--------------------

Viaggio nel Lazio: la tuscia e l'agro pontino - Edizione Elettronica

21 dicembre 1815 - 8 gennaio 1816.


Indietro 22 ottobre - 5 novembre 1815. | 21 Marzo - 27 Marzo 1816 Avanti

Velletri, Cisterna, Terracina, Capo Circeo, Sezze, Norma, Sermoneta, Cori - Roma

21 dicembre.

Partii da Roma onde avviarmi a Velletri indi a \ Terracina/75 ed a Capo Circeo. Fuori della porta di S. Giovanni a un miglio e mezzo s'incontrano depositi di pozzolana rossa di cui esistono cave in quelle vicinanze situate accanto alla discesa detta della Bellona. Circa un miglio e mezzo in distanza dalle Fratocchie76 havvi alla destra una piccola collinetta detta il Tuglio che mi dissero di visitare. Alla sera pernottai ad Albano.

22 dicembre.

Partii da Albano. Riferii già in altra circostanza le osservazioni fatte lungo la strada di Velletri fino presso a S. Gennaro. Ora proseguendo dirò che a poca distanza dal 22 miglio incontrasi una stradella a destra che guida ai monti Cagnoli i quali sono presso Civita Lavinia 77 ed in essa si scorge un vestigio, l'antica via romana lastricata di masse poligone di basalta, la quale guidava forse a Nettuno. Sulla medesima strada a poca distanza dalla postale si trova un deposito di peperino analogo a quello del capo di Giuturna del lago di Gabj e del lago di Albano presso la cava dei pescatori, vale a dire di color bigio e impastato di pezzetti di lava bruna, e di un rosso di mattone, con mica e particelle bianche forse calcare. Questa roccia, come apparisce sul luogo, si scavava colà anticamente per uso delle fabbriche. Da S. Gennaro, paesetto ora diruto, fino a Velletri nel fondo di quasi tutte le vallette che attraversano la strada maestra, e che si valicano sopra ponti, si scoprono correnti di lava, che probabilmente discesero dal monte Artemisio. [...] Giunto a Velletri mi recai al colle contiguo de' Cappuccini, che è alla radice dell'Artemisio, e potei commodamente riconoscerne la struttura penetrando entr'alla vigna alla destra. [43r] Questa eminenza è tutta formata di scorie rossiccie aride e sonanti, le quali sono accumulate a strati inclinati, che si distinguono dal volume diverso de' pezzi. [...]

- La pietra da fabbrica di cui si fa uso in Velletri è comunemente peperino il quale si scavava una volta alla stradella de' monti Cagnoli già mentovati, ed ora si estrae da un luogo situato \ presso i/78 monti Secchi, ove, per quanto mi fu detto, ne esiste un gran deposito; mostra l'inconveniente in ambe le località di essere mescolato con molti ciottoli di lava, oltre di che quantunque bello in apparenza, si fende79 facilmente e si scrosta rimanendo esposto alle intemperie. L'altra pietra di cui si fa uso nelle fontane, negli scaglioni e nelle imposte delle case è il travertino che si scava presso Torecchia alla distanza da Velletri di sei \ in/80 sette miglia in fianco alla81 \antica/ strada di Napoli.

23 dicembre.

Da Velletri \ andai/82 al monte Artemisio. Mi recai a tale oggetto sulla strada maestra di Roma, dopo avere percorso circa un miglio presi alla destra uno stradello che conduce al casino di Torrazzi assai malconcio e puntellato, talchè non so per quanto tempo potrà servire d'indirizzo. Fino a quel punto non incontrai che il solito lapillo nella massima parte decomposto tanto comune in questi contorni. Procedendo più oltra presso la falda del monte giunsi in un luogo detto il Formellaccio ove comparve una bella porzione di corrente di lava: più oltra ancora, e vieppiù montando lungo la falda incontrai un'altra corrente di bellissima lava basaltina, di pasta fina, di frattura concoide con alcune leuciti, ed alcune pirossene la quale era accompagnata da lava sperone simile a quella del Tusculo. Io non posso indicare col nome proprio questa località, ma quando anche lo facessi sarebbe inutile, imperocchè ascendendo sempre più verso la cima è oltre modo comune questa unione di lava ordinaria, e di lava sperone. La cima del monte Artemisio ove io mi recai si può agevolmente riconoscere da Velletri e da qualunque altro punto. Essa è quella porzione di catena più prossima a Genzano, la quale forma un giogo il cui contorno, [43v] ossia la linea della sommità, è alquanto convesso, e che rimane fra due punte più prominenti. Ora quanto più m'inoltrava verso la vetta tanto più abbondante era la lava, o a dir meglio niente altro scorgeva intorno che lava, quantunque non formasse alla superficie una corrente uniformemente scoperta; ma grandi e frequenti indizj di essa si mostravano di tratto in tratto, essendo riccamente coperto dalle zolle, dagli scopeti83, e dalle macchie. [...] Girando attorno lo sguardo dalla cima dell'Artemisio si riconosce che tra questa grande montagna, e quella egualmente voluminosa di Monte Cavo rimane una spaziosa vallata tutta coperta da selve di faggi, la quale continua fino al lago di Nemi. I Monti Secchi, ed i Monti Canini figurano da quell'altezza come picciole eminenze e più umili compaiono ancora i monti Cagnoli contigui a Civita Lavinia. - Visitata adunque la cima dell'Artemisio mi avviai di nuovo verso la pianura, ed anche nel tratto percorso in questa occasione mi si presentarono frequenti porzioni di corrente di lava. Giunsi alle fornaci di mattoni di casa Borgia situate a pie' di un'eminenza contigua alla bassa falda dell'Artemisio, la quale è composta di un aggregato di scorie giallastre, che occupano la parte superiore, e di un gran deposito di lapillo giallognolo in istato di decomposizione, che in molti luoghi è coperto da un grande banco di terra argillacea rossiccia, che senza dubbio risulta dal disfacimento del lapillo bruno al pari di quella del Pincio in Roma, della stradella accanto alla Madonna del Ricorso nel Vaticano, e di molte altre località altrove indicate. Ambedue queste sostanze si scavano per la fabbrica di mattoni, ma la terra argillosa adoperata sola sgretola al fuoco, il lapillo giallognolo quantunque in istato di disfacimento non farebbe presa, nè si impasterebbe da sè solo, laonde per ottenere l'intento si mescolano insieme queste due sostanze nella proporzione di due parti del suddetto lapillo, detto sul luogo sabbione, è di una parte di terra argillosa; questa è la proporzione ordinaria, ma prima di fabbricare i mattoni si accostuma sempre di fare un saggio preventivo, che si [44r] espone alla fornace: in caso che la massa si fenda si unisce una certa porzione di terra argillosa meno tenue, che nel linguaggio de' lavoranti chiamasi magra, e che in sostanza è identica all'altra, ma possede in minor grado i caratteri argillacei per essere meno inoltrata la decomposizione. Le sostanze adunque che si adoperano in questa fabbrica sono quelle medesime che si mettono in opera nelle fornaci de' Monti Secchi. I mattoni quando sieno ben cotti presentano una massa molto compatta, hanno un colore rosso cupo traente al violaceo, con un grado maggiore di cottura diventano nerastri, e scintillano sotto l'acciarino, sovente avviene che spignendo il fuoco acquistino un principio di fusione e si conglutinino insieme, lo che mostra che quell'impasto è facilmente fusibile. Dalle Fornaci di Borgia mi misi sulla contigua antica strada postale, la quale riesce sulla strada moderna presso il ponte Veloce84. Lungo questa strada presso alle Fornaci s'incontra porzione di una gran corrente di lava, che di tratto in tratto si manifesta sul piano della via ove è distrutto il selciato. Trovasi colà lava compatta, porosa, cellulare, e lava porosa. Ora se riflettiamo alla molteplicità degli indizi di correnti di lava che si trovano al pie' dell'Artemisio, e ne' borri che attraversano l'attuale strada postale si deve argomentare che una grande effusione di materie vulcaniche abbia avuto luogo in questo monte composto esso medesimo in gran parte di lava, come ho riconosciuto ne' luoghi percorsi, e come agevolmente potrei riconoscere a qualche distanza anche negli altri non visitati. Esso forma una giogaia ben vasta la cui bassa falda si prolunga con dolce e graduato \declivio/85 nella pianura dalla parte delle montagne calcarie di Monte Fortino. Tornato a Velletri, feci un breve passeggio fuori della porta di Napoli. [...]

