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Al Foro Romano. Intorno a questa chiesa è nata una fortissima disputa archeologica, che gli ultimi scavi del Foro Romano hanno risoluta definitivamente. Alcuni, con alla testa monsignor Duchêne, volevano che questa chiesa - chiamata nei primi tempi Santa Maria Nova - fosse tutta una cosa con la Santa Maria Antiqua, prima chiesa edificata sulle rovine del Foro; altri, con alla testa il padre Grisar, separavano le due chiese e attribuivano il titolo di Antiqua alla cappella di Santa Maria Liberatrice, oggi distrutta. Nei recenti scavi questi ultimi hanno avuto ragione perchè demolendosi la chiesuola delle Oblate, fu rinvenuta l'antica basilica palatina, adorna di ricche pitture (v. S. Maria Antiqua) degne in tutto della chiesa edificata come espiazione nel centro della paganità. La chiesa di Santa Francesca Romana fu edificata a quanto pare da S. Silvestro Papa (314) nel luogo ove era avvenuta la caduta di Simon mago. Nel 705 venne restaurata. Nell'850 San Leone IV la intitolò alla Madonna e fu allora che prese il titolo di Santa Maria Nova. Verso l'860 S. Nicola I la riedificò dalle fondamenta adornandola di pitture. Nel 1216 essendo stata distrutta da un incendio fu riedificata da Onorio III (Savelli) ed è in questo restauro che vi fu aggiunto il campanile adorno di formelle policrome di marmo. Nel 1615 i monaci Olivetani che abitavano il vicino convento la fecero restaurare e vi aggiunsero la facciata e il portichetto sui disegni di Carlo Maderna.
Interno. - È a una sola navata; il pavimento risale al restauro del 1216, il soffitto fu fatto fare nel 1615. A destra: 1. Cappella: del crocifisso. - 2. Il miracolo di San Benedetto del Soubleyras. - 3. La Madonna e S. Anna di un anonimo del secolo xvii. - 4. Dedicata a S. Francesco e decorata coi disegni di Francesco Ferrari. Altar maggiore, a destra: sepolcro di Gregorio XI (Roger) il quale ricondusse la sede pontificia a Roma dove morì nel 1378. Il sepolcro gli fu eretto nel 1574 a spese del popolo romano e ne fu autore Paolo Olivieri. Per terra: pietra tombale di Alamanno degli Adimari (1412). Gli affreschi sulle pareti dalle due parti dell'arco sono del Canini. I musaici dell'abside appartengono al secolo xii e più propriamente al 1161, anno in cui Alessandro III fece restaurare la chiesa. La madonna sull'altar maggiore fu portata nel 1100 da Angelo Frangipane al suo ritorno dalle crociate, dalla città di Troja dove l'aveva trovata. Ai due lati dell'abside, due angeli marmorei del secolo xvii. A sinistra: tabernacolo della scuola di Mino da Fiesole. Sulla porta della sacrestia: Paolo III e Reginaldo Polo, attribuito a Pierin del Vaga. Confessione: gruppo di marmo rappresentante S. Francesca con un angelo del Meli. Sotterraneo: tomba di S. Francesca il cui corpo è visibile dentro un'urna di bronzo dorato. Questa tomba era una volta adorna di un gruppo in bronzo del Bernini, che fu tolto di là e fuso all'epoca dell'invasione napoleonica. A sinistra: 1. Cappella: La Madonna fra due santi di Sinibaldo Ibi, scolaro del Perugino, quadro datato dal 1524. - 2. S. Gregorio di un anonimo del secolo xviii. - 3. S. Emidio di Piero Tedeschi. - 4. S. Bernardo Tolomei del padre Pozzi.
Sacrestia. - Sulla parete di destra, fra diverse tele del secolo xviii, La Madonna fra S. Benedetto e S. Chiara, probabilmente di Sinibaldo Ibi - Busto marmoreo di Clemente XII (1740-58, Rezzonico).
Vestiboletto (porta laterale nella parete di sinistra). - Sepolcro del cardinale Vulcanio (l322) - Monumento equestre di Antonio Rido, comandante di Castel S. Angelo sotto Eugenio IV (Condulmieri) e capitano dell'esercito di Nicolò V (Parentucelli), morto nel 1475.
In via Cavour accanto all'Istituto tecnico. Fu fondata nel 1623 da don Giovanni Pizzulli prete calabrese, che donò una sua casa a questo scopo. Nel 1760 fu restaurata e ingrandita a spese della principessa Pamphily, dall'architetto Gian Pietro Morandi.
Interno. - A destra: 1. Cappella: S. Famiglia di Filippo Luzi, affreschi della volta di Onofrio Avellino. - 2. S. Francesco di Paola e la Madonna di Giuseppe Chiari. 3. Francesco di Sales di Antonio Grecolini. Sepolcro di monsignore Lazzaro Pallavicino, erettogli da Benedetto XIV (1740, Lambertini) per onorare la sua modestia che gli fece rifiutare la porpora cardinalizia. A sinistra: 1. Quadro dell'altare: Il Beato Gaspare e altri quadri laterali di Stefano Pozzi. - 3. S. Nicola dei Lombardi, sull'altare, la Natività e L'adorazione dei Magi ai lati, di Stefano Pozzi. S. Michele Arcangelo sull'altare, di Stefano Perugini: pitture laterali di Giacomo Triga. Sepolcro di D. Giovanni Pizzulli (1646) fondatore della chiesa.
Sacrestia. - Affresco della volta, del Sassoferrato; lunette, con i fatti di San Francesco di Pietro Argenvilliers, Agostino Masucci e Filippo Luzi.
In Trastevere. Fin dal secolo xii esisteva nell'area di questa chiesa un ospizio benedettino dove nel 1219 fu ricevuto S. Francesco d'Assisi. Nel 1229 Gregorio IX (Conti) lo cedette al Santo riformatore per sè e per i suoi frati e questi nel 1231 riedificò la chiesa - che allora si chiamava S. Biagio de Hospitale - con le elemosine del conte Rodolfo dell'Anguillara, patrizio trasteverino. Fu questo dunque il luogo dove per la prima volta si riunirono in Roma i frati Francescani. Nel secolo xvi Lelio da Brescia e Alessandro Vipereschi vi fecero fare il coro a loro spese e verso la meta del secolo successivo il cardinale Pallavicini incaricò l'architetto, Mattia de Rossi, di restaurarne la volta e di farvi la facciata.
Interno. - È a tre navi sorrette da pilastri. Navata di destra (accanto alla porta): sepolcro del senatore Tommaso Raggi (1628). - 1. Cappella: crocifisso in rilievo scolpito da frate
Diego da Milano. Sepolcri del cardinale Michelangelo Ricci (1697) e di Stefano Baciudi (1794). (Sul confessionale): sepolcro
di Michelangelo Maffei (1793). - 2. S. Giovanni da Capistrano, sull'altare; e i due quadri laterali sono di Domenico Maria Muratori. Sepolcro del cardinale Cesare Gherardi perugino (1625).
- 3. La Madonna e S. Giuseppe di Stefano Legnani. Ai lati: pitture di Giuseppe Passeri. Sepolcri di Nicola Grappelli (1690) e di Ulisse Calvi (1690). -
4. (Nella crociera), sull'altare: S. Pietro d'Alcantara di Giuseppe Chiari il quale dipinse anche i fondi laterali. Alle pareti: sepolcri di Pallavicini, duca di Zagarolo (1713)
e di Stefano Pallavicini, principe di Gallicano (1714) scolpiti ambedue da Giuseppe Mazzuoli. Navata centrale: altar maggiore: fu architettato da Antonio Rinaldi. Ai lati: S. Giovanni e S. Lorenzo del Guidotti. Sull'altare: San Francesco di Diego da Milano. Nel coro: pitture di G. B. da Novara. Sui pilastri di questa navata: sepolcro di fra Bartolomeo da Saluzzo
(erettogli nel 1621 dal cardinale Farnese), di Maria Cesta (1852, il busto è di Domenico Morani) e di Gioacchino Costa (1852,
scolpito da Pistrucci) genitori del pittore Giovanni Costa. Navata di sinistra (accanto alla porta): sepolcro di Artemisia Spinola 1672 (sui piloni); sepolcri di Agnese Moratti 1867 e di Caterina Poggioli
(1861). Di faccia: sepolcro di Giuseppe Parravicini governatore del Conclave dopo la

Bernini - Beata Ludovica Albertoni.
Sacrestia. - S. Francesco in estasi del Cavalier d'Arpino.
Nel convento si conserva un ritratto di S. Francesco che si dice dipinto dal Beato Jacopo di Settesoli.
È un oratorio abbandonato e rovinato in una vigna dei Rospigliosi sulla via Appia Antica, presso la chiesa di S. Cesario. Si chiama anche dei Sette Dormienti, perché la tradizione vuole che ivi fossero venerati i sette martiri di Efeso. Questa chiesa, di cui faceva menzione il Codice di Torino e un manoscritto della Vaticana, era stata completamente dimenticata quando l'Armellini la ritrovò nel 1875.
Interno. - Nell'interno si conservano ancora le pitture primitive del secolo xii, fra le quali si vede un arcangelo Gabriele in atteggiamento di orante, il Salvatore fra gli angeli e quella coppia di mecenati religiosi - Beno de Rapiza e Maria - i cui ritratti si ritrovano nella basilica sotterranea di S. Clemente dove fecero dipingere affreschi votivi simili a quelli di questo oratorio. Un medesimo artista eseguì probabilmente gli uni e gli altri.
In via Montanara. Si chiamava anticamente S. Maria in Portico, per essere edificata vicino a quel Porticus Gallatorum o palazzo della famiglia Galla, da cui doveva uscire la santa che lasciò tutti i suoi beni alla Chiesa e che prese più tardi il suo nome. Si crede che venisse edificata nel 524 da Giovanni I, durante la dominazione di Teodorico. Gregorio VII (nel 1073) la restaurò dalle fondamenta adornandola di mosaici che oggi più non esistono. Sotto Alessandro VII (1655-67, Chigi) essendosi trasportata l'immagine della Madonna che vi si venerava nella chiesa vicina di S. Maria in Campitelli, Livia Odoscalchi fece rifare completamente la chiesa, la quale venne d'allora in poi dedicata a S. Galla. Architetto di questo nuovo edificio e della facciata fu Mattia de Rossi.
Interno. - Sotto l'altar maggiore: cippo antico, dove è raffigurata una lepre che mangia un grappolo d'uva e presso questa una lucertola.
Da un lato vi è una lunga iscrizione, che rammenta il restauro e la consacrazione che Gregorio VII fece solennemente l'8 luglio
del 1073. L'iscrizione è in prosa ma comincia con questi due distici:
| Septimus hoc praesul romana culmine fretus |
| Gregorius templum Christo sacravit in aerum. |
Gli angeli di stucco del SS. Sacramento furono eseguiti dal Bernini e sono il modello di quelli in metallo della cappella del Sacramento in Vaticano. I quadri, molto anneriti dall'umidità sono di anonimi del secolo xvii.
Nel Trastevere. È la cappella dell'ospedale di S. Gallicano e fu eretta nel 1726 da Benedetto XIII (Orsini). L'architettura è di Filippo Rauzzini. Le pitture dell'altare e delle lunette laterali sono di Filippo Evangelisti.
In via Monserrato. La tradizione vuole che questa chiesa sia stata edificata nella casa di S. Paola, patrizia romana, presso la quale abitò S. Gerolamo quando venne a Roma, nel 582, chiamatovi dal papa Damaso. Nel 1536 Clemente VII (Medici) la cedette alla Confraternita dei nobili forestieri, che si chiamavano della Carità, perchè si proponevano di soccorrere i poveri e i carcerati. Sul finire del secolo xvi, durante 33 anni, abitò nello ospizio vicino S. Filippo Neri e quivi convennero con lui S. Ignazio da Loyola, S. Carlo Borromeo e S. Felice Cappuccino. Nel 1660 la chiesa fu fatta riedificare con architettura di Domenico Castelli.
