. Maria in Capitolio e con questo titolo viene registrata anche da Giovanni Diacono, nel suo catalogo delle abazie romane che rimonta agli ultimi anni del secolo xii, titolo a cui egli aggiunge l'indicazione Ubi est Ara filii Dei, principio del nome nuovo. Le spiegazioni date intorno a questa denominazione sono varie: il Gregorovius, tra gli altri, vuole che le derivi da Aurocœlo, titolo comune a diverse chiese di quell'epoca tanto più che si trova anche registrata, qualche volta, coi nomi Auracelio e Lauracelio. Ma il Niebuhr o il Becker, veggono in esso - con miglior ragione - una derivazione da Arce per la località dove la chiesa venne edificata. È noto oramai come la critica storica abbia dimostrato essere quello il luogo dell'antica Arx capitolina e non già, come si è creduto finora, quello del Tempio di Giove, il quale sorgeva invece dal lato opposto dove è oggi il palazzo Caffarelli. L'origine della fondazione di questa chiesa non è ben nota ma sembra non debba rimontare oltre il

Immagine della facciata di S. Maria d'Aracœli

Facciata di S. Maria d'Aracœli


vii secolo. Certo che essa ebbe una grande importanza e significò quasi la consacrazione cristiana del Campidoglio, tanto che il monastero a lei vicino veniva detto Monisterium Capitolii e nel 1015 un suo abate si firmava Ego Abbas Dominicus Capitolii. Del resto tutto il Campidoglio apparteneva a quei monaci benedettini, e lo stesso antipapa Anacleto II, nella sua celebre bolla li riconfermò nel possesso dei monumenti capitolini. Questa sovrapposizione della chiesa cristiana all'edificio romano fece sì che durante tutto il medio evo essa servisse di aula per le deliberazioni del maggiore e minor consiglio di Roma o che in essa i patres conscripti del comune di Roma vi tenessero le loro adunanze. Così che essa fino al secolo xv fu l'arena dei dibattimenti parlamentari del medio evo romano, e di là uscirono le leggi che venivano poi promulgate dal senatore. Nel 1250, Innocenzo IV con una bolla datata da Lione, concedette la chiesa e il monastero ai minori osservanti dell'Ordine di S. Francesco e l'anno successivo essi ristorarono l'edificio facendone decorare l'abside con mosaici da Pietro Cavallini, che vi raffigurò la leggenda di Augusto e della Sibilla Tiburtina. Questi mosaici furono distrutti nel restauro del secolo xvi. Nel 1464 il cardinale Oliviero Carafa riedificò la chiesa che minacciava rovina. Nel 1564 fu aperta la porta laterale di sinistra. Sotto il pontificato di Clemente VIII (1592 - 1605, Aldobrandini) furono restaurate le cappelle e sotto quello di Gregorio XIII per solennizzare la vittoria di Lepanto - avvenuta il 7 ottobre 1571 - fu eseguito il ricco soffitto della navata centrale. Opera compiuta nel 1575. Nel 1686 furono ampliate le finestre delle pareti.


Scalinata. - Fu edificata nel 1348, a spese del popolo romano per ringraziare la Madonna di aver preservato Roma dalla pestilenza che in quell'epoca devastò l'Italia, ne fu autore Lorenzo di Simone Andreozzi e costò 5000 fiorini. A destra, sulla facciata di una casa: sarcofago romano con diverse figure; frammento di un pluteo bizantino del secolo xi.

Facciata principale. - Anticamente doveva essere coperta di decorazioni musive, ma l'opera rimase incompiuta. Nel centro di essa vi era un grande orologio - di cui rimane l'apertura rotonda - che aveva due guardiani addetti alle sue cure col titolo di Moderatores horologi super domus ecclesiae Aracæli, come si rileva dai brevi papali dal secolo xvi in poi. Sulla porta di mezzo rimangono ancora tracce di affreschi del 1465; su quella di destra: S. Matteo e su quella di sinistra: S. Giovanni, bassorilievi in marmo del secolo xvi.

Facciata laterale. - Sulla porta: lunetta in mosaico del secolo xiii, fattavi mettere nel 1563 dal Mattei. Probabilmente di P. Cavallini.

Campanile. - Fu riedificato nel 1537. Le campane di esso furono fuse in varie epoche: una nel 1566, una nel 1595, una nel 1615 e una nel 1719.

Interno. - A tre navate, divise da 22 colonne di marmo, provenienti da edifici pagani e forse dal vicino tempio di Giove Capitolino. Navata di destra: sepolcro del marchese Gioachino Origo, generale delle truppe pontificie (1865). 1. Cappella. Pavimento policromo: affreschi delle pareti e dell'altar maggiore del Pinturicchio che vi raffigurò i fatti della vita di Bernardino da Siena. Sulla parete a sinistra: il Santo che fa far la pace ai Baglioni e ai Bufalini, cui questa cappella apparteneva in origine. Nella volta: affreschi della scuola del Perugino e più probabilmente di Francesco da Città di Castello, suo discepolo. - Sepolcro di Carolina Pezzi (1806). - 2. Cappella: La Pietà di Marco de Pino senese. Sepolcri di Tuccia Colonna (1500) e di Paolo Mattei (1590). - Per terra, di fuori: pietre tombali del secolo xv, tra le altre quella di Pietro Della Valle, viaggiatore e di un abate le cui iscrizioni sono quasi del tutto cancellate. - Statua monumentale di Gregorio XIII (1572 - 85, Buoncompagni), opera dell'Olivieri e che era nell'aula capitolina da dove fu rimossa nel 1872 per iniziativa del sindaco Pietro Venturi. - 3. Cappella: S. Gerolamo, pittura a olio su lavagna di Giovanni de Vecchi. Sotto: Fatti della vita del Santo dello stesso. Sepolcri di Mario Delfini (1584) e di Gentile Delfini (1559). - Nel pilastro sopra il confessionale: sepolcro di Michele Corniact, nobile polacco (1594). - 4. Cappella: pavimento cosmatesco. È consacrata al Crocifisso. - 5. Cappella. Fu edificata coi disegni di Tommaso Mattei nel 1564.