24 dicembre.

Partii da Velletri e mi recai a Terracina, ma essendo partito di notte col procaccio86 di Napoli arrivai a Cisterna verso l'alba, talchè lungo la via non potei fare veruna osservazione. Da Cisterna fino a Torre Ponti87 la sabbia della strada, e dei campi è in parte vulcanica, atteso che contiene quantità di frammenti di pirossena: alla distanza di un miglio circa da quest'ultimo luogo, prima di giungere ad esso, incontrai un deposito di terra argillosa di un rosso bruno mista di squame di mica, di cristalli di pirossena, e di ciottoletti calcarei. Ma mi dimenticava di dire che oltre Cisterna presso la macchia delle Case fondate, località già segnata dall'Ameti, incontrasi un deposito di travertino il quale si manifesta tratto tratto in altri punti per quella pianura accanto alla strada. Questo è il travertino di cui ho altrove parlato, e che passa sotto il nome di travertino di Monte Fortino in quanto che il luogo è nel territorio di questo paese. Esso è molto tenace, e di grana più spatica88 [44v] e di un colore più giallognolo di quello di Tivoli. Si adopera come ho detto, in Velletri, e se ne è fatto uso a Torre Tre Ponti nella fabbrica della chiesa. [...] Alla sera giunsi a Terracina.

25 dicembre.

Mi fermai a Terracina per esaminare i contorni. Questo paese è addossato a una montagna di calcaria secondaria bigia a frattura concoide, e stratificata. Gli strati più potenti sono verso la base dove hanno l'altezza di dieci in dodici piedi, ma verso la cima sono molto men grossi, irregolari, e tinti superficialmente di ocra rossiccia. Quanto alla porta del Borgo che conduce a Napoli havvi una gran rupe isolata in gran parte essendo distaccata fino a gran profondità dalla montagna contigua, e la parete di essa che fa sponda alla strada fu tagliata a picco dai romani per la altezza di 120 piedi, e la misura del taglio è indicata da dieci in dieci89 piedi cifre numeriche scolpite nel masso90 in un'area quadrilunga levigata ornata dall'uno e dall'altro lato da un'orecchia triangolare. Fuori della detta porta a destra havvi una \gran/ nicchia rettangolare a cui si ascende per cinque gradini, ed il tutto è scolpito nel masso; sopra di essa si scorge91 parimenti un'area \rettangolare/ levigata con le due anse o orecchie sopra indicate, che sembra essere stata dessinata per contenere qualche iscrizione che poi non fu scolpita. Lo spigolo longitudinale che corrisponderebbe a quello di un architrave è ornata di una cornice con semplici membrature, e dai due lati della nicchia havvi esternamente colonette in bassorilievo rozzamente scolpite nella roccia in direzione non già retta, ma obbliqua92 secondando l'andamento della scarpa della rupe. La base di essa è attica, il capitello non presenta che quattro foglie elittiche, e ricorda quello delle fabbriche de' bassi tempi: non saprei decidere se questo lavoro sia vivamente antico romano, ma tale me lo farebbe credere la esattezza, e la regolarità delle linee dell'indicata area rettangolare93. Intorno a Terracina veggonsi in più luoghi avanzi di mura ciclopiche, e queste si osservano presso94 Porta Romana, presso Porta Posterula sotto l'angolo [45r] del palazzo Braschi, e nell'angolo della vigna de' frati di S. Francesco. Esse sono costrutte al solito di un solo ordine di grandi massi calcarei di figura irregolare messi maestrevolmente95 gli uni sopra gli altri, che debbono essere stati modellati a colpi di mazza, imperocchè non si ravvisa in essi traccia di scalpello, non solamente nella esterna superficie ove si potrebbe credere che i segni sieno stati obbliterati dal tempo, ma eziandio ne' lati interni, come si riconosce ne' vani lasciati da alcune pietre cadute. Il muro ciclopico nel recinto della vigna de' frati di S. Francesco forma un'96 angolo: una parte di esso muro è rivolta al S. l'altra al S.O., e le pietre componenti l'angolo sono tutte tagliate in parallelopipedi, a differenza delle altre che sono poligoni irregolari: e questa forma paralellopipeda non è propria de' soli97 massi costituenti l'angolo, ma comparisce eziandio per qualche spazio in quelli contigui che costituiscono la massa della parete; il che sembra essere stato praticato per maggiore solidità. Ho notato che nella parete S. O. havvi presso lo spigolo una linea incavata longitudinale parallela allo spigolo stesso, che si discerne su quasi tutta l'altezza del muro, e questa sembra certo essere stata fatta con lo scalpello, quantunque non ne sieno riconoscibili le traccie. È da avvertire per altro che tanto in questa località, come presso Porta Posterula, sopra i grandi massi ciclopici v'ha un'altra costruzione di massi assai più piccioli, che quantunque di forma irregolare anch'essi dubito che sieno opera antica, e questi sono98 a più ordini nella grossezza della muraglia. - Esaminati gli avanzi delle antiche fabbriche che si veggono presso Terracina fuori di porta romana trovai che la calce è composta di pozzolana bruna e rossiccia, e che i mattoni contengono essi pure particelle di pozzolana di quest'ultimo colore. Nella piazza del paese si conserva l'iscrizione di Teodorico relativa alle paludi pontine: nell'atrio della chiesa di S. Cesareo havvi una gran vasca antica di granito, ed un'iscrizione italiana sottoposta ad essa avverte che molti cristiani furono scannati e martirizzati in quel recipiente. Sull'eminenza in cui è costrutta Terracina vegetano fichi d'India ben grandi e con fusto legnoso, il pistacia lentiscus, una grande euforbia di statura quasi arborescente \\che è l'euphorbia dendvoides//, olivi, melangoli, palme. Trovai colà in fiore l'Anagjris fetida, l'amirrhinum majus, e purpureum, il Geranium romarum e un lepidio molto comune. La temperatura era dolcissima pari a quella de' primi giorni di primavera. Avendo fatta una scorsa lungo la strada di Terracina osservai che il sabbione portato dal mare è calcario siliceo con piccoli frantumi di pirossena nera. Trovai colà alcuni gusci di bivalvi [...].

26 dicembre.