Interno. - A destra: 1. Cappella. Appartiene alla famiglia Spada e fu edificata coi disegni del Borromini. Sul davanti: due angeli che sostengono un drappo, opera di Antonio Giorgini, scolaro del Bernini. Nell'interno, a destra: statua di Orazio Spada di Ercole Ferrata a sinistra: statua di Tommaso Spada di Cosimo Fancelli. - 2. Cappella del Crocifisso. - Nella crocera: sepolcro del conte Asdrubale di Monte Acuto, disegnato nel 1629 da Pietro da Cortona. - 3. (Accanto all'altar maggiore): S. Carlo Borromeo e affreschi laterali di Durante Alberti - Altare maggiore: architettato da Carlo Rainaldi e adorno di dorature e di bronzi fra cui due busti di gentiluomini del secolo xvii. Il quadro è una copia, fatta dal Camuccini, della Comunione di S. Gerolamo del Domenichino, ora al Vaticano ma che - prima della conquista napoleonica apparteneva a questa chiesa. A sinistra: 1. Cappella: S. Pietro che riceve le chiavi dal Signore, quadro della scuola di Gerolamo Muziano. Sepolcro di Giovanni Antonio da San Pietro (1594). Nella porta che conduce alla sacrestia: sepolcri di Francesco Malvenda (1521) e di Buonsignore Cacciaguerra (1566). - 2. Cappella: S. Carlo di Pietro Barbieri. Sepolcro del conte Cesare Magalotti, fiorentino (1614). Nella crocera: sepolcro del cardinale Paolo Odescalchi (1585). 3. Cappella dedicata a S. Filippo, costruita con architettura di Filippo Juvara e decorata dal Rusconi. La statua sull'altare è di Pietro Le Gros.
Sacrestia. - Pietre tombali di Michele Casoli, bolognese (secolo xvi) Battista de Algesiras, spagnuolo (1528), e Ciriaco Saragoni del secolo xvi. L'iscrizione è nascosta dall'intonaco. La volta della sacrestia e il quadro sull'altare sono di Pietro Barbieri.
Oratorio. - Nell'oratorio del convento: La Beata Vergine fra S. Filippo e S. Gerolamo di Francesco Romanelli. La camera abitata da S. Filippo Neri, e attualmente trasformata in cappella è adorna di pitture del Pantera.
In via Ripetta. La data della sua fondazione è incerta, ma si sa che nel 1453 Nicolò V (Parentucelli) cedette questa antica chiesa dedicata a Santa Marina agli Slavi di Illiria, profughi dalle persecuzioni turche. Nella chiesuola di S. Marina un eremita illirico aveva già introdotto il culto del santo nazionale, e fu così che nell'ampliazione dell'edificio, Santa Marina cedette il posto a San Gerolamo. La forma attuale la ebbe da Sisto V (1585, Peretti) che incaricò Martino Longhi il vecchio e Giovanni Fontana di restaurarla o di decorarla di una conveniente facciata. L'ultimo restauro rimonta all'anno 1847. Nel 1901, rialzandosi il livello stradale per l'accesso al Ponte Cavour furono tolti i cinque scalini che conducono alla porta.
Interno.- Le pitture della volta rappresentanti il Trionfo della Chiesa militante sono di Pietro Gagliardi e dello stesso pittore sono gli affreschi dei pilastri. A destra: sepolcro di Paolo Gozzi ambasciatore veneto a Costantinopoli (1680). - 1. Cappella: S. Antonio di Padova di Benigno Wangh. - 2. Nostra Donna di autore incerto e forse copiata da quella di S. Maria Maggiore. - 3. La Madonna e S. Elisabetta di Giuseppe Puglia. Monumento di Luigi Leprani (1861). Crocera: Il Calvario di Pietro Gagliardi. Altar maggiore: urna di verde antico adorna di bronzo dorato. Archi e lunette della finta cupola: affreschi di Andrea Lilio d'Ancona. - Pareti del coro: tre grandi affreschi rappresentanti scene della vita di San Gerolamo di Antonio Viviani. i dipinti della volta sono di Paris Nogari (queste Pitture del coro sono del secolo xvi e appartengono al restauro di Sisto V). Crocera: L'Adorazione dei Magi del Gagliardi. Cappelle a sinistra: 1. S. Gerolamo del Puglia. - 2. Cristo morto dello stesso. - 3. S. Cirillo e S. Metodio di Michelangelo Cerruti. Sulla porta d'ingresso. - Nicolò V e Sisto V del Gagliardi.
Fu cominciata a edificare nel 1568 dal cardinale Alessandro Farnese che a questo scopo fece abbattere due grandi isolati di casamenti, nei quali si trovavano le due chiesette antiche di Santa Maria de Astallis e di S. Andrea alle Botteghe Oscure (ad Apothecas obscuras). I lavori furono cominciati dal Vignola, che poté condurli fino al cornicione. Quando morì gli successe Giacomo della Porta che modificò un poco il piano primitivo della chiesa aggiungendovi le due cappelle rotonde di San Francesco e della Madonna. Anche la facciata è del Della Porta.
Interno. - A croce latina, adorno di stucchi e di dorature. La volta è dipinta dal Baciccio, che vi figurò il trionfo del nome di
Gesù, adoperando per il primo arditi scorci che oltrepassano gli ornamenti dorati con bizzarro effetto di verità. Le statue
di stucco ai lati dei finestroni, furono anch'esse disegnate dal Baciccio ed eseguite per la maggior parte da Antonio Raggi,
e il medesimo pittore dipinse il fresco della cupola. A destra: 1. Cappella sull'altare: S. Andrea Apostolo. Alle pareti laterali: S. Stefano e S. Lorenzo. Nelle lunette e nella volta la Gloria

Facciata del Gesù.
Sacrestia. - La volta è dipinta da Agostino Ciampelli. Il quadro sull'altare è attribuito al Carani.
In via del Corso. Fu edificata nel 1640 dai Padri Agostiniani Riformati, coi disegni di Carlo Maderna e col concorso pecuniario del marchese Orsini e del cardinale Giorgio Bolognetti. La facciata è del Rainaldi.
Interno. - A una sola nave con sette altari Affreschi della volta di Giacinto Brandi. Le statue di stucco nelle nicchie delle pareti sono di Francesco Cavallini, di Lorenzo Ottoni e di Michele Maglia. A destra: sepolcro del canonico del Corno di Domenico Guidi. - 1. Cappella (del Crocifisso): sepolcro dei fratelli Fichelli (1869). Monumento funebre del conte Cini scolpito da Rinaldo Rinaldi nel 1830. Fuori della cappella: sepolcro dei Bolognetti di Francesco Aprile. - 2. S. Nicola del Basile. Fuori: sepolcro di casa Bolognetti di Francesco Cavallini. - 3. S. Antonio Abate di Gerolamo Pesci. - Altar maggiore. Fu eretto coi disegni del Rainaldi. Il quadro dell'Incoronazione della Vergine è di Giacinto Brandi e di questo artista sono le pitture della volta. Ai lati: S. Giovanni Evangelista e Giovanni Battista, statue di Giuseppe Mazzuoli. Nella curia: Due angeli che sorreggono il globo di Paolo Naldini, gli altri sono di Francesco Cavallini. A sinistra: sepolcro di Giulio del Corno di Ercole Ferrata - 1. Cappella: S. Tommaso di Villanova del Garofoli. Quadri delle pareti e della volta di Felice Ottini. Fuori della cappella: sepolcro di casa Bolognetti di Michele Maglia, francese. - 2. La Sacra famiglia di Giacinto Brandi. Fuori: sepolcro dei Bolognetti di Francesco Cavallin. - 3. Quadro a olio del De Alessandris. Sepolcri di Francesco Romolini (1795), di donna Flavia Bonella di Altomare (1691) e di Andrea Giorgi (1818).
Sacrestia. - La Concezione, sull'altare, e i tre quadri della volta sono del Lanfranco. Le altre pitture furono eseguite dal Padre Matteo da Palermo, frate nel convento di Gesù e Maria.
In via del Corso. Fu eretta nel 1338 dal cardinale Giacomo Colonna e fu detta in Augusta dalla vicinanza del mausoleo di Cesare Augusto. Nel 1600 fu restaurata dal cardinale Salviati sui disegni di Francesco da Volterra e fu compiuta qualche anno dopo da Carlo Maderna che ne disegnò la facciata. Nel 1861 fu restaurata dall'architetto Morichini.
Interno. - Le pitture della volta sono del Capparoni. A destra: sepolcro di Antonio Vincentini 1800. - 1. Cappella: il quadro è del Roncalli. - 2. Cappella: bassorilievo sull'altare, rappresentante S. Francesco di Paola del Legros, due quadri laterali relativi a fatti della vita del santo suddetto, del Passeri. Sotto a queste due lapidi monumentali con ghirlande di bronzo, contenenti alcune disposizioni di Clemente XI (1700, Albani) intorno al vicino ospedale di S. Giacomo. - 3. Sull'altare: San Giuseppe (sec. xix). Due statue di stucco ai lati. Altar maggiore: Il Padre Eterno benedicente, quadro a olio del novarese Ricci. A sinistra: Sepolcro dell'archeologo Onorato Vincentini (1830). - 1. Cappella: quadro di Antiveduto Grammatica. - 2. Statua di S. Giacomo d'Ippolito Buzi. - 3. Quadro dello Zucchi.
Era detto anticamente in Settignano dalla vicinanza forse della porta Settimiana e l'Armellini ne fa risalire l'origine a Leone IV (847). Nel 1407 la chiesa fu teatro di un sanguinoso combattimento fra le soldatesche di Ladislao re di Napoli e le genti di Paolo Orsini. Urbano VIII (1623) concedette questa chiesa alle donne di mala vita pentite, il cui monastero era stato istituito alla Minerva da S. Carlo Borromeo. Il cardinale Francesco Barberini, nipote di quel pontefice, la fece restaurare dalle fondamenta. Ma caduta in rovina durante i lavori del Tevere, rimase abbandonata fino al 1900, epoca in cui fu riedificata per cura del capitolo vaticano.
Interno. - A tre altari. Sull'altar maggiore: S. Giacomo del Romanelli.
Nella piazzetta di Scossacavalli in Borgo Nuovo. Una leggenda riportata dalle guide racconta che volendo l'imperatrice Elena trasportare la pietra dove Isacco era stato posto pel sacrificio e quella su cui era rimasto giacente Gesù bambino nel tempio, i cavalli che le trasportavano si fermarono in quel luogo e per quanto si facesse non fu possibile di farli avanzare, così che si dovettero mettere in una cappella vicina che fu per questo nominata di Scossacavalli. Ma questa leggenda non ha fondamento e la critica moderna attribuisce invece quel nome ai frammenti di qualche statua equestre (coxa caballi) che quivi si trovavano nel medioevo. Questa chiesa si chiamava anche S. Salvatore in Bordonia, dai bordoni dei pellegrini che affluivano nella basilica vaticana e S. Salvatore in Portico per essere a canto al grande portico che conduceva dal ponte S. Angelo alla chiesa di San Pietro. Col titolo di Coxa caballi è del resto nominata nel catalogo di Cencio Camerario (secolo xiii). Fu rifatta dalle fondamenta nei primi anni del secolo xvii.
Interno. - A destra: pietra marmorea con una iscrizione latina la quale dice che sopra di essa «Isacco» per comando divino fu posto pel sacrificio. Sull'altare: La Circoncisione di Ricci da Novara (fu però finita da un suo scolaro). Altare maggiore: quadro a olio delle stesso; tabernacolo marmoreo del Ciolli. Altare a sinistra: La Madonna, anche questo del Ricci.
Oratorio. - L'oratorio fu costruito nel 1601 con architettura di Giovanni Battista Cerasa. La volta e le pareti furono dipinte da Vespasiano Strada; il quadro sull'altare è di Paolo Guidotti.
In via S. Sebastianello, dietro la piazza di Spagna. Questa cappella è al pianterreno del convento delle Serve di Maria e non è che una stanza ridotta ad ufficio di chiesa. Fu eretta nel 1885 in memoria di Lady Giorgina Fullerton, fondatrice dell'ordine, e coi denari di suo marito che volle così santificare il ricordo della morte di sua moglie e dell'unico figlio Guglielmo. Il monastero delle Servents of Mary, costituito con apposita approvazione di Leone XIII (Pecci) è il primo monastero inglese stabilito a Roma dall'epoca della Riforma in poi.