Le pitture che l'adornano e il quadro dell'altare sono di Gerolamo Muziano, ma furono restaurati o quasi rifatti da Bonaventura Giovannelli - 6. Cappella. Fu restaurata nel 1682. Le pitture della volta sono di Marcantonio Napoletano; gli stucchi del Cavallini. La scultura dell'altare rappresentante S. Pietro d'Alcantara, è di Michele Maille borgognone; i due angeli laterali sono dello stesso. - 7. Cappella. Nel secolo xv apparteneva alla famiglia Cenci, ma nel 1597 l'ottennero i frati che la fecero restaurare e la dedicarono a S. Diego. Sull'altare: quadro di Giovanni de' Vecchi. Ai lati: Storie di S. Diego di Vespasiano Strada. - Sul pilastro esterno: sepolcro di Michele Antonio marchese di Saluzzo, generale di Francesco I, morto per una cannonata alla presa di Aversa nel 1529, mentre veniva in soccorso di Roma assediata dal Connestabile di Borbone. Il busto fu scolpito nel 1575 da Giov. Battista Dosio. - Vestibolo che conduce alla porta laterale: sepolcri di Giuliano Valentini (1615); di Antonio Fabi (1613); di Sertorio Teofili secolo XVII); di Cesare Valentini, protonotario di Sisto V (1585 - 90) e di Pietro de' Vicentini (1504). Quest'ultimo di Andrea Sansovino. - 8. Cappella. Anticamente appartenne ai Capodiferro, poi fu dei Grimaldi, dei Buti e dei Ceva. Sull'altare: quadro di Vincenzo Vittoria. Sulle pareti: ornati dello Stanghellini e stucchi del Cavallini. Le Storie di S. Pasquale Baylon furono dipinte a fresco da Daniele Soiter. Sepolcri della famiglia Buti: Pietro (1665), Gerolamo (1717), Lorenzo (1727), Pier Sante (1655). Per terra: una pietra tombale corrosa del secolo xv. Nel pilastro di faccia: sepolcro di Alessandro Camerini (1612).

Crocera. - 1. Cappella dei Savelli. Verso la metà del secolo xiii Luca Savelli restaurò ed ingrandi la navata di crocera per fabbricarvi una cappella funebre a sè ed ai suoi. La sua tomba è a sinistra ed è composta da un antico sarcofago pagano, su cui i Cosmati aggiunsero decorazioni architettoniche. In seguito vi furono sepolti altri membri della famiglia, fra i quali si

Sepolcro dei Savelli nella chiesa di S. Maria in Aracœli.

Sepolcro dei Savelli nella chiesa di S. Maria in Aracœli.


ricordano Antonio Savelli, Mabilia che fu moglie di Agapito Colonna, un altro Luca e Paldolfo con la figlia (1306). Di faccia: sepolcro di Vanna Aldobrandeschi - Savelli, moglie del primo Luca e madre di Onorio IV morto nel 1288. Su questo sarcofago vi è la statua del pontefice - opera dei Cosmati - che fu tolta dal sepolcro esistente in S. Pietro e sotto Paolo III (1534 - 49, Farnese), quivi trasportata senza tener conto delle altre decorazioni del monumento. Le colonne e il baldacchino sono però moderni. Sull'altare di questa cappella: S. Francesco svenuto e confortato da un Angelo di Francesco Trevisani. - 2. Cappella. Dedicata a S. Rosa da Viterbo, eretta con architettura dello Stanghellini e restaurata nel 1882 con le elemosine dei fedeli. Il quadro dell'altare è di Pasquale de Rossi. Dietro questo quadro esiste un mosaico che rappresenta La Vergine fra alcuni santi con la figura del donatore, Giovanni Capocci, senatore di Roma nel 1254. - 3. Cappella (nell'interno della precedente). È dedicata a S. Michele Arcangelo e fu eretta con architettura di Antonio Gherardi. Le pitture dell'altare e ai lati della volta sono di questo Gherardi. La Concezione e i quattro tondi nell'alto della volta sono di Giuseppe Ghezzi. - 4. Altare di S. Carlo, eretto sui primi anni del secolo xvii con architettura di Antonio Pietra. Altar maggiore: fu restaurato nel 1723 e anticamente aveva La Madonna di Foligno di Raffaele, ora nella Pinacoteca Vaticana. La Madonna che vi si venera attualmente è una antica immagine bizantina che ai tempi di S. Gregorio Magno venne portata processionalmente a traverso le strade di Roma per ottenere la liberazione della peste.

Coro. - Fu edificato verso la metà del secolo xvi e in questa occasione vennero distrutti i musaici di Pietro Cavallini che ornavano l'antica abside. Gli affreschi della volta sono di Nicola Trombetta. Il quadro di S. Francesco è di Odoardo Vicinelli; quello del Beato Giovanni de Pardo è di Francesco Bertasi. Sulla parete di sinistra, in alto: sepolcro del vescovo Giovanni Battista Savelli, scolpito da Andrea Bregno nel 1498. - 5. Altare di S. Giuseppe, edificato da Giulia Arrigoni con architettura di Giuseppe Petra. - 6. Cappella. Fu edificata nel secolo xiv da Tommaso Orsini, in onore di S. Gregorio e nel secolo xvii fu rifatta a spese di Paolina Maffei. Sull'altare: La Madonna fra S. Gregorio e S. Francesco di Giacomo Semenza. Alle pareti: monumenti funebri del cardinale Jacopo de' Cavalieri (1637), di Federico de' Cavalieri (1637), di Clelia Senesi de' Cavalieri (1663), di Emilio de' Cavalieri marchese dell'impero sotto Urbano VIII e Innocenzo X, e di Giovan Battista de' Cavalieri, quest'ultimo scolpito nel 1507 da Luigi Capponi da Milano. Per terra: Brigida de' Cavalieri secolo xvi) di Francesco (1510), e un'altra illeggibile anch'essa del secolo xvi. - Monumenti funebri di Francesco Maredo (1691) e di Flaminio Cappelletti (1504). - Sepolcro del cardinale Matteo d'Acquasparta. Questo sarcofago senza nome, appartiene all'illustre francescano di cui Dante dice nel XII canto del Paradiso

Ma non fia dal Casal nè d'Acquasparta
Là onde vengon tali alla scrittura
Ch'una la fugge e l'altra la coarta.