Passai da Terracina al monte Circeo distanza dodici miglia. Attraversai una macchia di faggi fino a torre Badino ove si traghetta il fiume in una barca, e di là continuai il mio viaggio lungo la spiaggia del mare. Il suolo della macchia consiste di un sabbione giallognolo composto di grani calcarei misti a particelle di quarzo, ed è identico a quello che si rinviene lungo la spiaggia. \\Mi sembra piuttosto di fiume// Questo sabbione come fu osservato dal sig. Scaccia99 predomina generalmente in tutte le macchie che si frappongono al mare ed alle paludi Pontine. [...] Queste montagne [all'intorno di S. Felicita100] presentano rupi, punte, scaglioni, e non hanno quel pendio dolce e regolare, e quella cima rotondata delle altre di Terracina, di Sezza, di Sermoneta, ec.101 Io credo adunque che la roccia di queste eminenze sia una calcaria di transizione, differente da quella di Terracina che è secondaria, e siccome mi si dice che in parecchi luoghi havvi grandi caverne, che mi propongo di visitare, così stimo che essa sia quella calcaria detta da Tedeschi Hölenkalk. Per quanto spetta all'alabastro esso trovasi in mezzo a questa roccia in grandi nuclei, in filoni, in istrati della grossezza di un piede, e sotto forma di stalattiti. Ve n'ha di bianco, di colore di miele ossia cotognino, a zone, e a disegni di fortificazione, e per certo non ho veduto luogo ove sia più abbondante questa produzione. Esso proviene da riempimenti di fenditure, che in altri siti trovansi vuote in questa roccia medesima ove sono molto frequenti, e le caverne che in essa esistono altro in realtà non sono che fenditure molto voluminose. La località indicata ove si è scavato l'alabastro presenta due ripiani l'uno sopra l'altro, e la materia è stata estratta a cava aperta col mezzo di mine di cui si conoscono i segni, lo che indica che le cave non sono molto antiche, oppure a colpi di scalpello di cui in qualche luogo rimangono parimenti le traccie. L'eminenza ove sono situate queste [46r] cave ha superiormente uno strato di terra rossa, la quale s'insinua nelle fenditure di questa roccia. Havvi un'altra circostanza, che non conviene trascurare che la calcaria di cui parliamo è soggetta è soggetta102 a fendersi naturalmente in ischieggie, che in molti luoghi formano grandi cumuli, ed in altre sono legate e conglutinate insieme da un cemento calcario ferruginoso rossiccio, d'onde ne risulta una breccia molto compatta. [...]

27 dicembre.

Mi recai sul monte detto della Cittadella, che rimane al S. O. del paese [S. Felicita]. [...] Su questo monte medesimo esistono grandi avanzi di mura ciclopiche costrutte di grandissimi massi poligoni. Avendone misurato uno che mi sembrava de' maggiori trovai che aveva 8 palmi romani architettonici di lunghezza, 4 ½ nella massima altezza, e la grossezza di essi massi varia da 2, 3, e 4 palmi. La grossezza poi della muraglia è di 6 ½ , ma parecchie cose occorre di osservare in questa costruzione che differisce dalle altre osservate. 1. In quanto che la grossezza della muraglia è costituita da un unico masso, ma \si alzarono/103 due pareti di grosse pietre, l'una esterna, l'altra interna, ed il vano che rimaneva fra esse fu riempito di pezzi meno voluminosi messi senza un certo ordine. 2. La faccia de' massi che formano la parete esterna è spianata, e picchiettata di fossoline, che sembra certo che raffigurino i colpi dello scalpello: le commessure combacciano a maraviglia, ed \alcuni de'/104 massi stessi presentano certi angoli entranti, che ricevono l'angolo saliente del masso contiguo i quali annunziano certo l'opera dello scalpello, come lo danno parimenti a conoscere alcune scanalature rettangolari praticate in taluno di que' pietroni, e che non saprei a qual uso servissero avendole vedute in macigni fuori di posto. 3. I massi che formano la parete interna hanno la superficie ineguale, gibbosa, non già spianata, ma raffazzonata alla peggio a colpi di mazza, combacciano malamente fra loro, e negli interstizi delle commessure si cacciarono altre pietre minute senza molta accuratezza. Apparisce adunque che costruendo la parete esterna si cercò la solidità non solo, ma l'eleganza, e la bella apparenza. Il giro di queste muraglie era circolare per quanto appare dalle vestigia che rimangono. [...] [46v]

28 dicembre.

Mi recai al monte Circeo, che è il più alto di tutti i circostanti, e qui potei determinare che la penisola è attraversata da un'unica catena di montagna, la cui direzione è da N. O. a S. E.; e che incominciando a Paola termina alla Torre del Fico. In essa105 si riconoscono le seguenti punte principali, che annovero incominciando da Paola: Punta di Torre vecchia; Punta della Maresca (così si chiama una torre che è sulla spiaggia del mare) Monte Circeo; Punta di Creta rossa; Punta di Cristoforo, Punta del Telegrafo; Punta della Cittadella. Da questa catena parte un ramo da sotto il monte della Cittadella che s'inoltra verso la pianura \\formando una curva// costituisce la piccola eminenza delle Grotte dei Banditi, di Peretto, e di Monticchio, che rimangono all'O. di S. Felicita, e sono gli unici colli di qualche considerazione che deviano dalla linea della catena principale. La distanza che passa tra l'una e l'altra estremità di questa catena è di 4 in 5 miglia, e tale era adunque la larghezza che aveva l'isola di Circe supposto che questo paese ai tempi Omerici fosse realmente un'isola. Sul qual proposito osserverò qui che per quanto mi fu riferito, scavando nella pianura, ossia nella macchia, trovansi a poca profondità e anche a fior di terra conchiglie marine, e sprofondandosi a dodici palmi incirca si rinviene l'acqua che trapela attraverso quel terreno sabbioso dalle paludi, e dagli stagni circonvicini - [...] Vengo adesso agli avanzi di antiche muraglie che furono l'oggetto principale del viaggio. Se ne riconoscono colà di due qualità, le quali per altro tendevano tutte al medesimo scopo, vale a dire sono residui di una fortificazione. Le une sono mura ciclopiche, di cui si riconoscono grandi vestigi dalla parte del mare, e sono al solito costrutte di massi poligoni di calcaria, ma due circostanze presentano esse degne di particolare osservazione: prima che i massi sono uniti da un cemento di calce, in secondo luogo che esse muraglie sono rinforzate da speroni costrutti di massi paralellopipedi, così lavorati per certo a punta di scalpello: non ho poi potuto discernere se esse consistano di un solo ordine di pietre, come quelle di Palestrina, oppure se sieno fabbricate alla foggia delle mura del monte della Cittadella dianzi descritti. A norma delle osservazioni fatte finora io rilevo che havvi mura ciclopiche 1. costrutte di un sola serie di pietre; 2. di più serie; 3. senza \calce/; 4. con calce. Sopra queste mura a pochi passi di distanza havvi un altro muro fabbricato di piccole pietre tramezzate da corsi di mattoni, ed un muro consimile è sulla stessa linea di quello ciclopico e continua con esso \\talchè formava parte dello stesso recinto//. In altri luoghi della cima del monte Circeo si osservano avanzi di quest'ultimo genere di muraglie, e dalla parte di Est ve n'ha un gran pezzo benissimo conservato, e rinforzato pure da speroni \\ben grossi, e ben prolungati, uno de' quali è affatto intiero.In esso muro//106 non sono stati messi in opera mattoni, e \vi/ si ravvisano certi fori quadrangolari che s'internano nella muraglia, e che servivano a contenere i pali dei palchi drizzati all'uopo della costruzione. Rispetto al cemento usato tanto nell'unire insieme i massi ciclopici, quanto nella fabbrica delle altre muraglie esso è molto grossolano, poichè presenta grossi nuclei di calce viva che non fu bene stemperata e questo cemento nell'anzidette mura fabbricate di piccole pietre è mescolato sovente con frantumi di mattoni. I mattoni poi sono di varie sorta; ve n'ha di ben grandi, di piccioli, e di grandezza uniforme, che rappresentano quadrilunghi della lunghezza di poll. 3 ½, larghi linee 21, e grossi lin. 10, e questi si rinvengono in quantità; ma in questa fabbrica fu fatto uso parimenti di differenti qualità di cocci, imperocchè si trovano pezzi di olle107, e di grandi tegole. Il colore dei mattoni è rosso o giallastro, e sono impastati con frammenti di pozzolana bruna e rossa, con pirossena, leuciti, e feltspati, lo che dà a divedere che provennero da fabbriche lontane. Qual giudizio si formerà adunque dell'epoca di queste costruzioni? Le muraglia ciclopiche sono forse contemporanee alle altre, che sembrano appartenere ai secoli di Roma? Oppure dovremmo credere che sieno state riattate dai romani, che abbiano unito insieme con calce i massi sconnessi, e continuata la fabbrica alla foggia loro? Non v'ha poi dubbio che questo fabbricato non servisse ad uso di fortezza, poichè lo dimostra la forma delle muraglie guarnite di speroni, ed [47v] accanto ad esse riamane ancora108 un pozzo circolare internamente investito di muro, ed ora in gran parte riempito di rottami, il quale era destinato ad uso di cisterna per contenere l'acqua piovana \\giacchè in niuna parte di questo monte havvi sorgenti//. L'area in cui si trovano queste costruzioni è una breve spianata che costituisce il vertice del monte Circeo (ossia monte di Circe, che così è chiamato dagli abitanti, e così si dee dire), a cui si ascende per una salita scoscesa, dirupata, e di malagevole accesso, come sommamente faticosa è quella dell'intiera montagna ingombrata di macigni, e vestita di macchie. Da questa cima si gode un'estesa magnifica prospettiva così dalla parte di mare, come da quella di terra, poichè si dominano le isole Ponze, Palmarola, Ventotiene, e quando il tempo è sereno si vede spuntare dal livello del mare la cima dell' Epomeo dell'isola d'Ischia. Dalla parte di terra si offrono le montagne di Fondi, di Terracina, di Sezza, ec. il monte Artemisio, e lo sguardo giunge fino a Roma: la gran pianura109 Pontina, e i laghi di Paola, di Caprolace, e di Fogliano si distinguono eziandio ottimamente. A fronte di tutto questo io non credo che nè templi, e molto meno edifizj privati esistessero su quella cima di un accesso difficile, e mancante di acqua perenne. - Visitato il monte di Circe tornai al paese, e di là mi diressi alla Torre del Fico situata presso il mare. Fra questa Torre e la Batteria di Cervia havvi in riva al mare un'ampia spelonca detta Grotta delle capre. Ma prima di parlarne mi convien dire che per la strada che conduce alla Torre del Fico, e a poco più di mezzo miglio dal paese di S. Felicita havvi un luogo detto gli Scaloni ove la strada è dall'un lato fiancheggiata dal monte, e dall'altro da un gran masso isolato. Questa apertura fu forse praticata artificialmente. Ora nella parte del monte osservasi un'iscrizione molto malconcia incisa nella rupe in cui lessi le seguenti parole