Interno. - L'interno è sorretto da colonne di marmo ed ha quattro altari. Sull'altare maggiore: S. Gregorio Magno di A. Dies. Le decorazioni murali sono di Eugenio Cisterna.
Accanto all'arco di Giano Quadrifronte, nella piazzetta della Cloaca Massima. Le origini di questa chiesa antichissima non
sono ben note, ma pare che debbano risalire al secolo VI se bene alcuni lo facciano anteriore. In quel secolo, però, S. Gregorio
Magno (570) la innalzò a diaconia cardinalizia. Nel secolo Successivo Leone II (682-84) la restaurò e vi unì il culto di S.
Sebastiano. Ricaduta in rovina, Gregorio IV (827-49) la restaurò dalle fondamenta vi aggiunse il portico e la fece decorare

Facciata di S. Giorgio in Velabro.
Portico. - La chiesa è preceduta da un portichetto sorretto da 15 colonne sul cui architrave si leggono i seguenti versi che vi furono
incisi nel secolo xiii:
| Stephanus ex Stella, cupiens captare superna |
| Eloquio rarus virtutum lumine clarus |
| Expendens aurum studuit renovare pronaulum. |
| Sumptibus ex propriis tibi fecit, sancte Georgi. |
| Clericus hic cuius prior ecclesiae fuit huius: |
| Hic locus ad velum prenomine dicitur auri. |
Iscrizione importante perchè ci parla di un restauro del secolo xiii e della origine che allora si dava alla parola Velabrum. I pilastri angolari di questo portico sono del secolo vii.
Interno. - È a tre navate, divise da 15 colonne di marmo scanalato, di pavonazzetto e granito bigio. Il soffitto fu dipinto da Francesco Avalli. L'altar maggiore è una costruzione paleo-cristiana del vii secolo, quando ancora il prete officiava con la faccia rivolta ai fedeli. Nell'abside: affresco del Salvatore fra San Giorgio e San Sebastiano, opera primitivamente attribuita a Giotto che l'avrebbe eseguita nel 1298, ma che l'Hermanin rivendica francamente a Pietro Cavallini. L'affresco è molto restaurato. Nella navata di sinistra: frammenti del paliotto e di un recinto presbiteriale, opera bisantina dell'epoca di Leone II (682-83) e di un pluteo tempo di Gregorio IV (827-44).
Questa chiesa è aperta e officiata nel giorno del santo titolare (3 aprile) e il primo mercoldì di quaresima. Per visitarla rivolgersi al custode, a destra del portico.
Ai Prati di Castello. Fu edificata nel 1890 da don Antonio Brugidou, direttore dell'Opera internazionale dell'Adorazione riparatrice, in occasione del giubileo episcopale di Leone XIII, (Gioacchino Pecci). Ne fu architetto Raffaele Ingami, aiutato nei lavori da Lorenzo De Rossi.
Facciata. - La facciata è formata da un portico sorretto da colonne di granito rosa. Nell'interno del portico: lunette in mosaico di Virginio Monti. Sull'attico: grande mosaico, rappresentante Clemente VIII e Leone XIII in adorazione dell'Eucarestia, mentre le cinque parti del mondo fanno atto di omaggio. Ai lati: San Tommaso, S. Bonaventura, S. Chiara e S. Giuliana, opere dello stesso Monti.
Interno. - A tre navate, divise da 7 colonne di granito con matronei. Navata di destra. 1. Cappella. Appartiene all'America latina, ma non ha ancora decorazioni d'arte. - 2. Appartiene all'Irlanda. Le decorazioni sono di Virginio Monti; l'altare è opera di Giovanni Scrivo. - 3. Appartiene all'Olanda. Sull'altare: S. Vallibrando; a destra: I martiri Gorgomesi; a sinistra: Miracolo dell'ostia in Amsterdam; nella volta: S. Pietro e S. Paolo; nei pilastri: Tommaso da Kempis e Dionisio cardinale, affreschi tutti di Attilio Palombi. - 4. Appartiene alla Francia. È ancora senza decorazioni murali. A destra: statua in bronzo di Nostra Donna di Chartres, opera commerciale dei fratelli Delin di Parigi. - 5. Cappella di crocera. Le decorazioni in affresco sono di Virginio Monti. Le vetrate dipinte, del bavarese Zettler. - Navata centrale. L'affresco dell'abside, Il trionfo dell'Eucarestia, e i minori della crocera e della cupola sono di Virginio Monti, meno gli angeli e i santi a imitazione di mosaico, che sono di Eugenio Cisterna. Navata a sinistra. 1. Cappella. Appartenente all'Ungheria, non ha ancora decorazioni murali. Sull'altare piccola copia della Madonna del Rosario di Sassoferrato che è a Santa Sabina. - 2. Appartenente al Belgio. È vuota e senza altare. - 3. Appartenente alla Polonia. A destra: S. Stanislao Kostka. Sull'altare: Santa Elisabetta; a sinistra: Miracolo di S. Stanislao; nella volta S. Luigi Gonzaga, affreschi tutti di Luigi Palombi, che li eseguì nel 1901. - 4. Appartenente all'Impero austriaco. È vuota e senza decorazioni. - 4. Nella crocera: affreschi di Eugenio Cisterna; vetrate del bavarese Zettler.
Nella via omonima. Fu edificata nel 1589 da Mario Ferro Orsini, al posto di una chiesuola antica che egli comprò dai monaci Certosini e fu intitolata alla Purificazione di Maria. Ultimamente è stata rimessa a nuovo e dedicata a S. Gioacchino, in onore di Leone XIII (Gioacchino Pecci). Non contiene opere d'arte.
In via Monserrato. Deriva la sua denominazione da una pittura che altra volta esisteva nella facciata, rappresentante il Padre Eterno con S. Giovanni o l'Agnello. Dalla corruzione della parola agno, venne quella di ayno e agino come si trova già nei libri censuali della Basilica Vaticana l'anno 1380. Fin da quell'epoca era chiesa parrocchiale. Nel 1566 veniva anche chiamata della Morte per essere vicina alla Confraternita della buona morte. Oggi la chiesa è abbandonata, le opere d'arte che conteneva furono trasportate altrove e gli altari tolti. È attualmente adoperata come magazzino di ferrarecce e di materiali di demolizioni.
In via Varese. È una chiesuola annessa al convento delle Battistine e fu consacrata dal cardinal Parrocchi l'anno 1895.
Nell'interno un solo altare, con una tela di ignoto del secolo xvii, rappresentante la Predicazione di S. Giovanni.
In fondo al vicolo del Falcone. Fu edificata nel 1889, con architettura di Pio Piacentini, per servire di chiesa al Collegio germanico quivi stabilito nell'antico albergo Costanzi.
Interno. - È di stile tedesco con i matronei e sette altari. Le decorazioni pittoriche dell'abside e delle pareti sono del Guillery; quelle del matroneo del Gonella, che figurò la Scena mistica dell'istituzione dell'Eucarestia.
Nell'Isola San Bartolommeo. Fu edificata nel 1640, nel luogo che occupava un monastero di monache Benedettine, dai religiosi dell'ordine Fate-bene-fratelli a cui tuttora appartiene.
Nel 1741 fu restaurata e adorna di stucchi e di dorature. La facciata è di Luigi Baratoni, ma con qualche aggiunta di Romano Carapecchia, scolaro del Fontana.
Interno. - Le pitture della volta, della tribuna e delle pareti laterali sono di Corrado Giacquinto, di cui è anche il quadro di S. Antonio nella cappella di sinistra. A destra: 1. Altare: Immagine della Madonna di ignoto. - 2. S. Giovanni Calibita di G. B. Leonardi. Altar maggiore: quadro a olio di Andrea Generali, detto il Sabinese.
In via Bocca della Verità. Si chiamava anticamente Santa Maria della Fossa, ma nel 1487 Innocenzo I la cedette alla Congregazione dei Fiorentini, che aveva sede in S. Biagio della Pagnotta, congregazione, che avendo per fine di dar soccorsi spirituali ai condannati a morte, aveva per patrono S. Giovanni Battista.
Interno. - 1. Altare: La nascita del Battista, di Giacomo Zucca. - 2. S. Tommaso, della scuola di Giorgio Vasari. - 3. La Visitazione e le altre pitture a fresco del Roncalli. Altar maggiore. Sull'arco: sei scudi dipinti dal Cosci - La Decollazione di S. Giovanni, tavola a olio di Giorgio Vasari. Le pitturo sotto l'arcone appartengono al secolo xvi e sono di scuola fiorentina. A sinistra: 1. Altare: pitture di Jacopino del Conte. 2. S. Giovanni Evangelista, di Battista Naldini. 3. Del Crocefisso. - Sulla porta laterale: Il Battesimo di Cristo del Monanno. Sulla porta del chiostro: Predicazione di S. Giovanni del Coreo. Sotto il soffitto: Gli Apostoli di Naldini e Roncalli.
Chiostro. - Su due altari negli angoli: La decollazione del Battista, copia da un originale del Muziano (?); La risurrezione di Lazzaro del Cosci.
Oratorio - Sull'altare: Deposizione di Jacopino del Conte. - Ai lati: S. Andrea e S. Bartolommeo di Francesco Salviati; Le storie di S. Zaccaria, di S. Giovanni e il Battesimo, lavori giovanili di Jacopino; La prigionia del Battista di Franco Veneziano; La cena di Erode e il Ballo di Erodiade di Pirro Ligorio; La Visitazione e la Nascita di S. Giovanni del Salviati.
In via Giulia. Fu edificata nel 1488, da una compagnia di Fiorentini, con architettura di Jacopo Sansovino che aveva concorso con Raffaele, Peruzzi e San Gallo. Quest'ultimo però dovette incaricarsi delle basi dalla parte del fiume, dove fece ammucchiare una grande quantità di sabbia per dare maggior larghezza all'arca della chiesa. Nel 1519, quando Leone X (Medici) creò questa chiesa parrocchia dei Fiorentini residenti in Roma, in qualunque quartiere abitassero, i lavori furono continuati da Michelangelo e da Giacomo della Porta. Nel 1734, Benedetto XII (Corsini) incaricò Alessandro Galilei di costruire la facciata. Nel 1851, minacciando la chiesa rovina, fu fatta restaurare sotto la direzione di Gaspare Salvi, che dette anche il disegno del pavimento.
Interno. - È a tre navate, sorrette da piloni e adorne di stucchi. A destra: 1. Cappella: S. Vincenzo Ferreri del Passignani. - 2. S. Filippo Benizi, di scuola toscana. Porta: sull'architrave, statuetta di S. Giovanni Battista, di scuola fiorentina del secolo xv; ricordo marmoreo a Benedetto XII (Corsini) per la costruzione della facciata. - 3. S. Gerolamo, di Sante Titi. - 4. S. Filippo Neri, copia dall'originale di Carlo Maratta. Sepolcro della marchesa Calderini-Pecori-Riccardi, moglie del marchese Riccardi, ambasciatore fiorentino a Roma (1655) - Sepolcro del giureconsulto pesciatino Gaetano Forti (1771). - 5 (Nella crocera: Ss. Cosma e Damiano di Salvator Rosa; ai due lati sepolcri di Ottaviano Acciaiuoli (1619) e di Ottavio Corsini (1649) quest'ultimo dell'Algardi. - 6. Natività della Madonna del Fonteboni; le pitture laterali sono di Agostino Ciampelli. Altar maggiore: fu eseguito sui disegni di Pietro da Cortona, ma la scultura di S. Giovanni Battista è di Antonio Raggi. A destra: monumento di Orazio Falconieri e di sua moglie Ottavia Sacchetti (1725) fatto sui disegni di Ercole Ferrata, che scolpì la statua della Fede. A sinistra: monumento del cardinale A. Falconieri (1724) di Domenico Guidi, che scolpì la statua della Carità. In alto: piccolo monumentino di Alessandro Falconieri e di Marianna Dante, sua moglie, scolpito nel 1845 dal Senaglia. A sinistra: 1. Cappella: Martirio di S. Sebastiano di G. B. Vanni. - 2. S. Maria de' Bagni e affreschi laterali di Francesco Corradi, pitture della volta del Cosci. Sepolcro del medico Luigi Valentini (1827) - 3. (Del fontebattesimale) - 4. S. Antonio abate del Ciampelli, affreschi della vita di S. Lorenzo del Tempesta e S. Pietro e S. Paolo, ai due lati, di Giovanni Canini. - Sepolcro di Marco Panvini Rosati, giureconsulto mandato a Parigi da Pio VII per sostenere le ragioni della Santa Sede, scolpito nel 1817 dal Tenerari. - 5. S. Francesco di Sante Titi, pitture laterali del Pomarancio. - Sepolcro del marchese Gregorio Capponi, maggiordomo dei palazzi apostolici (1746), opera di Michelangelo Slodtz. - Sepolcro di Gerolamo Sanminiati dei Bandi, conti della Vernia (1733). - 6. (Della crocera) S. Maria Maddalena, di Baccio Cicupi. Sepolcri di Antonio Barberini (1629) e di Pietro Fr. de' Rossi conte di Foglia in Sabina (1743) - 7. (Appartenente alla famiglia Sacchetti): Cristo che sale al Cielo e altre pitture del Lanfranco.