La sepoltura è opera di Giovanni Cosmati e rimonta all'anno 1302; l'affresco della lunetta è di un anonimo giottesco di quell'epoca. Sepolcro di Alessandro Crivelli (1571). Statua di Leone X (Medici) scolpita da Domenico Lamia, detto il «Bologna», nel 1522. Nel centro della crocera: Tempietto di Santa Elena. Secondo la leggenda cui ho accennato, parlando dell'origine della chiesa, questo tempietto sarebbe l'antica Ara primogeniti Dei eretta da Angusto. Ma l'altare non risale oltre il secolo xi, come si potè giudicare dal paliotto bizantino che era sotto le incrostazioni più moderne. Nel 1602 il tempietto fu riedificato da monsignor Centelles, poi lasciato incompiuto e finalmente atterrato e rifatto di nuovo nel 1798 con architettura di Pietro Holl. La mensa dell'altare è formata da una antica urna di porfido ove riposano i corpi di Sant'Elena, di S. Abondio e di S. Abondanzio. Amboni. I due amboni a destra e a sinistra dei pilastri che separano le navate dalla crocera, facevano parte del coro primitivo che fu distrutto quando s'ingrandì la chiesa dopo la vittoria di Lepanto. Essi furono eseguiti da Lorenzo Cosmati - capostipite della famiglia - e da suo figlio Giacomo I negli ultimi anni del secolo xii e nei primi del xiii. Sopra quello di destra: piccolo affresco che rappresenta la processione dell'immagine della Madonna, sotto Gregorio Magno, per salvar Roma dalla pestilenza, lavoro di Giovanni de' Vecchi. Sopra quello di sinistra: pietra tombale di Caterina regina di Bosnia, moglie di Tommaso Joblonsky, morta nel 1478.

Navata Centrale. - Sulla terza colonna a sinistra: iscrizione romana, A Cubiculo Augustarum, da cui derivò forse la leggenda dell'altare al figlio d'Iddio. Sopra la porta: due grandi lapidi, con bassorilievi e decorazioni in iscultura, una al generale Carlo Barberini, l'altro a suo zio Urbano VIII, scolpite dal Semini. A destra della porta: monumento funebre al cardinale d'Albret (Lebretto), scolpito da Andrea Bregno nel 1485 - Pietra tombale dell'arcidiacono Crivelli, opera firmata del Donatello ed eseguita nel 1452. Anticamente era per terra,

Andrea Bregno: Sepolcro del cardinale d'Albret

Andrea Bregno: Sepolcro del cardinale d'Albret


nella navata a sinistra, ma fu tolta nel 1881 e posta qui per conservarla meglio - A sinistra della porta: sepolcro di Giulio da Castrovetere (1588). Pietra tombale di Pietro Allio di Allis. (1312) - Sepolcro di Ludovico Grato Margani (1520), opera uscita dalla scuola di Andrea Sansovino, che probabilmente scolpì la figura del Cristo. Sepolcro di Matteo Gherardi (1582). Il busto di questo sepolcro non esiste più. - Nella navata: 1º Altare a destra: fu eretto con architettura di Gerolamo Fabi ed è dedicato a S. Giacomo. - 1º Altare a sinistra: fu eretto dallo stesso Fabi e vi si venera una immagine della madonna che era anticamente dipinta sopra una delle colonne. - 2. Altare: è dedicato a S. Giovanni da Capistrano. - Sulle pareti: tondi contenenti immagini di Santi Francescani dipinti a fresco da Frate Umile da Foligno. Fra le finestre: affreschi che rappresentano scene della Vita della Vergine, David e Isaia, dell'Odazi, del Passeri e di Fra Umile. Il pavimento di questa navata è formato da antiche lastre di marmo e da avanzi di formelle cosmatesche, residuo del primitivo pavimento di Lorenzo e Giacomo Cosmati. Vi è anche una pietra tombale di vescovo del secolo xv, quasi del tutto cancellata.


Navata di sinistra. - la Cappella. È dedicata alla Concezione. Le pitture che l'adornano sono di Nicola Trombetta. - 2ª Cappella. È la cappella dove nell'ottavario di Natale si fa il presepe, col bambino adorno di fasce preziose e con vari personaggi fra i quali Augusto e la Sibilla. Nella volta: II Padre eterno del Sermoneta. - In terra: quattro pietre tombali, mezze corrose, fra cui tre di vescovi del secolo xv. Statua di Paolo III (Farnese) scolpita nel 1563, e come l'altra di faccia fatta qui trasportare nel 1876 dal vicino palazzo dei Conservatori. - 3ª Cappella. È dedicata a S. Antonio. Nella volta: affresco di Niccolò Trombetta da Pesaro. Le altre pitture furono eseguite dagli scolari del Muziano su disegni del maestro, meno quella della lunetta che la dipinse egli stesso. Alle pareti: monumento di Gasparo Paluzzi (1624) e di Antonio Albertoni Patrizi (1509). Ai due lati dell'altare, busti di casa Paluzzi del 1595 e del 1652. Di fuori, per terra, tre pietre tombali illeggibili, fra cui una muliebre del secolo xv. - 4ª Cappella. Appartiene ai Cesarini ed è dedicata a S. Anna. Alle pareti: sepolcri di Don Lorenzo Sforza Cesarini (1850) e di Vincenza e Fortunata Lanci (1854). - 5ª Cappella: S. Paolo di Gerolamo Muziano. Affreschi nella volta e sulle pareti del Roncalli. Sepolcro di Filippo Della Valle con una statua giacente della scuola di Luigi Capponi - Sui pilastri esterni: sepolcri di Alessandro del Bufalo (1849), di Luisa del Bufalo (1848) e di Anna Luisa Montoya, figlia del legato del Messico, morta nel 1856. - Per terra: pietre tombali del secolo xv, ridotte quasi illeggibili, una è muliebre, una è di Johannes de Te... - 6ª Cappella. Appartiene agli Orsini e fu edificata nel 1582 con architettura di Onorio Longhi. Sull'altare: copia di un quadro del Muziano che è in S. Maria della Vallicella. Ai lati: affreschi di Nicolò Trombetta. Sepolcri di Vittoria Orsini o di Camillo Orsini suo sposo (1553), ambedue di Onorio Longhi il vecchio. Fuori, per terra: pietra tombale di donna del secolo xv, corrosa e illeggibile. - 7ª Cappella. Fu costruita nel secolo xvii con architettura del Rainaldi. Sull'altare: S. Michele Arcangelo di ignoto. Sepolcro di Settimia Maffei (1822), opera del Laboureur - cenotafio di Barbara Clarelli Marini (1876). Fuori, per terra: tre pietre tombali corrose, tra cui una muliebre, del secolo xv. - 8ª Cappella. Pavimento policromo. Fu restaurata nel 1729 dal cardinale Corradini. Il quadro dell'altare è di Pietro Barbieri; i laterali di Marco Benefiale. - 9ª Cappella. Fu riedificata nei primi anni del secolo xvii con architettura di Onorio Longhi. Gli affreschi della volta e le storie della Madonna ai lati sono di Marzio Colantonio. Le decorazioni grottesche di Colantonio suo padre. Sull'altare: Nostra Donna di Loreto di Marzio Ganassini. - Fuori, per terra: pietra tombale di Pietro di Lante, che fu tre volte senatore di Roma e morì nel 1403. Sull'ultimo pilastro: sepolcro di Giuseppe Butironi e Teresa Gualdi scolpito nel 1866 da Saverio Bianchi.