A D
PROMVNTVR
VENERIS
PVBLIC . CIRCEIENS
vsq. AD MAREM
A TERMI NO. ...LXXX
L...N...IES DE CCXXV

Le lettere sono così guaste nella penultima, e segnatamente nell'ultima riga, che non mi fu possibile di rilevarne un senso completo. Di qui adunque seguitai la strada, e mi recai alla Grotta delle capre. È questa una vasta e magnifica caverna naturalmente scavata nella massa del monte, la quale riceve lume soltanto dall'apertura che non è molto grande relativamente alla capacità di quel sotterraneo. Il soffitto di essa è fatto a volta dal cui centro pende un gran lembo di larghe stalattiti, e nell'interno di questo scavo si conosce egregiamente quanto sieno irregolari i banchi di roccia, poichè si scorge che non conservano nè ordine, nè simmetria veruna. In capo alla spelonca apresi un corridore tortuoso, il quale non molto si inoltra, e termina quel sotterraneo, ed alla manca entrando havvi presso l'ingresso un'altra grotticella a cui si ascende per un piano inclinato. Se in generale cotesti110 montani recessi risvegliano un certo sentimento di orrore, e di religioso rispetto verso la Natura molto più forti [48r] sono queste sensazioni in quella di cui parlo poichè alla maestà del luogo, al[-la] debole barlume che rischiara questo sotterraneo si aggiunge il mugito del mare, che si rompe incontro ad esso. Nel piano havvi un sabbione fino e leggiero di colore rossiccio, e presso l'ingresso vi sono grandi massi precipitati dall'alto parte de' quali sono di calcaria compatta, e parte di una breccia composta di rottami e di ciottoli della calcaria stessa conglutinati insieme. Ma qui si presenta un notabile fenomeno, imperocchè nell'apertura d'ingresso a ben quaranta piedi d'altezza dall'attuale livello del mare la rupe calcaria è tutta traforata da grandi cellule scavate dal mytilus lithophagus, di maniera ha una tessitura grossolanamente spugnosa, ed in alcuni di questi fori ho trovata porzione del guscio ridotto in una spezie di tartaro, ed in uno ravvisai il cardine delle due valves. Questo fenomeno singolare per certo ricorda quello delle colonne del tempio di Serapide presso Pozzuolo, ed è notarsi che i massi bucherati non compajono soltanto alla superficie111 della roccia, ma si mostrano eziandio nella grossezza della volta dell'apertura per 14 o 15 indentro. Ciò mostra che la grotta medesima era già aperta allorchè il mare giungeva a quell'altezza, ed all'azione delle acque nella medesima epoca deesi parimenti attribuire l'agglutinazione della breccia indicata. In qual tempo vogliamo noi credere che il livello del mare fosse così elevato? In tempi forse geologici? O si può piuttosto supporre che questo stato fosse peculiare al mediterraneo allorchè più angusto era lo stretto di Gibilterra per cui si scaricano le acque nell'oceano? I monti di Circe erano forse un'isola a quell'epoca non molto lontana dai tempi Omerici. Si sviluppi questa idea. Intorno all'apertura della spelonca vegetano parecchie piante marittime, la statica reticolata, un lotus che mi rimane da determinare,\\È il lotus cytisoides.//e il crithmum, il quale quando è tenerello si mescola con le insalate atteso il suo sapore aromatico di finocchio. - Non molto lungi dalla Grotta delle capre havvene un'altra che in grazia di certe stalattiti pendenti è detta dell'Impiccato, ma ad essa non si può avere accesso che per via di mare. Più oltre si trova la Grotta sfondata, la cui volta è in gran parte precipitata, talchè non rimane che un lembo di essa che si attacca al monte. La sua ampiezza è mediocre e la guida mi assicurò che un anno fa furono colà rinvenute certe ossa sparse di cristalli lucicanti certamente di spato e investite di una terra rossa, ma per quante ricerche abbia fatte non potei rinvenirne vestigio. In questo monte come pure negli altri è comune una graminacea, che mi rimane da determinare detta sul luogo Strama112 di cui si formano corde113. \\È l'avundo ampelodesmos// A Sermoneta, ed in altri paesi ne fanno scope. Del culmo di questa graminacea che è detto Struglio si fanno mazzetti che servono per fiaccole, e tessendolo e intrecciandolo se ne fabbricano sporte per trasportare erbaggi, concime, ec. e panieri per spremere l'oglio delle olive. A S. Felicita si fanno scope con la chanaropj hamicis, \\Ciò era in uso anche negli antichi tempi: in pretio scopas testatur Palma fuisse. Mart . XIV. 8 r. //che è comune in quei monti dal lato rivolto alla marina, e cresce soltanto all'altezza di quattro in cinque piedi. Le sue frondi sono fatte a ventaglio. - Ho altrove detto che la catena de' monti Circei si estende in lunghezza114 da' sei in sette miglia. Ora dalla parte della pianura hanno generalmente queste eminenze una falda declive ma [48v] dall'altra parte mettono immediatamente in mare con un pendio in parecchi luoghi impraticabile attesa la forte inclinazione che si accosta alla verticale, di maniera che non si può da quel lato costeggiare \\tutta la catena// compiutamente se non che in barca. La pianura Pontina conviene verso il mare i laghi di Paola, di Caprolace, e di Fogliano, i quali sono separati dal mare medesimo mediante una striscia di terra sabbioniccia in cui vegetano elci e che è identica a quella delle macchie di questo terreno. Il lago di Paola comunica col mare, e nutre ottime anguille, la cui pesca è il maggiore prodotto appartenente al feudatario di S. Felicita. (V. per la comunicazione degli altri la carta di Nicolai) - La temperatura di questo luogo nella stagione attuale, benchè l'inverno sia molto inoltrato, è dolcissima, come si rileva dalle piante che ho trovato in fiore, ma non posso esattamente calcolarla, perchè nessuno possede un termometro. Ordinariamente le donne di bassa condizione hanno ancora i vestiti di state, e camminano scalze, nulladimeno in casa sono così sensibili al freddo (se tale può dirsi) che stanno accovacciate intorno al focolare. La popolazione del paese, come fui assicurato dal parroco è di 474 anime: parte sono agricoli, e parte fra i giovani sono soldati i quali vengono impiegati nella guardia delle torri del litorale. Il medico, il Governatore, e gli impiegati principali del feudatario sono le sole persone distinte fra i secolari. Gli altri vivono e vestono miseramente: la calzatura ordinaria è una suola di cuojo, legata con cordicelle attorno alla gamba che è inviluppata in alcuni cenci; e questa calzatura detta Cioccia, \\NB. Il vocabolo deriva dal latino Socus. La vera cioccia de' montanari moderni si crede espressa come simbolo in una medaglia della famiglia Papia.// che non difende punto dall'umidità, è comunissima presso i montanari del Lazio: l'introduzione di essa debbe essere antichissima. Il dialetto è corretto e si accosta ne' termini, e nell'accento al napolitano. I prodotti del terreno sono vino, oglio, e grano. Nelle boscaglie vivono cignali, lepri, e capri, e vi abbonda la cacciagione volatile. Singolare è la maniera in cui si educano i porci: essi sono racchiusi entro certi panieri \\costrutti di vinchi// a guisa di gabbie, che s'innalzano da terra cinque o sei piedi mediante alcuni paletti che servono loro di sostegno \\e sono coperti di frasche//: colà si mettono i piccoli porcelli, e colà ingrandiscono, e ingrassano finchè giunge il tempo di ammazzarli. La favola narra che Circe tramutava in porci gli amanti suoi, ed è singolare che in questo stesso \luogo/115 si accostumi appunto di custodire in siffatta guisa \cotali/116 animali anzichè nelle immonde stalle come albergano comunemente negli altri paesi. Rispetto a Circe sussistono ancora presso gli abitanti certe favolose tradizioni intorno a117 questo personaggio. Essa era una maga, che albergava sull'alta cima del monte che porta il suo nome: coll'attrazione sola del suo sguardo aveva la facoltà di attirare a sè i viandanti ed i vascelli che navigavano pel mare. Istupidiva gli uomini con un certo farmaco custodito in una fiala, indi \\se così le piaceva// gli tornava in sè stessi con un liquore racchiuso in un'altra. Due fratelli capitarono nel suo palagio. Uno di essi soggiacque a questo destino, l'altro che si accorse del \cattivo/ giuoco si finse addormentato, e mentre la maga se gli accostò per fare provare anche ad esso la virtù del farmaco, s'impossessò della fiala, istupidì la maga, disfece l'incanto, e trovato l'altro liquore ritornò in senno il fratello, e gli altri ospiti. Circe fu poscia uccisa. Si suppone che grandi tesori sieno nascosti in quel monte. Relativamente all'isola [49r] di Circe si legga Omero nell'Odissea lib. X, Custazio in odyss. pag. 464-65. Strabone, lib. V. Schlegel, Geograph. Omerica, il quale dice che Omero prese la favola da scrittori più antichi sugli Argomenti si consulti l'Argonautica di Orfeo. \\V. Becchetti, lez. 11 Lucidi, Aricia, p.44//