In via dei Genovesi nel Trastevere. Fu edificata nel 1481 dal cardinale Mario Duce Cicala, genovese, con annesso un ospedale per i marinari poveri. Nel 1526 - durante il sacco di Roma - la chiesa fu danneggiata o i beni dell'ospizio confiscati, ma nel 1551 il cardinale Giovanni Battista Cicala ricuperò una parte di quei beni che il marchese Pittaluga completò poco dopo. Fu restaurata nel secolo xvii e nel secolo xix.
Interno. - Il soffitto è dipinto a fresco da Domenico Cerruti. A destra, sopra e sotto l'altare: La Madonna di Savona di Giovanni Odazzi. Cappella di S. Caterina Fieschi, dipinta da Odoardo Vannicelli. Monumento del cardinale Mario Duce Cicala (1471) (opera della maniera di Andrea Bregno). Altar maggiore: San Giovanni, quadro ad olio d'ignoto del secolo xvi. La volta dell'abside e la tribuna furono dipinte da Mario Spinetti nel 1899. A sinistra, sull'altare: S. Giorgio d'ignoto. Vicino all'altar maggiore: piccolo ciborio di marmo con dorature del secolo xv (scuola di Mino).
Chiostro. - Vi si accede dalla porta a sinistra dell'altar maggiore. È un porticato quadro, del secolo xv sorretto da colonne ottagonali di travertino.
L'imperatore Costantino volendo riconoscere ufficialmente la Chiesa cristiana dopo la battaglia di Ponte Milvio, cedette al papa Melchiade una parte del palazzo dei Laterani, posseduto da sua moglie Fausta e quivi fece costruire la prima grande basilica che doveva prendere il titolo di Omnium Urbis et Orbis ecclesiarum mater et caput e divenire in certo modo la cattedrale del mondo cattolico. Questa chiesa era in origine di dimensioni non grandi, a cinque navate sorrette da file molteplici di colonne; fu dedicata a Cristo Salvatore e l'immagine di lui, in mosaico, apparve per la prima volta fuori delle catacombe, alla luce del sole, sulla sua facciata. L'imperatore Costantino, inoltre, l'arricchì di doni preziosi, i quali ci vengono descritti minutamente nel Libro Pontificale. Ma saccheggiata Roma dai Vandali di Genserico, la Basilica Lateranense fu distrutta così che dovette essere ricostruita una prima volta da S. Leone il Grande (440-461). Adriano I (771-795) la restaurò con grandissimo splendore e così rimase fino all'896, anno in cui fu saccheggiata nelle successive invasioni di Roma. Ridotta a un cumolo di rovine, si narra che la plebe andasse cercando fra quei sassi, gli avanzi dei reliquarii d'oro e d'argento, i paramenti sacri e le preziose opere d'arte. Nel 905 Sergio III cominciò a riedificarla e adorno di nuovi mosaici l'abside e la facciata di essa. Il 6 maggio 1308, un grande incendio distruggeva quasi completamente la nuova basilica che venne subito riedificata da Clemente V (1305-8). Ma cinquant'anni dopo, nel 1360, un altro incendio la distruggeva una seconda volta, così che Urbano V (Gohier, 1362-70) incaricava l'architetto senese Giovanni Stefani di riedificarla dalle fondamenta. I lavori furono terminati dal suo successore Gregorio XI. Nel 1430 Martino V (Colonna) la restaurò ed un altro restauro vi fece eseguire qualche tempo dopo Eugenio IV (Condolmieri, 1431-37). In questi primi anni del secolo xv la basilica conservava il tipo antico, con le finestre a sesto acuto e con la facciata adorna di mosaici. Il primo a trasformarne l'organismo fu appunto Eugenio IV che fece murare le colonne e i pilastri. Si può dire che dopo questo pontefice, fino a Innocenzo X tutti i diversi papi che si seguirono sulla cattedra di S. Pietro eseguirono qualche restauro nella Basilica Lateranense. Ma Innocenzo X (1644-55, Panfili) trovando l'edificio malandato dal succedersi dei secoli e poco adatto a conservarsi, incaricò il Borromino di ricostruirlo intieramente. Nel 1734 Clemente XII vi fece aggiungere la facciata. Finalmente nel 1885, Leone XIII (Pecci) fece ingrandire il coro, edificò una nuova sacrestia o vi eseguì altri lavori che vedremo a suo tempo.2
Facciata. - Fu fatta sui disegni di Alessandro Galilei nel 1734: è divisa da due

Facciata di S. Giovanni.
Sopra questa iscrizione è una antica immagine del Cristo che stava sulla facciata del portico.
Portico. - Ha cinque porte, corrispondenti alle cinque navate interne l'ultima a destra è la porta santa che si apre soltanto negli anni di giubileo. Nella porta centrale sono i battenti che altra volta erano a S. Adriano (v. pag. 3) e che furono tolti di là da Alessandro VII (1655-1667, Chigi). Sulla porta minore a destra: S. Zaccaria che battezza il figlio, bassorilievo di Bernardino Ludovisi; su quella di sinistra: S. Giovanni che predica nel deserto, del Maini. Nella parete a destra: ingresso al palazzo lateranense. Sopra di esso: S. Giovanni che rimprovera Erode, di Pietro Bracci. A sinistra: statua di Costantino. Fu trovata nelle Terme Diocleziane e posta sul Campidoglio di dove Clemente XII la tolse nel 1737 e la pose quivi al posto di una statua che i canonici avevano eretto in suo onore.
Interno. Prima navata a destra. - Sepolcro del cardinale Pietro Paolo Mulini (1522). Antica immagine della Madonna trasportata qui dentro nel 1669 dal capitolo che l'aveva tolta dal Colosseo dove era dipinta sopra una porta. - 1ª Cappella: lapide per ricordare la principessa Orsini sposa al duca della Tremoille (nota nella storia col nome di Princesse des Ursins) La Concezione, quadro a fresco di Placido Costanzi. Sepolcro del cardinale Acquaviva, figlio del duca d'Atri, elevato al rango cardinalizio a soli 23 anni e morto nel 1573. - 2ª Cappella. Appartiene alla casa Torlonia e fu fatta edificare nel 1838 dal principe Alessandro. Sull'altare: la Deposizione di nostro Signore, bassorilievo del Tenerani. A destra: sepolcro di Giovanni Torlonia; La pietà dello Stacchi; La fede del Bezzi. A sinistra: sepolcro di Anna Torlonia (1848); La religione del Gajassi; La speranza del Gnaccarini. - 3ª Cappella. Appartiene ai principi Massimi e ne fu architetto Giacomo della Porta. Sull'altare: Gesù crocefisso di Gerolamo Sicciolante detto il Sermoneta. A destra: sepolcro di Domenico Massimi scolpito da Giacomo della Porta; sepolcri del cardinale Cesare Rasponi (1675) e di Guido Vaini con sua moglie. I busti e le sculture sono di Filippo Romano. Memoria sepolcrale del cardinale conte di Giussano milanese eretta da Giacomo Colonna nel 1287. Questa memoria fu restaurata dai canonici lateranensi nel 1847. - 4ª Cappella. Sull'altare: S. Giovanni Evangelista di Lazzaro Baldi. - Sepolcro di Antonio Martinez de Chaves, detto il cardinale di Portogallo, canonico della basilica, morto nel 1447, cominciato dal Filarete e terminato da Isaia da Pisa a cui appartengono le piccole figure superiori.
Seconda navata a destra. - Affresco di Giotto, rappresentante Bonifacio VIII (Caetani) in atto di promulgare la bolla del primo giubileo (1300). Questo affresco è il frammento di uno maggiore che doveva decorare le pareti della loggia nell'antico patriarchio. Il Müntz scoprì nell'Ambrosiana di Milano un disegno di questo affresco prima che fosse guasto dai restauri e quale doveva essere nella sua integrità. Si trova pubblicato nel primo volume della sua opera sul Rinascimento. Nel 1776 fu posto sotto cristallo nel luogo dove si trova attualmente - Sepolcro di Silvestro II (morto nel 1003) fatto erigere da Sergio IV (1009-12). Sepolcro di Alessandro III (Bandinelli) morto nel 1181, fatto erigere da Alessandro VII (1655-67 Chigi). Sepolcro di Sergio IV (1013). Sepolcro di Ranuccio Farnese nipote di Paolo III (1534-49). Questo sepolcro fu eseguito dal Valsoldo sui disegni del Vignola.
Navata centrale. - Pavimento policromo. Soffitto a cassettoni eseguito per ordine di Pio IV (1559-65 Medici di Milano) da Giacomo della Porta. Questo soffitto fu dorato da Pio V (1566-72 Ghisleri) e restaurato da Pio VI (1775-95 Braschi). Anticamente la navata era divisa da 30 colonne: ma nel 1650, il Borromino incaricato del restauro interno sostituì i pilastri alle colonne che erano guaste dai terremoti e dagl'incendi. I bassorilievi in stucco, nella parte superiore della parete sono del Raggi e del Rossi fatti su disegno dell'Algardi. Originariamente dovevano essere fusi in bronzo, ma volendo che il restauro fosse compiuto nell'anno giubilare del 1650 si decise di farli eseguire in stucco, rilasciando la fusione ad altri tempi. Nei pilastri: nicchioni contenenti le statue degli apostoli. Le colonne fuori delle nicchie erano prima del restauro nelle quattro navate minori di dove il Borromino le tolse per adoperarle in queste decorazioni. Le statue degli apostoli sono dei seguenti artisti: S. Pietro di Stefano Monnot; S. Giovanni, S. Matteo, S. Giacomo Maggiore di Camillo Rusconi; S. Tommaso e S. Bartolomeo di Pietro Le Gros; S. Giacomo Minore di Angelo Rossi; S. Filippo di Giuseppe Mazzuoli; S. Simone di Francesco Moratti; S. Taddeo di Lorenzo Ottoni. Tutte queste statue furono fatte per ordine di Clemente XII (Corsini) fra il 1730 e il 1740. Nella parte superiore della parete: i dodici profeti, dipinti a olio per ordine dello stesso pontefice da differenti artisti. Isaja (che ha il motto Ecce virgo, ecc.) è di Benedetto Luti: Baruc (Et cum hominibus...) di Francesco Trevisani; Daniele (Post hebdomadas) di Andrea Procaccini; Gioele (Effundam Spiritus....) di Luigi Garzi; Abdia (Juxta est...) di Giuseppe Chiari; Michea (Et tu Betlem...) di Giuseppe Ghezzi; Geremia (Ollam succensam...) di Sebastiano Conca; Ezechiele (Ezech. Cap. I) di Paolo Melchiorri; Osea (Die tertia) di Giovanni Odazzi; Amos (Occidet Sol...) del Nasini; Giona (Et misertus...) di Marco Benefial; Nahum (Ecce super montes) di Domenico Muratori3.