Sacrestia. - Sulla porta: La Trasfigurazione di Gerolamo Sicciolante detto il Sermoneta.

S. MARIA DELL'ARCHETTO.

In via S. Marcello. È una piccola cappella, in fondo a un vicoletto cieco, dove si venera un'antica immagine della Madonna. Di origine antichissima, fu riedificata dalle fondamenta nel 1851 a spese del marchese Muti Papazzurri e del conte Savorelli. Architetto della nuova chiesina e delle decorazioni interne fu il Vespignani.

S. MARIA DELL'ARCO OSCURO.

Sulla via Flaminia a destra, in fondo alla via omonima, e accanto alla Villa di papa Giulio. È una piccola cappella che fu edificata nel 1579 a spese di Giovanni Antombelli, chiavaro, per comodità di quelle popolazioni sparse fuori la porta del Popolo. Era custodita da un eremita, che abitava in una celletta scavata nel calcare del colle, di faccia all'ingresso della chiesa. Ma nella seconda metà del secolo xix, essendo in quel luogo avvenute diverse grassazioni, di cui, secondo la tradizione popolare, si sarebbe reso complice l'eremita, questi fu abolito e il suo eremo chiuso. La cappella è a un solo altare e non contiene opere d'arte.

S. MARIA DELL'ASSUNZIONE.

In piazza Nicosia, nel Collegio Nazionale. È una cappella che apparteneva al Collegio Clementino e fu edificata verso la metà del secolo xvii coi disegni del Fontana. Le pitture della cupoletta e le altre dell'altare e delle pareti sono di Ludovico David.

S. MARIA DEL BUON CONSIGLIO.

Sul viale della Regina a sinistra di via Nomentana. È una cappella appartenente al convento delle Orsoline. Fu consacrata dal cardinal vicario nel 1894. Non contiene opere d'arte.

S. MARIA DEL BON VIAGGIO.

Al porto di Ripa Grande. Anticamente si chiamava in Torre per essere vicina a una delle torri che Leone IV, nell'848 fece innalzare sulle due sponde del Tevere, a Porta Portese e ai piedi dell'Aventino, per poter chiudere con catene il corso del fiume e impedire l'accesso della città agli Sciabecchi dei Saraceni. Nel 1578 Gregorio XIII (Boncompagni) la cedette ai chierici della dottrina cristiana. Alessandro VII (1655 - 67, Chigi) la dotò di un reddito di un giulio l'anno che ogni barca approdata al porto di Ripa doveva pagarle in dazio.


Interno. - È a tre altari, con quadri anonimi del secolo xviii. A sinistra: una piccola cappella con una tela, mal conservata e indecifrabile, del secolo xvii.

S. MARIA IN CAMPITELLI.

Nel 1650 per onorare una immagine miracolosa, conservata nel Portico d'Ottavia e alla quale si attribuiva la cessazione della peste in quell'anno, Alessandro VII (Chigi) ordinò l'erezione di questa chiesa che fu detta in Porticu, per l'origine già menzionata e più tardi in Campitelli, dal quartiere ove era sorta. L'architettura è di Carlo Rainaldi a cui si deve anche la facciata.


Interno. - A Croce latina. Il pavimento fu fatto fare a spese di Pio IX nel 1857. A destra: sepolcri di Francesco Nardi (1877) e di Luisa de Bruder Kriegelstein, ungherese (1851). - 1. Cappella. S. Michele Arcangelo di Sebastiano Conca. - 2. S. Anna di Luca Giordano. Gli stucchi della volta sono del Michol e di Francesco Cavallini. I putti che sostengono la corona sono di Lorenzo Ottoni. - 3. S. Nicola da Bari di un anonimo del secolo xvii - Sepolcro del cardinale Pacca, scolpito nel 1863 dal Petrich di Dresda. Altar maggiore. Vi si venera l'antica immagine già ricordata. Le decorazioni in stucco sono di Melchiorre Cefa di Malta. Sull'altare, in alto, un pezzo di alabastro trasparente a forma di croce, che proviene dall'antica chiesa del Portico d'Ottavia. A sinistra, nel piccolo corridoio laterale: sepolcro del protodiacono Bofondi, scolpito da Fabio Altini nel 1867. - 1. Cappella. Fu eretta coi disegni di Sebastiano Cipriani. Sull'altare: di Lorenzo Ottoni. Ai lati: due sepolcri di granito con sopra

Facciata di S. .Malia in Campitelli

Facciata di S. .Malia in Campitelli


due busti della famiglia Altieri, scolpiti da Giuseppe Mazzuoli. Nella volta: affresco del Passeri. - 2. Eretta con architettura di G. B. Contini. Sull'altare: Nascita di S. Giuseppe di Giov. Battista Gaulli, detto il Baciccia. Nella volta: affresco di Giacinto Calandrucci. Due angeli di stucco che sostengono il quadro, di Giuseppe Mazzuoli. - 3. Eretta con architettura di Mattia de' Rossi. Sull'altare: La conversione di San Paolo di Ludovico Gemignani. Nella volta: affresco del Ricciolini. Sull'arcone esterno: due angeli di stucco del Carcano.

SANTA MARIA DI CAMPO MARZIO.