29 dicembre.

Partii da S. Felicita onde tornare a Terracina. [...] [49v] Arrivato a Terracina visitai gli avanzi di certe antiche fabbriche che sono nel borgo a pie' del monte: esse sono stanze a volta inservienti un tempo a conserve di acqua, e forse a bagni, atteso che le muraglie sono investite di una incrostazione tartarosa: sono fabbricate di mattoni contenenti pirossena, e formati certo di un'argilla vulcanica. Il cemento contiene pezzi di pozzolana bruna.

30 dicembre.

Partii da Terracina e mi avviai a Sezze navigando l'Ufente nuovo, e attraversando così il piano delle paludi Pontine in una di quelle barchette dette Sandali. Andando contro acqua sono tirate da un uomo ove vi è sponda, e guidate da un altro che sta alla poppa: ove la sponda \\praticabile// manca sono spinte o co' remi, o con uno spuntone biforcuto che si appunta al fondo, o incontro alla riva: navigazione penosa in cui s'impiegano sette ore. A tre miglia da Terracina in un luogo ove la montagna forma un pendio a scarpa e detto la Punta de' mulini osservansi vestigia di mura ciclopiche. Lungo tutto il canale del fiume non incontrai la menoma traccia di sostanze vulcaniche, nè di terreno conchigliaceo, e niente altro vidi se non che una terra argillacea rossiccia, che serve alla vegetazione, ed alla cultura. Essa è talora rimpiazzata da terra bruna tramezzata da banchi di cattiva torba. In mezzo a questa terra circa tre miglia sopra Ponte Maggiore incontrai un banco di terra bruno \rossastra/ impastata di picciole glebe di colore aranciato, \\o di un rosso di mattone, leggiere, non galeggianti, non effervescenti cogli acidi, nè tenaci alla lingua, e che esplorate con lente manifestano delle porosità. V. le osservaz. del 7 Genn.// che raffigurai tosto identica a quella che scorsi sulla strada maestra da Foro Appio a Terracina fra il 59 e 60 miglio, e che sospettai essere tufa118 . Questa sostanza mi sembra certo di origine vulcanica, ma mi riserbo di esaminarla a miglior agio. Lungo le sponde di questo fiume è frequente fra le macchie il laurus nobilis che certo è spontaneo. \\A tre miglia circa oltra// un luogo ove si attraversa l'acqua con una scafa119, e \in/ distanza dalla radice de' monti di Sezza circa un miglio120 mi disse il sig. Scaccia che si scandagliò con una lunghissima trivella il terreno ad oggetto di riconoscere a quale profondità si trovi il suolo stabile onde piantare se era possibile, una palificata per la costruzione di un argine. La trivella discese fino a 66 piedi parigini circa, ossia 22 metri, e solo a questa profondità si cominciò a trovare la sabbia mista a conchiglie marine, e ad alga. Il gran deposito del terreno sopraincombente è dovuto ai trasporti dell'Ufente. - Sbarcai alla distanza di circa due miglia da Sezze in un luogo detto la Mola; ma prima di mettere piede a terra a tre miglia da Sezze sulla strada di Piperno121 nel luogo detto la Grotta di Pantanello intorno a cui vegetano molti fichi d'India, e presso il fabbricato dell'antica posta si122 osservai avanzi di mura ciclopiche, che formavano su quella \piccola/ eminenza parte di un fortino. Alla sera pernottai a Sezze.