Tabernacolo. - L'altare papale, così detto perchè non può dirvi la messa altri che il pontefice è ornato da un baldacchino gotico del 1367. Intorno a questo baldacchino: figure di santi, dipinti nel 1390 dal Barna senese (?) ma rifatte quasi intieramente nel 1853 per ordine di Pio IX. L'altare è tonnato da una tavola di legno e la tradizione vuole che fosse quello su cui S. Pietro celebrava la messa nelle catacombe. Fra le reliquie che si conservano quivi, vanno citate le teste di S. Pietro e di S. Paolo, dentro ricchi reliquarii d'oro e d'argento. Questi reliquarii furono eseguiti nel 1804 per rimpiazzare gli antichi, di Giovanni Bartoli, distrutti dai francesi durante l'occupazione repubblicana del secolo xviii. Dinnanzi all'altare: confessione, ordinata da Pio IX nel 1855 sul modello di quella di S. Pietro. Dentro la Confessione: sepolcro di Martino V (Colonna) morto nel 1431. La tavola di bronzo, con l'effige del papa e di Simone Ghini.
Prima navata a sinistra. - 1ª Cappella. Fu fatta edificare da Clemente XII, di casa Corsini (1730-40) con architettura di Alessandro Galilei. Sull'altare: copia del S. Andrea Corsini del Guido Reni fatta da Cristoferi. Sul frontespizio dell'altare: L'Innocenza La Penitenza del Pincellotti; La battaglia d'Anghiari, bassorilievo di Agostino Cornacchini. A destra: sepolcro del cardinale Neri Corsini, zio di Clemente XII, con un putto e la statua della religione e quella del cardinale, opere tutte del Maini. Nelle quattro nicchie laterali: La Prudenza e putto sopra un'urna, del Cornacchini; sopra: bassorilievo di Pietro Bracci, La Giustizia del Lironi e il bassorilievo di Sigismondo Adami; La Temperanza di Filippo Valle, bassorilievo di Bartolomeo Benaglia; La Fortezza e putti del Rusconi, bassorilievo di Anasthase. A sinistra: sepolcro di Clemente XII. La statua del pontefice è del Maini, le due virtù laterali sono di Carlo Monaldi. L'urna di porfido, nella quale riposa il papa, fu presa dal Pantheon dove stava sotto il colonnato del portico. Nella volta: stucchi del Cornacchini. Nel sotterraneo: La Pietà, gruppo in marmo di Antorno Montauti. - Fuori della cappella (sopra un confessionale): sepolcro con pietra tombale di Gerardo da Parma, primate di Sabina e primo arciprete della basilica (1061). - 2ª Cappella. Sull'altare: S. Domenico, L'Assunta e S. Filippo Neri, affresco cominciato dall'Odazzi e terminato da Ignazio Stern. Antico affresco del secolo xiii che era nell'antico Patriarchio, e rappresentante un'Assunzione. Sepolcri di Nicola Antonelli (1767) e di Leonardo Antonelli (1811). Fuori della cappella: sepolcro del cardinale Santucci (1861). Sopra il confessionale: monumento di Bernardino Caracciolo, creato cardinale nel 1244 da Innocenzo IV. - 3ª Cappella. Edificata coi disegni di Onorio Longhi, fu successivamente dei Santorio, dei Ceva e dei Godoi. Sull'altare: Crocefisso di Aurelio Cigoli (?). Nella volta: Storie della Passione di Cristo di Baccio Carpi. A destra: sepolcro del cardinale Giulio Santorio, di Caserta, morto nel 1602. Il sepolcro fu scolpito dal carrarese Giuliano Pinelli - 4ª Cappella. Appartiene ai principi Lancellotti; fu edificata con architettura di Francesco da Volterra e restaurata da Antonio De Rossi. Sull'altare: S. Francesco che riceve le stimmate di Tommaso Laureti. Statue e bassorilievi in stucco di Filippo Carcani. Sepolcri di Giuseppina Massimi-Lancellotti (1862) e del principe Ottavio Lancellotti-Ginetti (1858). Fuori della cappella e sopra il confessionale: sepolcro del cardinale Gerolamo Casanati, fondatore della Casanatense, sepolcro scolpito nel 1737 da Pietro Le Gros. 5ª Cappella. Sull'altare. S. Ilario, affresco di Guglielmo Borgognone. A destra: sepolcro di Pietro Valeriani da Piperno, vescovo di Santa Maria Nuova (sec. xiii). Fuori della cappella: sepolcro di Clemente Argevillières (1859).
Seconda navata a sinistra. - I confessionali di questa navata, sono adorni di piccoli bassorilievi in bronzo, rappresentanti le scene della vita di Gesù, eseguiti da T. A. Mazzani nel 1864. Nei pilastri di sinistra, sono i sepolcri di Giuseppe Lanciuti (1625), del vescovo Gerolamo Garimberti (1575), di mons. Alessandro Burgio (1613), del cardinale Lucio Sasso, napoletano (1604) e di Elena Savelli (1570). Quest'ultimo, che è di bronzo, fu modellato da Giacomo del Duca, scolaro di Michelangelo.
Crocera. - Fu riedificata nel 1600 da Clemente VIII (Aldobrandini), per cui venne detta Clementina. Il pavimento però fu fatto eseguire da Pio IX nel 1858, coi disegni di Andrea Busiri. Le pareti sono dipinte a fresco dai seguenti artisti (cominciando da destra, presso la porta piccola): S. Taddeo del Gentileschi; S. Tommaso di Cesare Nebbia; S. Filippo, del Baglioni; Costantino che fonda la basilica di Ricci da Novara; Battesimo di Costantino del Pomarancio; I messi dell'imperatore cercano S. Silvestro sul Soratte di Paris Nogari. Negli angoli degli arconi: I quattro evangelisti del Ciampelli. Tra le finestre: S. Giacomo, del Nogari - S. Paolo del Nebbia. Ai due lati dell'abside: Apparizione del Salvatore di Paris Nogari: Costantino che dona i vasi alla basilica del Baglioni. Ai lati all'altare del Sacramento: S. Pietro di Bernardino Cesari; S. Andrea del Ricci da Novara. Sotto a questi: Il trionfo di Costantino di Bernardino Cesari; L'apparizione di S. Pietro e S. Paolo all'imperatore di Cesare Nebbia. Sulla parete soprastante alla cappella del Sacramento: L'Ascensione di Gesù del Cavalier d'Arpino. Sotto gli affreschi descritti, otto angeli in bassorilievo scolpiti da Camillo Mariani, Nicola Cordieri, Ippolito Bechi, Antonio Valsoldo, Ambrogio Buonvicino e Stefano Maderna. Capella a destra. - Statua di Nicolò IV. Questa statua doveva far parte di un gruppo primitivo in onore di Nicolò IV restauratore della basilica, dove questo pontefice appariva inginocchiato ai piedi degli apostoli Pietro e Paolo. È opera cosmatesca del secolo xiii e alcuni ne vogliono autore Adeodato di Cosma. Sull'altare: quadro di Nicola da Pesaro. Sepolcro del cardinale Rezzonico (1803). Sepolcro di Lorenzo della Valle (1457). Sepolcro di S. Pietro e S. Paolo de1 Cavalier d'Arpino. Fuori della cappella: monumento funebre a Innocenzo III, erettogli nel 1891 da Leone XIII con architettura e sculture di Giuseppe Lucchetti. - ABSIDE. Fu inaugurata e allungata da Leone XIII nel 1884, con architettura del conte Vespignani. Disgraziatamente in tali lavori il mosaico primitivo fu talmente restaurato nel trasporto, che prese tutto il suo carattere. Questo mosaico era stato eseguito nel 1290 da Jacopo Torriti, e dal suo discepolo fra Giacomo da Camerino. Ma non tutto il mosaico appartiene a questi artisti, le cui effigi si vedono ai due lati della fascia sottostante: il Torriti, presso la prima finestra a sinistra e fra Giacomo dal lato opposto. Così, per esempio, il tondo con la figura del Salvatore, è l'avanzo del mosaico che era sulla facciata della basilica all'epoca di S. Silvestro e che fu creduta miracolosa, ed anche la fascia adorna di figurine eleganti, appartiene a un'epoca anteriore e fu molto probabilmente restaurata dal Torriti. La figura del papa inginocchiato è quella di Nicola IV, che appunto fece fare quei lavori sulle parete laterali. - A destra: S. Silvestro che riceve la donazione di Costantino; a sinistra: L'architetto Vespignani che presenta a Leone XIII i piani del nuovo restauro. Affreschi del professor Grandi. Uscendo dall'abside, e sulla parete della crocera: croce di bronzo dorato e di pietre fini, offerta dalla aristocrazia romana come voto sull'inizio del secolo xx. Fu eseguita dall'orafo Antonio Cellini. - Cappella dei canonici. Fu edificata con architettura di Gerolamo Rainaldi. Nella volta; Coronazione della Vergine di Baldassare Croce - Sulla parete di destra: Martino V di Scipione Pulsone da Gaeta. Sulla parete di sinistra: S. Maria Maddalena di scuola moderna. Sull'altare: Gesù con Giovanni Battista e Evangelista del Cavalier d'Arpino. A sinistra dell'altare: sepolcro di Lucrezia Tomacelli, eretto su disegno di Teodoro della Porta e con sculture del Lorenzini. - Altare del Sacramento. Fu eretto coi disegni di Pietro Paolo Olivieri: ma le colonne di metallo dorato sono antiche e provengono da edifici pagani. Nel timpano dell'altare: Effige del Padre Eterno di Cristoforo Roncalli. Il ciborio, adorno di pietre preziose, è lavoro di Pietro Targioni, ma i due angeli di bronzo ai lati di esso sono di Orazio Censore. Ai fianchi dell'altare, quattro statue di marmo: Elia dell'Olivieri, fu però finita dal Mariani; Mosè di Egidio Fiammingo; Aronne, di Silla da Vigiù e Melchisedecco di Nicola Arras. Di fronte a questo altare, e sopra le porte laterali della basilica è il grande organo ordinato da Clemente VIII (Aldobrandini). Questo organo è il più grande di quanti ne esistono in Roma, e fu eseguito nel 1599 da Luca Blasi, perugino. Gli intagli e le decorazioni di esse, sono di Giovanni Battista Montano.
Corridoio. - Anticamente questo corridoio era un portico aperto, eretto intorno all'abside primitiva da Leone I (440-55), e perciò chiamato Leonino. Fu riedificato negli ultimi restauri del Secolo xix. Cominciando da destra: sepolcri del cardinale Pier Francesco de Rossi (1683), di Isabella Sforza (1561), del cardinale Parrocciani (1691), del pittore Andrea Sacchi (1661) del Cavalier d'Arpino, pittore (1640). Due statue di S. Pietro e di S. Paolo, che facevano parte dell'alto rilievo di Nicola IV, indicato a pagina 179 e che sono opera del secolo xiii - Sepolcri di A. Lorenzo Ratta, patrizio bolognese (1689), dei canonici Angelo Picchioni (1852), Tommaso Masini (1866), Gabriele Filippucci (1706), e Gerolarno Berti (1714). A sinistra, accanto alla porta d'ingresso: antico sarcofago di granito trasformato in sepolcro nel 1607 per il marchese Muti Papazzurri. Sepolcro di Pietro Giovanni Bernardis (1696). Ai due lati della sacristia: antica iscrizione in mosaico, detta Tabula magna dove sono notate le reliquie conservate nella basilica.
Sacrestia antica. - Nelle pareti: busti in bronzo di Clemente VIII (Aldobrandini 1598-1605), di Paolo V (Borghese, 1605-21), di Benedetto XIII (Orsini, 1724-30), e di Clemente XII (Corsini, 1730-40). A sinistra: L'Annunciazione, tavola a olio di Marcello Venusti, dipinta sotto l'ispirazione di Michelangelo. Sul muro: due figurette di marmo, opera di Isaja da Pisa e appartenenti probabilmente al sepolcro del cardinale di Portogallo (V. pagina 173). Sull'altare: La Maddalena di Scipione Pulzone da Gaeta.
Sacrestia dei canonici. - Gli affreschi decorativi e prospettici della vôlta sono di Cherubino e Giovanni Alberti, detto Giovanni da Borgo San Sepolcro.
Le storie di S. Clemente sulle pareti, di Agostino Ciampelli. A sinistra (l'ingresso è chiuso da una piccola porta. Cappella dove è un cartone attribuito
a Raffaello e un quadro di Maturino da Caravaggio (?) rappresentante un miracolo del Salvatore operato sul canonico Boccardini,
che edificò per la grazia questa cappella. Crocifisso d'avorio del secolo xviii. Sulla porta: monumento votivo a

Chiostro di S. Giovanni.