In piazza della Stelletta. È una antica chiesa la cui origino risale forse al secolo vii. Anticamente si componeva di duo oratorii, uno sacro alla Madonna, l'altro a S. Gregorio Nazianzeno. Nel 1564 però, a speso di Caterina Colonna le due cappelle furono unite in una sola chiesa. Nel secolo successivo Giovanni Antonio de' Rossi fu incaricato di ricostruire la chiesa, ed egli le dette l'aspetto attuale. Durante la prima occupazione francese essa fu data, unitamente al contiguo monastero delle Benedettine, all'amministrazione del Lotto, ma al ritorno di Pio VII (1800 - 23, Chiaramonti) lo restituì a quelle monache alle quali appartiene ancora.


Interno (Cominciando da destra). - 1. Altare: Deposizione di un anonimo del secolo xvii. - 2. Sull'altare e ai due lati: Storie di San Giovanni Battista di Pasquale Marini. Altar maggiore: San Gregorio Nazianzeno di Luigi Garzi. Nella volta della tribuna: affresco di Placido Costanzi. - 3. Cappella del Crocefisso. - 4. Il quadro sull'altare e i due laterali sono della scuola del Conca.

S. MARIA DEL CAMPO SANTO.

Dietro l'abside di S. Pietro, accanto alla sacrestia. Fu eretta da Leone IV (844 - 55) in un luogo dove, per esservi un piccolo cimitero creatovi da S. Elena con la terra riportata da Gerusalemme, vi venivano sepolti i pellegrini. È però falso che si chiamasse nei primi tempi S. Salvatore, chiesa, questa, più vicina alla Porta Cavalleggeri. In quel luogo fino dal papa S. Zaccaria (741 - 52) si distribuivano ai poveri grandi elemosine di grani e di vestimenta, istituzione rimasta tradizionale nel medio evo di Roma e che modificata da Eugenio IV (1417 - 31) e regolarizzata da Nicola V (1447 - 55, Colonna) durò fino a tutto il secolo xvii. Questa distribuzione era chiamata per antonomasia l'Elemosina di Campo Santo o nel 1630 - racconta l'Amideno - era così fiorente che accoglieva ogni giorno 13 poveri a pranzo e oltre a duemila nel venerdì e nel lunedì. Nel 1449 fu ceduta ai popoli germanici e fiamminghi che v'istituirono la loro confraternita e vi seppellirono i loro connazionali. Prima, però era appartenuta ai Lombardi. Sotto Pio VI (1775 - 95, Braschi) essendosi costruita la sacrestia dei canonici con architettura di Carlo Marchionni, anche la chiesa di S. Maria del Campo Santo entrò nei nuovi edifici e fu intieramente rifatta.


Interno. - Cappella a destra: di Giacomo von Hase. Vetrate regalate da Francesco Giuseppe nel 1882. Pitture delle pareti eseguite nel 1900 da Gerolamo Robert da Francoforte - Cappella dell'altar maggiore: sui pilastri esterni: sepolcri dello scultore Lorenzo Rues (1690) e di Giorgio Morseli (1710). Sull'altare La deposizione di Polidoro da Caravaggio. Sulle pareti: sei quadri ad olio di Giacomo von Hase. Di fuori, per terra: pietra tombale, quasi del tutto corrosa di Maddalena Salvago piemontese (1556). Cappella a sinistra: La Madonna, tondo di W. Buenstein (1898); sepolcro del conte Roberto Lichnowsky (1889), scolpito da Giuliano Seitz. Nel corpo della chiesa: pitture su tavola di Giacomo von Hase d'Anversa. Queste pitture furono però restaurate e in parte rifatte nel secolo xvii da un anonimo tedesco. L'Epifania tavola attribuita allo Scarsellino di Ferrara. Sepolcro di Giacomo von Hase, scolpito da Francesco Duquesnoy. Per terra, dinnanzi alla porta della sacrestia: pietra tombale di Giovanna Revelp (1474).

Sacrestia. - Sulla parete: pietra tombale di Martino Keller (1527). Sull'altare: l'immacolata Concezione di Luigi Garzi. Nella volta: La Deposizione di anonimo. Nello sportello del confessionale: La Risurrezione, bassorilievo di legno intagliato del secolo xvi. Pietra tombale di Giovanni Meurei di Rewel (1527).

S. MARIA IN CAPPELLA.

Nella via omonima, in Trastevere. Fu edificata - o per meglio dire consacrata - nel 1090 dai vescovi Ultaldo Sabinense e Giovanni Tuscolano durante il pontificato di Urbano II. Si chiamava allora Ad Pinea e la denominazione - in Cappella le venne, secondo l'Armellini, da una iscrizione antica dove è detto QVE . APPELLA . AD . PINEA . La lettura errata di questa iscrizione le valse il titolo che porta anche adesso. Nel secolo xv S. Francesca Romana, che aveva la casa poco lunge, vi edificò un ospedale dei poveri che Innocenzo X (1644 - 1655, Pamphily) incorporò con quello detto dei Poveri di S. Sisto mettendo la chiesuola sotto il patronato dei principi Doria - Pamphily che ancora lo ritengono. Fu restaurata nel 1875 e ridotta allo stato attuale.


Facciata. - Lunetta in falso mosaico, opera moderna che imita, le antiche lunette cosmatesche e che rappresenta la Madonna fra due pini, per ricordare il titolo primitivo.

Interno. - A tre piccole navate divise da tre colonne di granito. Sull'altare a destra: S. Vincenzo di Paola. Sull'altar maggiore: statua dell'Immacolata Concezione. Sull'altare; a sinistra: S. Giuseppe Labre. Opere anonime del secolo xix.

S. MARIA DEL CARMELO.

Nella via delle Tre Cannelle. Fu edificata nel 1605, dalla confraternita del Carmine e nel 1750 l'architetto Angelo Specchi vi aggiunse la facciata. Il quadro dell'altar maggiore è di Gaspare Celio.

S. MARIA DEL CARMINE.

Nel viale del Re, in Trastevere. E un piccolo oratorio abbandonato e che minaccia rovina, d'innanzi alla chiesa di S. Grisogono. Apparteneva alla Congregazione del Sacramento. La facciata è del secolo xvii. Non contiene più opere d'arte.

S. MARIA IN CARINIS.

Nella via del Colosseo. È una cappella nel Conservatorio delle mendicanti ed è incerta la sua origine, come quella del suo titolo. Alcune guide vogliono che derivi da carena, per essere in un luogo basso di Roma come la carena di un vascello; ma l'Armellini suggerisce che Carina fosse il nome di una borgata anteriore alla fondazione di Roma. L'interno non contiene opere d'arte.