31 dicembre.

Sezze123 è situata sopra un alto colle alla cui base ha origine l'Ufente, ed è notabile come questo fiume sia navigabile fino dalla sua origine attesa la quantità delle scaturigini da cui esce o sobolle l'acqua. La pianura Pontina va a battere contro questo monte senza che vi sieno colline secondarie: essa mantiene in questo luogo per certo tratto un declivio sensibile, per lo che la campagna è ottimamente coltivabile, come è di fatto fertilissima, e questo declivio, come fui assicurato dal sig. Scaccia, è dovuto agli antichi [50r] trasporti dell'Ufente. Lo stesso ingegnere mi assicurò che tra questo fiume e l'Amaseno \\a pie' del monte Sejano// havvi uno spazio in cui la pianura sottoposta al monte è a livello di quella \delle/ paludi, atteso che non havvi da quella parte verun fiume, che con le sue deposizioni abbia rialzato il terreno. \\e di fatto quel luogo è vera palude, che forma il lago del Vescovo, e quello de' Grecilli (V. la carta di Astolfi124): l'acqua è molto profonda, ed havvi cuori125 natanti.// La calcaria di Sezza, e de' monti circostanti è identica a quella di Terracina: il colore dominante è bianco, ma talvolta ha una tinta carnicina. Essa in parecchi luoghi è regolarmente stratificata, e per notarne uno fra molti notabile è quello detto la Veterina, che è un'eminenza vicina a Sezze rimpetto alla porta Romana ossia di Piano, ove si vede una serie di regolarissimi strati di differente grossezza, e disposti in linea quasi orizzontale. In questa roccia havvi in più luoghi caverne più o meno ampie, e rinomata sopra tutto è la Grotta de' tartari del monte Forcino, così chiamata dalla quantità delle stalattiti. A un mezzo miglio dal paese sulla strada di Rocca Gorga incontro alla Chiesa di S. Francesco havvi uno sprofondamento imbutiforme chiamato l'Ossio, \\NB. Negli schiarimenti chiesti dall'Istituto nazionale sulle mura ciclopiche Ann. XII si dice che nell'Osio veggonsi gradini tagliati nella roccia.// il quale somiglia al Pullo di Molfeta, ma di grande profondità, che dagli abitanti, che sempre esagerano in simili circostanze, si reputa incalcolabile - Mentre riordino in Roma queste notizie il sig. Scaccia mi reca da Terracina insieme con altri oggetti, una sostanza vulcanica che si scava presso Rocca Gorga paese circa quattro miglia sopra Sezza, e che serve ad uso di pozzolana per le costruzioni in acqua. Essa è in frammenti più o meno grossi, più o meno friabili, di colore bigio, ed esplorata con lente si vede che la pasta nericcia è tutta seminata di particelle bianche, di cui non si può determinare la natura attesa la loro picciolezza, e che forse sono leuciti decomposte. Si ravvisano inoltre grani di leucite vetrosa, e frammenti di pirossena verde bruna. La sua tessitura è in generale terrosa, ma in alcuni pezzi è cellulare. Molto mi duole di non esserne stato avvertito mentre mi trovava a Sezze poichè non avrei ommesso di recarmi sul luogo: avvegnachè è certo straordinario come così indentro alle montagne calcarie si rinvengano sostanze calcarie. Avrò circostanziate notizie sulla giacitura di questa materia, che probabilmente ritrovasi in qualche vallata, e le registrerò al momento. Lo stesso sig. Scaccia mi recò un saggio dell'arena della macchia che da Capo Circeo si stende a Cisterna. Questa macchia frapposta alle paludi ed al mare forma, a norma delle istruzioni del detto Ingegnere, un'altura a due pendenze l'una di cui è verso il mare, e l'altra verso le paludi, essendo alta nel mezzo circa 60 piedi parig. ossia 20 metri sopra il pelo basso del mare. L'arena di cui parlo fu presa alla distanza di tre miglia circa dalla spiaggia al levante del capo Circeo, e di quattro miglia dall'altra spiaggia posta a ponente del suddetto capo. È notabile che essa è affatto identica a quella già descritta che raccolsi sul lido del mare essendo in gran parte composta di grani quarzosi bianchi, e rossicci. [...] [50v] - Intorno a Sezza osservai in più luoghi avanzi di mura ciclopiche costrutte di grandissimi massi poligoni con la superficie esterna spianata: il più notabile è quello che è presso la Porta Pascibella a manca entrando ed alla distanza di venti passi incirca dalla porta medesima: le commettiture de' massi sono sigillate con calce, ma si riconosce che è lavoro posteriore alla costruzione del muro. E qui è da notarsi che i pezzi di antiche mura ossia126 sostruzioni che si riconoscono intorno alla città, parte sono ciclopici, parte romani, e parte ancora ciclopici restaurati da romani e tramezzati con massi paralellopipedi tagliati alla foggia loro. Tra gli avanzi di mura costrutte di pietre di quest'ultima forma ve n'ha anche di più moderni, imperocchè accanto alla porta S. Andrea si vede un pezzo di muraglia di massi parellopipedi uno de' quali presenta membrature di cornice romana, lo che fa supporre che esistesse là intorno un edifizio architettonico che essendo diroccato furono messe in opera, e si applicarono ad altro uso le pietre. Queste osservazioni sono essenziali per rendere conto dell'epoca della costruzione delle antiche muraglie di quel paese osservandosi un singolare miscuglio di romano e di ciclopico. Accanto alla Porta Pascibella esiste in un luogo una strada coperta costrutta a volta con pezzi di pietra uniti a calce, la quale doveva servire per uscite militari, e questa non può essere che opera romana. Il giro delle antiche mura non è semplice ovunque, ma fuori di porta Romana, e Pascibella si annoverano quattro ranghi di esse disposti a certi intervalli in altrettanti ripiani, lo che sembra essere stato fatto per procurare una maggiore difesa in questo sito del monte rivolto verso la pianura Pontina, e la strada maestra. Tra le due anzidette porte e nel terzo rango di mura osservasi una grande sostruzione formata di massi paralellopipedi, i quali presentano questo di particolare, che lungo il margine di ciaschedun lato sono spianati con lo scalpello, mentre il rimanente forma un'area rilevata, gibbosa, e affatto grezza: dicesi che essa sia un avanzo del tempio di Saturno profugo, ma è stata dispersa, e a detta di alcuni non era molto antica. Il sig. Dodwell127 dissotterrò presso questa sostruzione un pezzo di colonna. Non si può certo negare che a Sezza non esistesse anticamente un tempio poichè nelle vicinanze dell'indicato luogo si scavano sovente emblemi128 votivi di terra cotta, rappresentanti mani, piedi, priapi. In casa Villa vidi un'urna cineraria rotonda di marmo statuario col suo coperchio, del diametro di un palmo e scolpita a bassorilievi con candelabri, festoni, ed uccelli, ed un area liscia a foggia di cartello ove leggesi in bei caratteri C. Iulius Olympus. Nella cortile della casa della Comune esiste un'antica lapida con molte righe, ma di carattere non bello, e malconcio. Esigerebbe molto studio per essere interpretata e sarebbe forse interessante. Altre iscrizioni non v'ha, a mia notizia, in quel paese. [51r]

1 Genn. 1816.

Attesa l'ostinata pioggia rimasi ozioso a Sezza.