Sacrestia nuova. - Fu edificata da Leone XIII (Pecci). Le pareti e le volte sono decorate dal Fringuelli. il pavimento in maiolica è del Cantagalli, fiorentino. Sull'altare: L'Annunciazione, di scuola toscana del secolo xv.
Chiostro. - Questo chiostro fu edificato nel primo ventennio del secolo xiii da un artefice chiamato Vassalletto che lo aveva cominciato con suo padre, come si rilevava da una iscrizione che non esiste più e che è riportata dal De Rossi. Nel centro: margella di pozzo, del secolo x, decorata da grandi croci divise da ramoscelli. Evidentemente fu tolta da qualche antico pozzo del patriarchio primitivo e posta in questo chiostro all'epoca della sua fondazione. Sotto il portico frammenti di un cero pasquale, dei primordî del secolo xiii. Frammenti dell'antico ciborio di S. Maddalena, opera di Deodato di Cosma. Paliotto dell'antico altare, con figurine in bassorilievo dello stesso. - Memoria a S. Elena, il cui corpo fù trasportato a Roma da Anastasio IV nel 1153; questa memoria che ha un busto di marmi policromi, fu eretta nel 1695 - Sepolcro della gente Gabia. Alle pareti frammento di un affesco del secolo xiii e pietre tombali del secolo xv, le cui iscrizioni sono quasi intieramente consumate se si eccettua quella del vescovo Giovanni Rubeo. Quattro statuette di Evangelisti. Il S. Marco e S. Giovanni sono probabilmente di Luigi Capponi.
Portichetto laterale. - Fu eretto con architettura del Fontana, e dalla loggia soprastante i pontefici impartivano la benedizione prima che fosse edificata la facciata principale. Gli affreschi sono del Salimbeni. A sinistra: Statua di Enrico IV re di Francia di Nicolò Cordieri. Fu fatta erigere dal capitolo in riconoscenza al dono fatto da quel sovrano dell'abbazia di Clérac.
La leggenda narra che in questo battisterio della grande basilica cristiana, Costantino ricevesse il battesimo dalle mani di San Silvestro papa, ma la storia ha oramai distrutto definitivamente questa leggenda e l'ha relegata fra le favole. L'origine di questo edificio è però costantiniana e per molto tempo rimase l'unico battisterio di Roma e servì di modello agli altri che vennero edificati in Italia. L'ingresso primitivo era dal lato opposto dell'attuale e nelle antiche scritture si chiamava ad fontem o ad vestes, titolo quest'ultimo riferentesi alle vesti bianche dei neofiti. Sisto III (432-40) vi fece mettere le otto colonne di porfido che ancora vi si vedono e vi fece scrivere i distici del frontale; Leone III (795-816), a quanto riferisce il Libro pontificale, l'adornò di veli preziosi e di colonnini di argento; Adriano III, nell'884 lo riedificò dalle fondamentae Adriano IV (1154-59) vi condusse l'acqua Claudia per servizio del fonte battesimale. Fu poi restaurato da Leone X (1513-21, Medici), da Paolo III (1534-49, Farnese), da Pio IV (1559-65, Medici di Milano) che rifece fare il tetto coprendolo con lastre di piombo, da Gregorio XIII (1572-85, Buoncompagni) che adornò il soffitto e la porta e finalmente da Urbano VIII (1623-44, Barberini) che lo ridusse allo stato attuale.
Interno. È a forma ottagonale, con una navata circolare formata da otto colonne di porfido. Nella faccia dell'architrave sono scritti
questi distici:
Sopra questo architrave, sorgono altre otto colonne di marmo bianco che sostengono le pareti interne dell'edificio. Sulle pareti: Fatti della vita di S. Giovanni Battista di Andrea Sacchi. Nel centro del battistero, che conserva la forma paleocristiana per l'immersione: urna di basalto verde con ornati di bronzo dorato. Sulle pareti della navata: Fatti della vita di Costantino, dipinto a fresco dai seguenti artisti: Arsione dei libri eretici da Carlo Mannoni, Distruzione degli Idoli da Carlo Maratta, Battaglia di Ponte Milvio dal Camassei, Trionfo di Costantino dello stesso, Apparizione della croce da Giacinto Gemignani. Cappella a destra: le porte di questa cappelletta - che erroneamente si dicono provenienti dalle Terme di Caracalla - furono fatte fare dal papa Ilario (461-468) e sono esempio di decorazione bizantina del v secolo. Nell'interno: grotteschi della volta di Giovanni da Borgo San Sepolcro; statua in bronzo di S. Giovanni Battista copiata dal Valadier sopra una antica statua in legno che la tradizione attribuiva al Donatello e che lo Gnoli ha dimostrato essere invece di un qualche artefice posteriore.
Cappella di Santa Rufina. Fu edificata da Anastasio IV nel 1153, che adornò l'abside di musaici e di una pittura rappresentante il Salvatore che corona due sante. Il Cristo fra le nuvole apparteneva all'antico portico e fu qui trasportato nel 1745; i due angeli che lo sostengono sono di Giacomo Monaldi. Ai due lati dell'altare: sepolcri di Nicola Maria Lercari (1767) e di Nicola Lercari (1784). Di faccia: sepolcro del cardinale Alessandro Borgia di Velletri (1767). Anticamente l'oratorio era isolato e aveva l'ingresso dal lato opposto dell'attuale, dove ora sono le due colonne di porfido.
Oratorio di San Venanzio. Fu edificato da Giovanni IV nel 640, allorchè dall'Illiria sua patria, trasportò a Roma il corpo del santo titolare. Nella tribuna: musaico del secolo vii che rappresenta Giovanni IV e Teodoro I (642-49) che ultimò questo edificio. L'altare è dà Rainaldi, i putti sono del Naldini. Ai lati: sepolcri di Adriano Ceva e di Francesco Ceva (l699) ambedue del Fancelli.
Cappella a sinistra. Nella volta: mosaico del secolo viii. A destra: tabernacolo di Isaja da Pisa (?). Sull'altare: S. Giovanni evangelista del Landini. A sinistra: bassorilievo marmoreo di Luigi Capponi. Sulle pareti affreschi del Tempesti.
A vicolo Alibert. È annessa allistituto delle Scuole cristiane e fu edificata nel 1888 coi disegni di Ciriaco Salvatori, sopra un'area ceduta dal principe Torlonia. Nel 1900 fu consacrata dal cardinale Respighi.
Interno. - È a tre navate con matronei. Le pareti laterali, la volta e il matroneo furono dipinte dal Fontana. Nell'abside: S. Giovanni La Salle ai piedi del Salvatore e della Madonna, opera anche questa del Fontana. Le navate minori contengono tre altari, senza opere d'arte.
Nel Trastevere, vicino a Ponte Sisto. una chiesuola antica, denominata della Malva per corruzione di Mica Aurea, come sono chiamate diverse chiese di quella regione posta ai piedi del Gianicolo detto a punto Montorio dal colore dorato della sua sabbia. Nel 1475 fu restaurata da Sisto IV (Della Rovere) e più tardi - nel 1641 - lo fu dal rettore. Nel 1851, essendo mezzo rovinata e cadente, fu riedificata a spese del duca Grazioli di Castel Porziano.
Interno. - Nella volta: affresco di Alessandro Vaselli. Sull'altar maggiore: quadro di Giacinto Brunoli. A destra: San Camillo di Gaetano Lapi.
Se bene si voglia che questa antica basilica sia stata eretta nel secolo v, sopra le rovine di un tempio di Diana, da papa Gelasio (462-69), è certo che fu completamente rifatta dalle fondamenta nel 772 da Adriano I. Nel 1144 Lucio II la riunì a S. Giovanni in Laterano cui tuttora è sottoposta. Nel 1190 Celestino III la consacrò solennemente. Nel 1433 il Capitolo lateranense fece rifare il campanile che era rovinato e nel 1438 restaurò il portico ridotto in cattivo stato. Nel 1566 il cardinale Crivelli fece eseguire un importante restauro nella chiesa, restauro che fu proseguito nel 1570 dal cardinale Albani. Nel 1633 il cardinale Francesco Paolucci vi fece nuove aggiunte e nuovi restauri. Nel 1656 il Capitolo lateranense rinforzò il campanile che minacciava rovina e rifece porre una nuova campana. Nel 1702 il cardinale Sperello Sperelli vi fece eseguire alcuni lavori preservativi e finalmente negli ulti lui anni del secolo xviii il cardinale du Belby la riedificò parzialmente essendo molto trascurata e rovinosa.
Portico. - La chiesa è preceduta da un portichetto, oggi mezzo chiuso da lavori di muratura. Nel giardino contiguo si conserva ancora la bocca dell'antico puteale, opera bizantina del x secolo, su cui si leggono le parole di Isaja: Omnes sitientes venite ad aquas e il nome di uno Stefhanus (sic) che lo avrebbe costruito. La porta è opera cosmatesca del secolo xii.
Interno. - È diviso in tre navi sorrette da 10 colonne di vari marmi tolte a edifici romani. Sul pavimento, tracce di formelle cosmatesche. Le pitture nelle pareti laterali della navata centrale sono di Paolo Gismondi detto Perugino. A destra: sepolcro del cardinale di Belloy arcivescovo di Parigi, morto nel 1808. Cappella in fondo all'abside: S. Antonio di Filippo Evangelisti. Altar maggiore: il paliotto è opera cosmatesca che rimonta alla fine del secolo xii. Il quadro a olio, rappresentante il santo titolare, fu eseguito nel 1570 da Federico Zuccari. Ai due lati, due affreschi di scene dell'Antico Testamento di Filippo Lauri. Nella sacrestia: pittura di Giovan Battista Brugi. Accanto a questa chiesa, in fondo al viale è la cappelletta di
Questa cappella, secondo la tradizione, fu eretta nel luogo stesso dove l'Evangelista subì la prova dell'olio bollente, dalla quale essendo rimasto incolume, venne esiliato in Patmos dove morì. Secondo il Crescimbeni fu prima memoria eretta a quel Santo in Roma: ma la data della sua fondazione è ignota. Nel 1509, Benedetto Adam, auditore della Sacra Ruota per la Francia, la fece riedificare e si vuole che architetto ne fosse il Bramante. Sull'architrave della porta rimangono ancora le armi del prelato borgognone con la sua divisa: Au plaisir de Dieu. Nel 1658 il cardinale Francesco Paolucci fece restaurare la chiesa dalle fondamenta con architettura del Borromino. E un ultimo restauro fu eseguito per ordine di Clemente XI (Albani, 1700-2l).
Interno. - Sulla porta d'ingresso, antica iscrizione del secolo xiii che dice:
Martyrii calicem bibit hic atleta Johannes
Principii Verbum cernere qui meruit.
Verberat hic fuste proconsul forfice tondit
Quae fervens oleum laedere invaluit.
Caeditur hic olium dolium cruor atque capilli
Quae consecrantur inclita Roma tibi.
(Quivi bevve il Calice del martirio Giovanni, che fu degno di scegliere il Verbo del Signore. Quivi il proconsole lo fustiga
con la verga e lo rade con le forbici, quivi l'olio bollente lo corrobora invece di offenderlo. E quivi oggi si conservano
l'olio, la caldaia, il sangue e i capelli, che furono consacrati a te, o inclita Roma)
Sul Celio. È una chiesa antichissima che le recenti scoperte archeologiche hanno reso di grande importanza, come vedremo a
suo tempo. Era stata eretta sul Clivo di Scauro sulle case dei due santi eponimi e di altri martiri che quivi avevano trovato morte e sepoltura. La sua origine rimonta alla
fine del iv secolo, quando Bizante senatore, e Pammachio suo figlio vollero costruite un santuario in quel luogo frequentato dai cristiani,
l'unico - dentro la cinta delle mura - dove fossero sepolti martiri; tanto che era di rito, nel medio evo,

Facciata di S. Giovanni e Paolo.
La torre campanaria di questa chiesa fu edificata tra l'xi e il xii secolo.
Portico. - Sostenuto da otto colonne ed eretto nel secolo xv. Sull'architrave è questa iscrizione:
Presbiter Ecclesiae romanae rite Joannes
Haec animi voto dona vovendo dedit.