S. MARIA DE' CERCHI.

Nella via omonima, addossata ai ruderi del Settizionio. Era un piccolo oratorio, senza nessuna decorazione d'arte, che si trova menzionato nelle antiche guide. Ma verso il 1870 la chiesuola fu abbandonata ed oggi serve di bottega a un fabbro ferraio. Nell'interno si scorgono appena le traccie delle antiche decorazioni a fresco.

S. MARIA DELLA CLEMENZA.

Nel vicolo del Piede, in Trastevere. Fu edificata nel 1600 dalla Compagnia del Sacramento, istituita fin dal 1504, da Giovanni Colli, romano, familiare del cardinale Morone. La facciata è rimasta incompiuta e l'interno non contiene opere d'arte.

S. MARIA DELLA CONCEZIONE.

Presso il convento dei Cappuccini a piazza Barberini. Fu fondata dal cardinale Antonio Barberini, nipote di Urbano VIII nel 1624 e il suddetto pontefice ne pose la prima pietra. L'architetto fu Antonio Casoni, che costruì anche il convento, dove si trasferirono i frati minori da quello di S. Bonaventura dei Lucchesi, troppo ristretto.


Interno. - A destra: sepolcro di Welmina Ciakowsky (1840). Cappelle: 1. S. Michele Arcangelo di Guido Reni (una copia in musaico è nella Basilica Vaticana). - 2. La Trasfigurazione di Marco Baiassi. - 3. S. Francesco del Domenichino (una copia in musaico è in S. Pietro). - 4. La preghiera sul monte Oliveto di Baciccio Carpi: affreschi laterali del Domenichino. - 5. S. Antonio che risuscita un morto di Andrea Sacchi. Monumento di monsignor Corboli (1855)


opera di Antonio Bisetti - Monumento del cardinale Goessner (morto nel 1696), erettogli da un suo pronipote nel 1823 - Altar maggiore: La Concezione, quadro di Gioacchino Bombelli dall'originale del Lanfranco, distrutto da un incendio. A sinistra: Tomba di Caterina Guidotti (1855). - Cappelle: 1. S. Paolo guarito da Anania di Pietro da Cortona. - 2. S. Felice di Verona di Alessandro Turchi detto l'Orbetto. - 3. Il Cristo morto di Andrea Camassei. - 4. La Natività, scuola del Lanfranco. - 5. S. Bonaventura e la Vergine di Andrea Sacchi. Sepolcro di Alessandro Sobiesky, figlio di Giovanni III re di Polonia, opera del Rusconi (1714) - In terra davanti all'altar maggiore: pietra tombale del cardinal Barberini con questa iscrizione: Hic jacet pulvis et cinis et nihil (Qui giace polvere, cenere e niente) - Sopra la porta d'ingresso La navicella di S. Pietro, copia su tela del musaico giottesco di S. Pietro in Vaticano fatta da Francesco Baretta per ordine di Urbano VIII. Questa copia è importante, perchè ci mostra il disegno originale, come era prima del rifacimento, che lo ha snaturato.

Sacrestia. - Ritratto di Frate Elia, tavola del secolo xiv.

Sotterraneo. - È formato dall'antico cimitero dei cappuccini, diviso in tre cappelle, le cui pareti sono decorate con le ossa di 4000 frati, le quali formano un disegno di stile rococò. Ogni sepolcro è riempito con la terra recata da Gerusalemme. Queste bizzarre catacombe sono illuminate nella ricorrenza della festa dei morti.

S. MARIA DELLA CONSOLAZIONE.

Nella piazza omonima. Fu edificata nel 1470 a spese del popolo romano per alcune grazie ricevute da una immagine della Madonna, dipinta sopra un muro del colle capitolino. Le pareti e la facciata esterna furono in questa nuova chiesa dipinte da Antoniazzo Romano. Alessandro VII (1655 - 67 Chigi) la cedette al vicino ospedale e in questa occasione fu riedificata con architettura di Martino Longhi il giovane. La facciata però vi fu aggiunta, sul principio del secolo xix da Pasquale Belli col denaro lasciato per testamento dal cardinale Consalvi.


Interno. - A destra: 1. Cappella: quadro dell'altare e storie sulle pareti di Taddeo Zuccari. - 2. Maria Vergine di Livio Agresti. Sepolcri di Lucrezia Pierleoni (1582) e di Andrea Pellucchio (1575). - 3. Questa cappella fu edificata sui disegni di Antonio Ferreri. Le pitture della volta, delle pareti, dei pilastri e il quadro sull'altare, sono di Cesare Baglioni. Altar maggiore: immagine antica, della Madonna del Campidoglio. Ai lati La Natività e L'Assunzione della Madonna del Roncalli. A sinistra: 1. Cappella: bassorilievo di Raffaele da Montelupo. Sepolcro di Sigismondo Bondoli avvocato concistoriale (secolo xvi). - 2. L'Assunta di Francesco Nappi - Gli affreschi delle pareti sono dello stesso. - 3. S. Andrea e quadri laterali di Marzio Colantoni. - 4. Storie della Vergine di Antonio Pomaranci. In terra, dopo il primo pilastro: pietra tombale, con fregi decorativi del 1581.

Sacrestia. - Altare marmoreo di Luigi Capponi da Milano. Il bassorilievo della Crocifissione, dello stesso autore, si trova attualmente in una corsia dell'ospedale.