2 Genn.

Partii da Sezza e andai a Sermoneta129. Uscito dalla Porta Romana di Sezza incontrai lungo la discesa altri rimasugli di antiche muraglie ciclopico - romane, d'onde si rileva che i quattro ranghi sopra indicati non erano gli unici, ma che un altro almeno ne esisteva sotto di essi. Certo che il luogo era in siffatta guisa validamente fortificato. Lungo la discesa medesima si osservano vestigia di un'ampia via romana costrutta di grandi poligoni di calcaria. Forse era la via Settina. Nella pianura alla base del monte non ravvisai traccia veruna di sostanze vulcaniche, ma terra argillacea rossastra strascinata dalle acque discese dai monti, e della natura stessa di quella che incontrai lungo le sponde dell'Ufente nuovo. La calcaria de' monti presenta in molti luoghi stratificazioni distinte e grandi vani a foggia di grotte, come si vede prima di giungere all'Acqua puzza, ed oltra all'antico edifizio della posta. L'acqua di questo nome è una grossa vena, che attraversa la strada in due luoghi, fredda, di colore latticinoso, ed esalante un forte odore di gaz idrogeno solforato. Essa depone sui sassi una leggiera incrostazione tartarosa, ma nella pianura a poca distanza dalla strada nel luogo detto le Tuffette forma una grossa incrostazione di tartaro concrezionato a anelli in quanto che investì fusti di piante, e si adopera a Sermoneta per la costruzione delle volte. A pie' del monte sotto la salita per ascendere a Sermoneta incontrasi un torrente detto il fosso di Basciano130 perchè discende da una valle presso il paese così nominato, e nella ghiaja di esso ravvisai frammenti di pirossena, lo che indica che scorre in parte per un suolo vulcanico. L'eminenza in cui è posta Sermoneta è di calcaria analoga a quella di Terracina, e di Sezza di colore talvolta carnicino. [...]

3 Genn.

[...] [51v] Ma gli indizi vulcanici di cui ho finora parlato sono poca cosa rispetto a quanto si trova più oltra nella medesima valle, ove la più parte delle eminenze addossate alla montagna di Norma131, e che rimangono alla destra del torrente sono appunto vulcaniche. Alcune sono composte di un tufa compatto di colore di garofano, o piuttosto di terra d'ambra impastato di molti pezzetti angolari di lava porosa nerastra, il quale potrebbe servire per la costruzione, se tanto abbondante non fosse la roccia calcaria. Altre consistono di lapillo bruno in grani di differente grossezza, e spezzando quelli di qualche volume, per esempio di una nocciola, vi si scorge la tessitura scoriacea. Questi frammenti per lo più rotondati sono impastati di una polvere grossolana della stessa natura per lo che ne risulta una massa alquanto coerente, ma che cede ai colpi della zappa. La sostanza di cui parlo forma un grande deposito nel colle de' Ballanti ove si scava facendola servire ad uso di pozzolana a Norma, Sermoneta, e fu impiegata nelle fabbriche costrutte da Pio VI a Torre Tre Ponti nelle paludi Pontine. [...] - Dalla valle della Badia passai a Norma paese situato sul vertice di un monte calcario. A mezzo miglio [52r] da Norma havvi un eminenza detta Civita Penna d'oro in cui vi sono grotte, che più o meno s'internano nella rupe calcaria, e qui si presentano magnifici avanzi di mura ciclopiche i più ragguardevoli di tutti questi contorni sì per l'estensione, come per la conservazione e il volume de' massi. Essi sono al solito poligoni, la superficie esterna è piana, e le giunture combacciano a maraviglia, lo che non si poteva certo ottenere senza l'opera dello scalpello. Nel giro di queste mura osservasi un interstizio che dovea servire d'ingresso, il quale da un lato ha un maschio a guisa di bastione con la fronte rotondata, notabile per questo che i massi poligoni di cui è costrutta la fronte, sono tagliati in maniera che l'esterna loro superficie è curva, per lo che dall'unione di essi risulta quella forma rotondata: questo esempio medesimo unitamente all'a piombo132 de' massi fa conoscere che si dovette far uso dello scalpello. Le mura di cui parlo formano un recinto che circoscrive la sommità di quell'eminenza, non già compiutamente, poichè in molti luoghi è rovesciato, ma tal quale ora rimane è il più spettacoloso avanzo di mura ciclopiche. Nella calcaria di questo monte trovansi venature più o meno grosse ed estese di alabastro calcario, talvolta variato a zone, ed in qualche luogo ha esso servito di cemento per unire insieme pezzetti angolari di calcaria compatta, d'onde risulta una breccia. Alla sera tornai a Sermoneta.

4 Genn.

La pianura Pontina così dalla parte di Sezza, come da quella di Sermoneta va a battere contro i monti calcari, senza che alla radice di essi compajano altre basse eminenze. Una sola ve n'ha incontro a Sermoneta, la quale è detta Monticchio, ed è un umile colle fra il quale ed il monte passa la strada maestra; il quale è vestito di oliveti. - Atteso il pessimo tempo non uscii in questa giornata da Sermoneta. Nessun rimasuglio di antica fabbrica havvi in questo paese133 ora mezzo diroccato, e scemo d'abitanti di che se ne incolpa la cattiva aria nel tempo della bonificazione delle paludi. Nel cortiletto della chiesa parrocchiale di S. Angelo lessi la seguente iscrizione, che l'arciprete mi disse essere stata trovata a Borgo Lungo presso Torre Tre Ponti.

C . OPPIVS
SP . F. COL .133_2
RVFVS PAGI
MAGISTER IDEM
PRAEFECTVS VLVBRE
IVREDICVNDO
MINUS EST MALE ...RFAT
....................................

Dell'ultima riga non si rilevano che alcune lettere da cui non potei trarre senso, e le ometto per intiero. Ulubra era un paesetto tre o quattro miglia sopra Cora134, ove esiste un picciolo lago detto ora Fosso di Ubra. Da un libretto che si conserva in casa Tazzi, ove sono riferite tutte le iscrizioni antiche e moderne appare che fu scritto posteriormente al 1772. = In casa Razza murata in un finestrone della loggia che corrisponde ad un albero di palma (che tuttavia esiste), e trovata in contrada Pozzo Vione, che è a pie' del monte di Sermoneta verso Ninfa. [52v]

.....mae et filiis quinque
et maritus infelix

Nella vigna della casa Razza a Pozzo Vione nel salire la scala del casino

Iulia . Aug . Liberta
Charmasyne fecit
Libertis et libertabus
Et familiae suis posteris
Que. eorum
In fronte P. XXXXVIII
In agro P. LXVI.

Nello stesso luogo della precedente.

D. M.
L . Domiti Rustici
L . Domitius Indymion
Filio dulcissimo fecit
Et sibi liberis liber
tabusque suis posterisq
eorum.

Nell'angolo di una casa in faccia alla ringhiera della casa Quatrassi sulla strada per andare alla rocca

D. M.
Ti . Claudio Theo
pompo Claudia Is.
Coniugj bene
merenti
Fecit

5 Genn.

Partii da Sermoneta per girmene a Cori. [...] [53r] Alla sera pernottai a Cora.