Martyribus Cristi Paulo pariterque Johanni
Passio quos eadem contulit esse pares.
(Giovanni prete della Chiesa romana offrì e dedicò questo dono ai martiri di Cristo Paolo e Giovanni che un medesimo supplicio
rese eguali)
La porta è sorretta da due leoni di marmo rosso del secolo xiii
Interno. - A tre navate, divise da pilastri e da colonne di granito grigio. Il pavimento è opera cosmatesca del secolo xiii. Navata di destra: sepolcri del cardinale Roberto Reberti (1867), di Francesco Sturbinetti (1865), del viennese conte Alessandro de Stackelberg (1856) e di Gustavo di Stakelberg (1847). 1. Altare: S. Francesco di Sales del Barbault. - 2. Altare: S. Pammachio di Aureliano Melani. - 1ª Cappella. È dedicata a S. Paolo della Croce, passionista, e fu edificata nel secolo xix. La volta, la cupola furono dipinte dal Coghetti. Sull'altare: S. Paolo della Croce dello stesso, e dello stesso è anche La morte di S. Paolo. Ai lati: L'orazione nell'orto e La deposizione del Grandi. - 3. Altare: I martiri siciliani Melani - Sepolcro del cardinale Lorenzo Litta (1820) - 2ª Cappella (in fondo alla navata): S. Saturnino di Marco Benefiali - Abside. L'abside e l'altare maggiore furono eseguiti coi disegni di Francesco Ferrari. La volta fu dipinta, a spese del cardinale Nicola Carafa, nel 1588 da Nicola Circignani detto il Pomarancio. Nel tamburo: l'affresco centrale è di Giacomo Triga; quello di destra è di Pietro Barbieri e quello di sinistra del Piastrini. Gli angeli di stucco sono di Pietro Bracci - A sinistra: sepolcri di Olimpiade Pesenzini (1836), del cardinale Vincenzo Macchi (1860), di Giovanni Fajella (1830), di Teresa Saracinelli (1855), di Anna Pieri (1862), di G. B. Bonti (1862) 1. Altare: S. Giuseppe di Aurelio Melani. - 2. Conversione di S. Paolo dello stesso - Monumento del cardinale Garampi, scolpito da Cristoforo Prosperi nel 1829. Sepolcro del cardinale Francesco Vici (1868). 3. Altare: L'Assunta di Cesare Torelli. - 4. S. Vincenzo de' Paoli di Simone De Rovita.
Sacrestia. - Nel corridoio: busti di Pio VI (1765-95, Braschi), di Clemente XIV (1769-74, Ganganelli), di Pio IX (1846 - 78, Mastai), di Innocenzo XII (1691-700, Pignatelli) e del cardinale Paolucci. Questi ultimi due sono di Pietro Bracci.
Giardino. - Il convento dei Passionisti, annesso a questa chiesa, ha uno spazioso giardino il cui ingresso è vietato alle donne.
Sotterraneo. - Nel 1889, intraprendendosi alcuni lavori di restauro sotto l'abside, fu ritrovata la casa antica, dove i due martiri omonimi erano stati sepolti. Questa casa si compone di tre edifici: un palazzo romano, una abitazione cristiana e un piccolo oratorio primitivo. La loro importanza è grandissima, prchè la casa cristiana è l'unica del genere che sia stata ritrovata intatta, con tutte le sue suppellettili e il suo ordinamento interno. La casa dei Santi Giovanni e Paolo fu a due piani, e conserva ancora pitture del ii (?) del iii e del iv secolo. Fra le pitture pagane appartenenti al palazzo primitivo vanno notate le ghirlande sorrette da genietti alati, non completamente nudi, ma ricoperti come da una maglia. Esse sono anteriori di un secolo a Giovanni e Paolo, ma se bene di mano gentile furono conservate ad simplex ornamentum. Le pitture cristiane della Domus privata hanno una importanza maggiore. In esse, oltre ai soliti simboli decorativi - pesci, colombe, palme ecc. - si trovano frammenti di scene della storia sacra come il Mosè al monte Oreb, in atto di sciogliersi i calzari. Sopra una parete del Tablinum, un apostolo, l'allegoria della pecora smarrita, il simbolo dell'Eucarestia - quasi vituli lactantes, come aveva detto Clemente Alessandrino - e una grande Orante, vestita di oscuro nella quale il padre Germano da San Stanislao vuol vedere una immagine primitiva della Madonna. In questa casa vissero Giovanni e Paolo, ufficiali della guardia di Giuliano di cui erano famigliari. Condannati al martirio furono decapitati da Terenziano, nel 336, e seppelliti frettolosamente nei sotterranei stessi della loro abitazione. Più tardi alcuni amici dei due martiri - la matrona Benedetta, Crispo e Crispiniano - cominciarono a frequentare il luogo pio finchè anch'essi non vi furono uccisi e sepolti. E finalmente quel Terenziano che era stato l'esecutore del martirio fu tocco dalla grazia divina, stabilì un piccolo oratorio sul luogo del martirio. Ma il grande oratorio si deve a Pammachio, figlio del senatore Bisante, che rimasto vedovo si dette tutto alle pratiche più ferventi della religione, e ottenne dall'imperatore Gioviano di edificare un santuario sul Celio. Di questa fondazione che risale alla fine del iv e ai primordi del v secolo rimangono affreschi rappresentanti il martirio dei santi ivi sepolti. Negli scavi fu rinvenuto un ricco materiale di suppellettili domestiche quali vasi, piattelli, anfore, lucerne tutte adorne di simboli cristiani.
In via del Mascherone. Anticamente si chiamava S. Tommaso della Catena e apparteneva agli Spagnuoli, ma nel 1575 Gregorio XIII (Boncompagni) la cedette ai bolognesi che la fecero restaurare.
Interno. - Sull'altare a destra: sepolcro di Bonifazio Pasi, bolognese (1581); Transito di S. Giuseppe di Francesco Gessi scolare di Guido Reni. Altar maggiore: copia della Vergine coi Santi Petronio e Giovanni dall'originale del Domenichino, anticamente quivi e ora nelle Braidense di Milano. Altare di sinistra: S. Caterina da Bologna del Savonazzi.
Sulla piazza omonima, da cui derivò il titolo. È una chiesa antica dedicata primitivamente ai Ss. Genesio ed Eleuterio. Ma avendo Sisto V (1585, Peretti) trasportate le reliquie di questi martiri in S. Susanna, Gregorio XIII nel 1582, cedette l'edeficio che era mezzo rovinato alla Compagnia della pietà dei carcerati, che lo fece riedificare dai fondamenti con architettura di Angelo Tarroni e lo dedicò al Battista.
Interno. - A una sola navata. A destra, sulla parete presso la porta: pietra tombale di Nicola Porcari, le cui case erano vicine, morto nei 1362. Sul frontone dell'altar maggiore: La Pietà di Luigi Garzi. Sull'altar maggiore: S. Giovanni di Baldassare Croce. A sinistra: sepolcro di Gaspare Spinelli, romano 1625. Cappella di S. Eleuterio con un quadro di Giacomo Zoboli, milanese.
In via Leonardo da Vinci. Appartiene al monastero delle religiose di Cluny e fu edificata con architettura del Carimini. Nel 1900 venne consacrata dal cardinale Parrocchi.
Interno. - Ha tre altari. Le pitture di questi altari rappresentanti il Sacro cuore e l'Immacolata sono del Capparoni. Nella cripta: riproduzione della grotta di Lourdes.
In via dei Maroniti. Si chiamava anticamente S. Giovanni della Ficozza e il suo titolo le derivava probabilmente dalla famiglia Ficocia, abitante in quel rione. La sua origine è incerta, ma esisteva già all'epoca di Onorio III (1216-27). Nel 1553 Gregorio XIII (Boncompagni) trasformato l'ospizio e l'ospedale dei Maroniti in collegio per i giovani connazionali, la chiesa venne loro ceduta. Nel 1878 la chiesa e il vicino ospizio passarono ai Polacchi, che la fecero restaurare. Nel 1883 fu consacrata dal cardinale. Monaco La Valetta. Sulla porta di ingresso: la Madonna, calco di gesso da un antico del secolo xv.
Interno. - Ha tre altari. Su quello di destra: La Vergine, statua dello scultore Czosnowsky; su quello di sinistra: l'Ecce homo dello stesso. Sull'altar maggiore: La Vergine fra S. Giovanni Canzio, S. Stanislao, S. Adalberto e S. Casimiro, quadro di scuola polacca moderna.
In via Cavallini. È una chiesuola annessa al convento delle suore Calasanziane. Fu edificata nel 1888 con architettura del Busiri e fu consacrata dal cardinale Parrocchi, allora Vicario generale.
In via Lombardia, nei nuovi quartieri di Villa Ludovisi. Fu edificata nel 1891 con architettura del Parisi. Nell'interno sull'altar maggiore S. Giuseppe Calasanzio e la Madonna, quadro a olio di un anonimo del secolo xviii. Sull'altare a sinistra S. Anna, di Agostino Rosi.
Fu edificata nel 1598 da Francesco Soto, spagnuolo, con l'aiuto pecuniario di donna Fulvia Sforza. Nel 1620 fu rifatta dal cardinale Marcello Lante. Nella facciata: La fuga in Egitto, affresco deterioratissimo di Tommaso Lumi.
Interno. - Altare a destra: S. Teresa, del Lanfranco. Altar maggiore: La Vergine e S. Giuseppe svegliati da un angelo di Andrea Sacchi, restaurato da Pietro da Cortona. - Sepolcro del cardinale de Gregorio (1827). - Altare a sinistra: quadro a olio del Voo, fiammingo.
Al Foro Romano, sopra il Carcere Mamertino. Fu cominciata a edificare sotto il pontificato di Paolo III (Farnese) nel 1538 dalla Confraternita dei falegnami e ne fu architetto Giacomo della Porta. Nel 1885 fu restaurata a spese della suddetta Confraternita, cui ancora appartiene.
Interno. - A destra: 1. Altare: Il transito di S. Giuseppe di Bartolomeo Palombo. - 2. La Concezione di Giuseppe Ghezzi. - Altare maggiore: Sposalizio di Maria di Orazio Bianchi, meno gli angeli nella parte superiore del quadro, che sono del Viviano, detto il Sordo. La volta è dipinta da Giovanni Battista Senese e l'arcone esterno da Giovanni Battista Ricci, novarese. A sinistra: 1. Altare: La nascita di Gesù di Carlo Maratta. 2. - L'Assunzione di Giovanni Battista Leonardi. Le figure sopra la porta della sacrestia sono dello Speranza e quelle dalla parte opposta di Giuseppe Puglia, detto il Bastaro. Quelle intorno alle pareti di Cesare Mariani.
Oratorio. (Vi si entra da una porta nella parete di destra). - Gli affreschi delle pareti sono di Marco Tullio Compagna. L'altare fu eseguito su disegni del Calcagni e il quadro che vi si conserva, rappresentante la Madonna fra San Giuseppe e S. Gioacchino è di Pier Leone Ghezzi.
Nella via omonima, a destra da chi giunge da S. Spirito. Fu edificata nel 1782 coi disegni di Giuseppe Ludovico Rusconi Sassi e con i denari di monsignor Majella, segretario dei Brevi e canonico di S. Pietro.
Interno. - Altare a destra: Sacra Famiglia, di Gerolamo Pesci. Altar maggiore: S. Giuseppe, di Pippo Frgiotti. Altare a sinistra: quadro a olio di Nicola Ricciolini.
Nella via dei Banchi Nuovi. Si chiamava anticamente S. Angelo de Micinellis, dal nome della famiglia Miccinelli, che aveva li vicino le sue case. Nel 1472 fu ceduta ai Censori col titolo di S. Michele in Micinello, e nel 1523 passò alla Società delle Missioni.
Non si conosce la data della edificazione di questa chiesa, ma si crede che sia stata eretta da Gregorio II (715-31) dopo che la Fiandra fu convertita alla fede cristiana. Anticamente vi era annesso un ospedale per i pellegrini poveri, ospedale che oggi non esiste più. Nel 1004 Roberto di Fiandra, essendosi recato a Roma coi principi cristiani per la crociata bandita da Urbano II, restaurò la chiesa. Nel 1675 fu poi ridotta allo stato attuale. Nel 1854 Maria Luisa, prima regina dai Belgi rifece a suo spese l'altare. Nella facciata sopra la porta, statua di bronzo di S. Giuliano il povero, di un anonimo fiammingo del secolo xviii.