S. MARIA IN COSMEDIN.

Secondo gli ultimi studi, fatti nel recente restauro, questa basilica si comporrebbe di tre edifici distinti e sovrapposti in epoche diverse. Il primo, e perciò il più antico, sarebbe stato un tempio a Cerere Libera e Libero di cui rimangono a tracce visibili nel sotterraneo che è opus quadratum di tufo rosso. A questo si sovrappose più tardi, o meglio si adattò, un grande edificio imperiale, una delle statio annonae, distribuite nei vari quartieri della città. E di una tale costruzione rimangono ancora al posto loro le colonne scanalate e gli archetti decorati di buoni stucchi del secolo iv. A cementare questa ipotesi fu rinvenuta, negli scavi del 1715 una base votiva al Divo Costantino Crepejo, prefetto dell'annona. Finalmente sugl'inizi del secolo vi, caduta in rovina la costruzione pagana si pensò di costituirvi accanto una anche perchè la chiesa simbolicamente aveva stabilito di creare le ovunque vi fosse una horrea publica, quasi per dar loro significato di nutrimento divino e per aiutare più facilmente i poveri della regione. Finalmente Adriano I nel 772, fatto distruggere il tempio pagano e l'edificio romano con grande spesa e grande impiego di braccia, col ferro e col fuoco - i lavori durarono più di un anno - ridusse il terreno intorno a una grande piattaforma su cui venne edificata la nuova chiesa. In quell'epoca i quartieri vicini al Tevere erano popolati di greci, scampati da Costantinopoli per le persecuzioni iconoclaste: il pontefice dette ai Greci la chiesa che fu allora chiamata in Schola Graeca da taluni e da altri in Cosmedin (secondo un appellativo che si ritrova nelle chiese ravennati e comune a quei popoli e a quei tempi, dal greco Κοϭμάω adornare) per la grande quantità di abbellimenti coi quali il pontefice l'aveva arricchita. In questa costruzione vi furono fatti i matronei, comuni alle chiese orientali, e le tre absidi che tuttora vi rimangono. Un secondo restauro l'ordinò Nicolò I (858). Nel secolo xi altri lavori vi furono eseguiti, di cui rimangono tracce nelle pitture murali e nella mostra marmorea della porta maggiore firmata Johannes de Venetia. Nel 1118, essendovi stato eletto papa Gelasio II (Gaetani) questi pensò di arricchirla con nuovi abbellimenti, che furono interrotti dalla sua morte ma proseguiti con amore da Alfano, camerlengo di Calisto II suo successore immediato. In questo restauro importantissimo, vennero chiusi i matronei, spostate le colonne, ricostruito il portico, elevato il campanile, adornate di nuove pitture le pareti, e messi in opera i lavori dei marmorarii Romani. Nel 1435 Eugenio IV (Condolmieri) donò la chiesa ai Benedettini. Nel 1513 Leone X (Medici) la tolse loro per costituirla in collegiata, finchè nel 1570 S. Pio V la trasformò in parrocchia. Nel 1715 Clemente XI. (Albani) abbassò il livello della piazza circostante fino al piano della basilica rimasta così interrata che per l'umidità risultante era difficile officiarvi tanto che esiste un certificato medico dell'epoca di Alessandro VII (1655, Chigi) col quale i canonici domandavano al papa di essere esentati da funzioni troppo lunghe in quella chiesa. Nel 1718 il cardinale Albani la decorò della nuova facciata che fu disegnata da Giuseppe Sardi il quale credè bene di aggiungere un orologio

Facciata di S. Maria in Cosmedin

Facciata di S. Maria in Cosmedin


al campanile. Nel 1758, il cardinale De Lanceis ricostruì il presbiterio modificando l'antica Schola Cantorum e manomettendo gli amboni cosmateschi. Nel 1893 la Società d cultori e amatori di architettura, propose al cardinal De Ruggero, titolare di S. M. in Cosmedin e al Ministero della pubblica istruzione, un completo ripristinamento della chiesa, proposta che fu accettata dandosene incarico a una commissione di architetti composta, dei seguenti artisti: Bazzani, Boggio, Busiri, Caroselli, Ciavarri, Cozza, D'Amico, Kanzler, D'Avanzo, Mazzetti, Ojetti, Palombi, Passerini, Pistrucci, Retrosi, Stevenson, Tognetti, Zampi, e sotto la presidenza di G. B. Giovenale che divenne il direttore dei lavori compiuti nel 1899.


Portico. - A destra della porta centrale: sepolcro di Alfano, camerlengo di Pasquale II e restauratore della chiesa (1123). Di fronte alla porta: due mascelle di balena, trovate sulle sponde tirrene, e appese come nel portico della chiesa. A sinistra: grande ruota marmorea a figura umana detta bocca della verità. Vuole la tradizione che nel medioevo si usasse giurare ponendo la mano destra nella bocca di quel volto smisurato, la quale bocca si sarebbe chiusa se il giuratore avesse asserito il falso. Questa tradizione, è ancora viva nel popolo ai nostri giorni. Ma sembra in verità che rimonti a una più antica origine. Il volto, sarebbe stato un antico puteale che conservava le acque sacre a Mercurio sulle quali venivano i mercanti del vicino Foro Boario a purgarsi dei loro spergiuri con una formula che ci è conservata da Ovidio:

Ablue praeteriti perjuria temporis, inquit:
Ablue praeterita perfida cerba die.

(Egli disse: Cancella gli spergiuri del tempo passato, cancella le cattive parole pronunciate durante il giorno).


Questo puteale fu quivi trasportato, dalla parete esterna dove si trovava, nel 1632 dal canonico Placidi.


Interno. - A tre absidi e tre navi divise da dodici colonne di granito adorne di capitelli tolti dall'antico tempio romano, meno quello della quinta colonna a sinistra che è bizantino del vi secolo. È, del resto, il primo esempio di basilica a tre absidi che si conti nella storia dell'architettura italiana. Nelle pareti, in alto, traccie di affreschi del secolo xi, che adornavano in origine tutta la chiesa. Altar maggiore: tabernacolo di Adeodato, quarto figlio del vecchio Cosma, come risulta dall'iscrizione DEODAT' ME FEC. (Circa l'anno 1294). Pergola marmorea in cui sono due plutei bizantini del secolo ix, adoperati più tardi dai marmorarii nel restauro di Pasquale II: uno adorno di pavoni, l'altro di gigli e d'intrecciature mistilinee. Ambone e pavimento del secolo xii: il cero pasquale fu aggiunto posteriormente. Nella base di esso vi è questo distico:

Vir probus et doctus Paschalis rite vocatus
Summo cum studio condidit hum cereum

(L'uomo probo e dotto, chiamato a buon conto Pasquale, con grande studio eseguì questo cero).