6 Genn.

[...] - Le mura ciclopiche di Cora mi hanno offerto soggetto di qualche nuova osservazione. Ve n'ha parecchi sulla falda di quell'eminenza dal lato che guarda la pianura. I due più bassi sono costrutti di massi grossolani spezzati alla peggio in poligoni, con la superficie disuguale, e scabra, e posti gli uni accanto agli altri in maniera che malamente combacciano. Molti spazi vuoti rimangono fra essi, e questi furono turati con altri pezzi più piccioli, la più parte de' quali ora sono caduti, e ciò [53v] particolarmente si può osservare nel muraglione che è sotto il tempio di Castore e Polluce, in quello sopra la piazza, e nell'altro detto le Pietre di Bartolacci. Se si può giudicare della loro rozzezza sono certamente i più antichi, e per niente al certo v'ha contribuito lo scalpello. Altri poi de' ranghi superiori sono costrutti di massi poligoni esattamente tagliati, e bene spianati, i quali manifestano le orme dello scalpello, e sono maestrevolmente insieme connessi, come segnatamente si scorge135 alla così detta cava di Pilato in fianco alla chiesa di Santa Oliva136. Questi sembrano di una epoca più moderna allorchè l'arte erasi ingentilita, ma qui è da notare che in qualche muraglia fabbricata di massi così bene lavorati alcuni porzioni consistono di pietre ruvide e grossolane, talchè sembrerebbe che la costruzione fosse mista di lavoro più antico, e più moderno, e ciò che a prima giunta sorprende si è che i massi ben tagliati servono talvolta di fondamento agli altri più rozzi, rimanendo inferiori ad essi. Ma bene considerando la cosa si scorge che quelle pietre grossolane tali non erano in origine, e che a tale si ridussero per essersi sfaldate, cedendo alle ingiurie del tempo, lo che proviene da qualità accidentali della roccia. Quanto qui dico si può particolarmente scorgere nel muraglione su cui è costrutta la casa Picchioni.

7 Genn.

Partii da Cora e mi diressi a Velletri prendendo la strada di S. Giuliano. [...] - Per quanto mi sembra rimane dunque confermato che nel cuore delle paludi Pontine esistono depositi vulcanici, quantunque parziali, i quali consistono di materiali che trovansi in grande tra Giuliano e Velletri. Ma sono essi dovuti alla primitiva innondazione del mare, o sono stati colà trasportati dalle alluvioni posteriori? Ciò non è facile da determinarsi, solamente rifletto che attualmente non si saprebbero indicare quali acque abbiano potuto fare questi trasporti dai contorni di Giuliano al luogo delle paludi ove trovai quelle sostanze. [...] Una grande corrente di lava si vede bensì attraversare la strada presso il luogo detto Vallinovi a due miglia circa da Velletri. Essa è di colore nerastro, parte compatta, 137parte sparsa di cellule irregolari e seminata di leuciti. Questa lava trovasi inoltre alterata notabilmente dalla decomposizione in guisa tale che si sfalda facilmente, e si stritola fra le dita, nel qual caso ha una tinta cenerina bruniccia. Probabilmente questa corrente proviene dall'Artemisio. Gioverebbe seguitarla fino alla sua origine. Alla sera giunsi a Velletri.

8 Genn.

Partii da Velletri e mi recai a Roma. [54v]


Notes

75. Depennato: Sezze

76. Frattocchie, località sulla via Appia vicina a Castel Gandolfo.

77. L'odierno Lanuvio.

78. Depennato: fra il monte Artemisio, ed i

79. Correzione da: non regge al gelo e si fende

80. Depennato: o

81. Correzione da: sulla

82. Depennato: mi recai

83. Uno scopeto è un bosco di eriche e ginestre.

84. Correzione da: della Madonna degli Ange

85. Depennato: vestigio

86. È il vetturino che dava bestie e veicoli, dietro pagamento, per il trasporto di persone. Per disposizioni governative i vetturini erano costretti ad una lenta andatura, in modo da non far concorrenza al servizio di posta. Cfr. A. FINODI, Dalle locande di posta alle strade ferrate nello Stato pontificio (1650-1860), cit.

87. Verosimilmente Torre Tre Ponti nominata poco dopo.

88. Struttura di roccia caratterizzata da aggregati cristallini di grosse dimensioni, dotati di facile sfaldatura.

89. Correzione da: pied

90. Correzione da: in un'ar

91. Correzione da: è

92. Depennato: a te

93. Correzione da: qua

94. Correzione da: fra

95. Correzione da: l'uno sopra

96. Depennato: o

97. Correzione da: delle sole

98. Depennato: disposti

99. Naturalista con cui Brocchi aveva frequenti scambi di opinione soprattutto attraverso le pagine della <<Biblioteca Italiana>>.

100. Sulla carta dell'Ameti si nota come il promontorio del "Monte Circello" o "Capo Santa Felicita" dominava sulla pianura paludosa. Oggi la località è nota col nome di S. Felice Circeo, situata sul promontorio nell'omonimo parco nazionale.

101. Cfr. Viaggio al Capo Circeo ed osservazioni naturalistiche in que' contorni. Lettere del sig. BROCCHI al sig. SEBASTIANI professore di botanica all'Università di Roma (<<Biblioteca Italiana>>, 1817, tomo VII, pp. 257-275).

102. La ripetizione è nel manoscritto.

103. Depennato: sono state alzate

104. Depennato: i

105. Correzione da: Essa si

106. Depennato: nel quale

107. La olla è un recipiente privo di anse, per lo più in terracotta o in rozza pietra, usato per cuocere o per conservare i cibi e, presso antiche civiltà e popoli allo stato di natura, per custodire le ceneri di un defunto.

108. Depennato: internamente

109. Depennato: di

110. Correzione da: coteste spelonche

111. Depennato: estesa

112. È un tipo d'erba che cresce sui pendii degli Aurunci e che, insieme al vimine, viene intrecciata per fare ceste, sporte, sedie e canestri di produzione artigianale locale.

113. Depennato: sporte per impastare erbaggi, concime, ec. e panieri per spremere l'oglio dalle olive

114. Correzione da: alte

115. Correzione da: paese

116. Correzione da: siffatti

117. Correzione da: ad

118. Depennato: vulcanico

119. Rozzo battello fluviale usato per traghettare persone o cose.

120. Depennato: e mezzo

121. Oggi Priverno.

122. È così nel manoscritto.

123. Il nome antico era Setia (che spiega il calco Sezza usato spesso da Brocchi).

124. Felice Astolfi, geografo nubiense vissuto nella prima metà del XVII secolo.

125. Propriamente cuora (f. plu. cuore): strato erboso che galleggia su laghi e acque palustri.

126. Correzione da: che

127. Edward Dodwell, storico, antiquario erudito inglese che visitò la Grecia tra il 1801 e il 1806. Gli studi fatti in questi anni e le memorie dei luoghi visitati confluirono poi nella sua opera principale, A Classical and topographical tour through Greece, during the years 1801, 1805, and 1806, London, 1819. . Scrive che al tempo dei suoi viaggi in Grecia gli ateniesi si lamentavano della rovina delle loro antichità e maledicevano i Turchi per il permesso di rimuoverle concesso agli stranieri. Aggiunge che le arti in Inghilterra si sarebbero giovate allo stesso modo delle copie delle sculture di Fidia, e conclude affermando che non solo fu commesso un sacrilegio, ma che esso fu perpetrato da persone interessate solo al loro tornaconto personale.

128. Correzione da: vasi d

129. L'antica Sulmo romana.

130. Oggi Bassiano.

131. L'antica Norba.

132. Correzione da: alla uniforme

133. Depennato: Nel cortiletto della chiesa parrocchiale di

133_2. Della tribù Collina

134. Oggi Cori, l'antica Cora dei Volsci.

135. Depennato: in fianco

136. In realtà il complesso di S. Oliva è costituito da due chiese comunicanti; una medievale e l'altra del XV secolo.

137. Correzione da: sparsa

Indietro 22 ottobre - 5 novembre 1815. | 21 Marzo - 27 Marzo 1816 Avanti


Data: (edited 07 gennaio 2005)  Autore: Giambattista Brocchi (edited Cinzia Capitoni).