Interno. - A destra: sepolcro dell'arcivescovo Francesco Saverio de Merode (1874). Sepolcro di Giovanni Battista Maes (1856). Sepolcro del pittore Giacomo Sturm, eseguito nel 1844 da Tuerlinck Bottemam. - Sopra la porta della sacrestia: sepolcro di Giovanni Musem (1668) - Altar maggiore, a destra: monumento del tenente generale barone Alberto Prisse, aiutante di campo del re del Belgio (1856) - A mancina: memoria al re dei Belgi Enrico Ferdinando Carlo (1864). A sinistra: sepolcro di De Val (1663) - Monumento di Ludovica Filippina di Timbrume Valence, contessa di Celles, moglie dell'ambasciatore del Belgio a Roma. Questo monumento fu eseguito nel 1787 da Matteo Kessels di Maestrict.
Questa chiesa fu edificata nel luogo detto Clivus Scauri, dove S. Gregorio Magno ebbe la sua casa paterna. Quivi egli edificò un monastero, nel quale visse lungamente, e una chiesa dedicata a S. Andrea. Alla morte del santo, i monaci abbandonarono chiesa e convento, finchè Gregorio II (715-33) non ve li ricondusse edificando la chiesa attuale. Nel 1633 il cardinale Scipione Borghese edificò il portico e la facciata e ne fu architetto Gio. Battista Soria. Nel 1725 la chiesa fu restaurata a nuovo dai monaci camaldolesi a cui apparteneva, coi disegni di Giuseppe Serratini e di Francesco Ferrari. Nel 1830 fu restaurata un'ultima volta a spese del cardinale Zurla.
Portico. Nelle lunette degli archi: Storie di S. Gregorio dipinte dal Pomarancio. A destra: sepolcri di Pietro Beltrami (1543); del cardinale Roberto Riparoli (1592); di Bernardo dei Franchi (1620); di Porzia del Drago - Santa Croce (1614); di Francesco Maria Bagorcia (1562). Monumento funebre dei fratelli Bonsi fiorentini (ultimi anni del secolo xv), opera di Luigi Capponi da Milano. A sinistra: sepolcri di: Roberto Pecham cavaliere del Toson d'oro e suddito inglese che all'epoca della Riforma abbandonò la patria, prese servizio in Spagna alla corte di Filippo e Maria e morì a Roma nel 1569; di monsignore Edoardo Carn, ambasciatore d'Inghilterra presso la Santa Sede e l'imperatore (1561) opera di uno scolare del Sansovino; di Giacomo Bespini, bergamasco (1645); di Emilia Lomellini (1592); di Giovanni Nicolini; ambasciatore di Ferdinando d'Aragona presso la corte di Giulio II e morto a Roma nel 1580. (Questo monumento fu restaurato nel 1725 dai discendenti). Sepolcro di Fabrizio Crescenzi, patrizio romano, eseguito da Onorio Longhi nel 1592. Monumento di Lelio Guidiccioni (1643,), con bassorilievi del secolo xv. Tutte queste memorie sepolcrali erano primitivamente nella chiesa, da dove le tolse il cardinale Scipione Borghese, a cui si deve il portico.
Interno. - È a tre navi sorrette da 10 colonne di granito: il pavimento è opera cosmatesca del secolo xiii; il soffitto fu dipinto a fresco da Placido Costanzi, scolaro del Luti. A destra: 1. Cappella: S. Silvia di Giovanni Parker; S. Damiano di Francesco Mancini. - 3. S. Romualdo di Francesco Fernandi detto degli Imperiali. - 4. Cappella (in fondo all'abside): S. Gregorio di Sisto Badalocchi. Paliotto d'altare con un bassorilievo di Luigi Capponi - Accanto a questa cappella è l'oratorio di S. Gregorio Magno dove si conserva ancora la sedia marmorea sulla quale sedette quel pontefice - Altar maggiore: la tribuna e la balaustra di marmo, furono fatte sui disegni del Ferrari, dal cardinale Quirini. Il quadro dell'altare, rappresentante S. Andrea è di Antonio Balestra. Il medaglione sorretto dagli angeli dell'arcone esterno è di G. B. de' Rossi. A sinistra: 1. Cappella: S. Michele del Bonfreni. - 2. La Madonna fra alcuni beati di Pompeo Batoni. - 3. La Concezione di Francesco Mancini. 4. (In fondo all'abside): sepolcro del cardinale Zurla, eseguito dal Fabris - Busto di Gregorio XVI (1832-46, Capellari) dello stesso - Di qui si passa nella cappella Salviati, che fu costruita da Francesco da Volterra e da Carlo Maderno. Alle pareti sono i sepolcri del conte Ranieri Interannati (1579) e del cardinale Ambrogio Bianchi (1864). Sull'altare una Madonna arcaica, ridipinta, che la tradizione dice abbia parlato a S. Gregorio - Sulla parete di sinistra ciborio di marmo, con dorature, eseguito nel 1468 da Andrea Bregno, milanese - Gli affreschi della cupola sono di Ricci da Novara - Nel secondo scalino, a destra, frammento di pluteo bisantino del secolo viii. Da questa chiesa si passa in un giardino del contiguo convento, dove si venerano le tre cappelle erette da S. Gregorio, in questo ordine:
S. Silvia. - La statua di S. Silvia è del Cordieri e fu fatta sotto la direzione di Michelangelo. Gli affreschi, rappresentanti una gloria di angeli, sono di Guido Reni.
S. Andrea. - Sull'altare: S. Gregorio e S. Andrea del Pomarancio. Nella parete di destra: Flagellazione di S. Andrea, affresco del Domenichino, che fu alquanto guasto per i restauri che vi fece Carlo Maratta. Su quella di sinistra: S. Andrea che adora la croce, affresco di Guido Reni. Notare la figura della contadina, sul primo piano, a sinistra di chi guarda che ha l'acconciatura e l'atteggiamento della pretesa Beatrice Cenci nella galleria Barberini.
S. Barbara. - Statua di S. Gregorio del Cordieri. Gli affreschi delle pareti sono di Antonio Vivinno. Nel mezzo di questa cappella si conserva la tavola di marmo su cui il santo serviva di sua mano 12 poveri ogni giorno e dove una volta si assise un angelo che poi disparve d'un tratto.
È così denominata dalla confraternita di signori laici, creata per soccorrere le famiglie nobili bisognose, ma anticamente si chiamava di Ponte Quattro capi o anche Ponte Judaeorum. La sua origine è antichissima, ma non se ne ha nozione esatta che nel 1403, epoca in cui il Galletti le attribuisce un rettore. Era stata edificata sulle case della gente Anicia, che più tardi venne chiamata Frangipane e dedicata a S. Gregorio perché quivi il padre di quel santo possedeva una casa. Nel 1729, essendo la chiesa molto malandata e guasta, fu restaurata sui disegni di Filippo Barigioni. Nel 1858 fu intieramente restaurata ed essendo sulla porta del Ghetto, fu messa sulla facciata una iscrizione bilingue, ebraica e latina, tolta da un passo della Bibbia.
Interno. - Il soffitto è decorato da un affresco del Sereni, rappresentante l'Assunzione e ai lati quattro angeli, che sorreggono cartigli. - A destra. Sull'altare: S. Filippo del Casoli (restaurato malamente). Altar maggiore: immagine della Madonna, copia di quella detta delle Fornaci. Sopra a questa, lunetta del Marini, rappresentante il Padre Eterno. A sinistra: S. Gregorio del Parrocel (restaurato). Il pavimento di marmo fu eseguito dal Michelini.
In via Leccosa. Fa edificata nel 1527, sotto il pontificato di Clemente VII (Medici) dalla Congregazione dei muratori, statuarii, scalpellini e stuccatori a cui appartiene tuttora. Fa restaurata nel secolo xviii, epoca in cui un pittore ignoto dipinse lo figure della facciata.
In via Sistina. Fu edificata nel 1619 dai padri eremitani spagnuoli, dell'ordine di S. Agostino, con architettura del padre Giuseppe Paglia, siciliano. La facciata è di Francesco Ferrari.
Interno. - Il bassorilievo sull'altare di destra, rappresentante la Natività è di Francesco Siciliano. Sull'altare maggiore si venera una immagine della Madonna detta di Cappacavana.
Fu edificata dal cardinale Ludovisi, nipote di Gregorio XVI, nel 1626 - sullo rovine di una chiesetta dedicata alla SS. Annunziata - per rendere più solenne la canonizzazione di S. Ignazio da Loyola. Fu finita nel 1685, dopo la morte del cardinale che lasciò duecentomila scudi a questo scopo. I piani furono disegnati dal Domenichino, che fece due progetti riuniti poi dal padre Grassi. La facciata è dell'Algardi.
Interno. - È diviso in tre navate sorrette da pilastri. La volta è dipinta dal padre Pozzi che vi ha figurato l'Ingresso di S. Ignazio in Paradiso e le Quattro parti del mondo. A destra: 1. Cappella. Quadro a olio del Padre Pozzi, sull'altare adorno di due colonne di giallo antico. - 2. Sull'altare: S. Giuseppe del Trevisani; a destra quadro di Giuseppe Chiari; a sinistra S. Luigi Gonzaga anche del Trevisani. - 3. Tela a olio di Stefano Pozzi. 4. (Della crocera,). Questa cappella adorna di marmi e di bronzi
dorati fu eseguita su disegno del Padre Pozzi che ne dipinse la volta. Il bassorilievo sull'altare, fra due colonne di marmo
verde, rappresenta S. Luigi Gonzaga ed è del Le Gros, che scolpì anche le due statue laterali. I due angeli della balaustrata sono di Bernardino Ludovisi. Sotto
l'altare, in un sarcofago di lapislazzuli adorno di bronzo, è il corpo del santo - In fondo alla navata: sepolcro di Gregorio
XV, morto nel 1623, del Le Gros, meno le due statue muliebri che

Interno di S. Ignazio.
In via Orazio ai Prati di Castello. Appartiene al convento delle Dame di Nazaret e fu edificata nel 1892 con architettura di Re de Rossi.
Vestibolo. Prima che la chiesa grande fosse edificata serviva di oratorio per il convento. Le decorazioni murali sono del Capranesi, la cancellata di ferro battuto è del Lupacchini.
Interno. È a una sola navata, di stile lombardo. Le decorazioni delle pareti, coi simboli degli Evangelisti o dell'abside con la Madonna in gloria sopra un fondo d'oro sono del Bartolucci.
Nella piazza di San Pietro in Vincoli. Fu edificata nel 1883 con architettura di Luca Carimini, e appartiene alle monache francesi dette Petites sœurs des pauvres. Non contiene opere d'arte.
In piazza Termini. Fa parte dell'Istituto Massimo e fu eretta coi disegni del Pistrucci.
Interno. È a forma rettangolare con soffitto a cassettoni. Sull'altare: statua dell'Immacolata Concezione del Jacometti. Sotto la mensa: corpo di San Massimiliano, estratto dalle catacombe e patrono del fondatore dell'Istituto, padre Massimiliano dei principi Massimo. Sulle pareti: San Luigi Gonzaga, San Giovanni Berchmans, San Stanislao Kostka e San Filippo Neri del Bottoni, scolaro del Gagliardi. Ai lati: San Saverio e Sant'Ignazio dello stesso. L'harmonium fu regalato alla cappella da Leone xiii.
Notes
2. Mi sono limitato, in questo rapido cenno alle date più importanti della architettura di S. Giovanni in Laterano. Consiglio - a chi volesse avere un'idea della sua storia i seguenti autori: Rohault de Fleury, Le Latrau au Moyen-Age; Stevenson, Scoperte di antichi edifizi al Laterano; Grisar, Storie di Roma e dei Papi nel medio evo; Gregorovius, Storia di Roma.
3. Ho indicato tra la parentesi il principio del versetto scritto sotto ogni profeta per facilitare le ricerche del visitatore.