Però il solo leone è di Pasquale, il cero fu donato dal canonico Crescimbeni nel 1716, in sostituzione dell'antico che dicono trasportato a Firenze. A sinistra: Cappella del fonte battesimale, edificata nel 1727 dal cardinale Albani e dipinta dal Triga. L'urna di marmo, coi simboli

Interno in S. Maria in Cosmedin

Interno in S. Maria in Cosmedin


bacchici, apparteneva probabilmente al tempio primitivo di Cerere e Libero - Cappella del SS. Sacramento edificata nell'ultimo restauro per mettervi l'altare che si trovava nella abside di destra. Absidi: pitture di Caroselli e Palombi (1899) imitate dagli antichi affreschi di S. Clemente. Nell'abside a destra: tracce delle pitture murali del secolo xi - I confessionali furono eseguiti da Schiavetti e Bartoli, i lavori in marmo della nuova pergola dai fratelli Pascetti e Antonio Miagoli. Le tre colonne scanalate che sostengono la cantoria, appartengono alla statio annona. Visitare in una sala al primo piano, i frammenti appartenenti ai vari secoli dei restauri e le iscrizioni trasportate quivi dal portico, fra le quali una in distici del secolo xvi per ricordare un fanciullo annegato mentre traversava il Tevere a nuoto.


Sacrestia. - Mosaico della Vergine col bambino, eseguito nell'anno 705. Questo mosaico proviene dall'antica cappella di Giovanni VII in S. Pietro, che fu distratta nel 1632. Fu in quell'occasione che uno degli antichi mosaici che ne adornavano le pareti fu trasportato quivi. Il quadro dell'altare è del Maniardi, i laterali di Giuseppe Chiari genovese.

S. MARIA IN DOMNICA.

Sul monte Celio. Viene detta anche della Navicella da una piccola nave di marmo che è sopra un pilastro di faccia al portico. Questa navicella è la copia che Leone X (1513, Medici) vi fece mettere di una più antica che ivi esisteva mezzo ruinata. Non si conosce esattamente

Navicella di S. Maria in Domnica

Navicella di S. Maria in Domnica


l'origine di quella nave: il Saverano dice che essa vi fu posta dal Capitolo Vaticano in segno di sovranità, il Martinelli, invece, vede in lei un semplice ex voto. La chiesa fu costruita nei primi tempi del cristianesimo, già che nel Libro Pontificale, parlandosi di Pasquale I si trova con l'indicazione olim costructam, costruita in altra epoca. È stata la prima diaconia di Roma e da questo le deriva il titolo di in domnica, corruzione del dominicus diaconale. Nell'817 Pasquale I la fece riedificare dalle fondamenta e nel 1500 fu rifatta nuovamente dal cardinale Giuliano de' Medici, che fu poi Leone X. L'architetto di questa riedificazione è ignoto, dovendosi escludere che sia stato Raffaello, come vogliono alcuni o il Bramante o il Buonarroti come vogliono altri. Nel 1734 Clemente XII (Orsini) cedette la chiesa ai monaci Melchiti, che ancora la posseggono. Nel 1820 Pio VII (Chiaramonti) la fece restaurare intieramente, essendone titolare il cardinale Riario Sforza. La chiesa è sempre chiusa, meno la seconda domenica di Quaresima. Per visitarla bisogna suonare alla porticina di destra.


Interno. - È a tre navate sorrette da 18 colonne di granito grigio. Il palco di legno intagliato nella navata centrale, fu fatto fare nel 1566 dal cardinale Ferdinando de' Medici in memoria di Leone X. Il fregio monocromo, intorno alle pareti sopra gli archi, fu dipinto da Pierin del Vaga sui disegni di Giulio Romano. Nell'abside si conserva il musaico di Pasquale I (817 - 24) rappresentante la Vergine fra gli angeli, mentre il suddetto pontefice le s'inginocchia d'innanzi in atto di baciarle il piede. Intorno a questo musaico sono scritti i versi seguenti:

Ista domus pridem fuit confracta ruinis
  Nunc rutilat jugiter variis decorata metallis
Et deus ecce suus splendet ceu Phoebus in orbe
   Qui post fulva fugans tetrae velamina noctis
Virgo Maria tibi Paschalis praesul honestus
  Condidit hanc aulam laetus per saecla manendam

(Questo edificio, che fu già un ammasso di sconquassate ruine, ora scintilla continuamente decorato di variopinti metalli. Ed ecco che il suo Dio splende come Febo nell'orbe, dopo di aver disperso i foschi velami della tetra notte. L'onesto presule Pasquale edificò quest'aula in tuo onore, o Vergine Maria, lieto che oramai rimanga nei secoli).


Sotto il mosaico, nelle pareti della tribuna, affreschi di Lazzaro Baldi. Per terra: avanzi dell'antico pavimento cosmatesco.

S. MARIA EGIZIACA.

Vicino alla Bocca della Verità. Questa chiesa fu adattata in un antico tempio romano detto della Fortuna Virile, tempio che eretto da Servio venne distrutto da un incendio e ricostruito dai triumviri. È uno dei pochi edifici che sfuggirono ai restauri dell'epoca imperiale, così che rimane come esemplare architettonico dell'epoca repubblicana. Il tempio è di ordine ionico, basato sopra un alto podium. Nell'atrio è un fregio di foglie e di teste di leone che lo circonda dai quattro lati. Nell'anno 872 fu dedicato alla vergine da un suo divoto chiamato Stefano. Nel secolo xvi San Pio V (1566 - 72, Ghisleri) la concedette agli Armeni per compensarli della distruzione di un'altra chiesa che Pio IV (Medici di Milano) aveva ceduta nel 1560 a Saphar Abagaro ambasciatore del re d'Armenia. Gregorio XIII (1572 - 85, Buoncompagni) provvide di una rendita perpetua i preti che vi abitavano. Clemente XI (1700 - 21, Albani) restaurò ed adornò la chiesa e lo spedale ivi annesso. Nel 1900 l'edificio ove altra volta era l'ospedale fu nuovamente restaurato. Interno. - Conserva la forma della cella primitiva a cui è stato aggiunto lo spazio del peristilio appositamente murato. Sull'altare il quadro di S. Maria Egiziaca è di Federico Zuccheri. Ai due lati: sepolcro del cardinale Giuseppe Oregio (1669) a destra, e quello del cardinale Nicola Oregio (1672) a sinistra. Iscrizione antica, restaurata dal cardinale Santoro,

Hoc dudum fuerat fanum per tempora prisca
   Constructum Phebo mortiferoque Jovi.

(Questo già fu un tempio, nei secoli antichi, eretto in onor di Febo o del mortifero Giove).


A sinistra: modello del sepolcro di Gesù a Gerusalemme con una iscrizione bilingue, latina ed armena, che spiega essere quella vera forma sepulchri.

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Data: 1903 (edited 29 maggio 2005)  Autore: DIEGO ANGELI (edited Paolo Badalì).