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Indicazione topografica di Roma antica: edizione elettronica

REGIONE XIV.


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TRANSTIBERINA


PUBLIO VITTORE

VICUS CENSORI-GEMINI-ROSTRATI-LONGI AQUILAE-STATUAE SICCIANAE-QUADRATI-RACILIANI MAIORIS-RACILIANI MINORIS-JANICULENSIS-BRUCTANUS-LARUM RURALIUM-STATUAE VALERIANAE-SALUTARIS-PAULI-SEX. LUCEI-SIMI PUBLICI-PATRATILLI-LACI RESTITUTI-SAUFEI-SERGI-PLOTI-VIBERINI-GAIANUM-IN INSULA AEDES IOVIS ET AESCULAPII ET AEDES FAUNI-NAUMACHIAE-CORNISCAE-VATICANUS-HORTI DOMITIAE-IANICULUM-MANIAE SACELLUM-BALINEUM AMPELIDIS-PRISCILLIANAE-STATUA VALERIANA. SICCIANA-SEPULCRUM NUMAE-COHORTES VII. VIGILUM-CAPUT GORGONIS-TEMPLUM FORTIS FORTUNAE-AREA SEPTIMIANA-HERCULES CUBANS-CAMPUS BRUTANUS-CODETANUS-HORTI GETAE-CASTRA LECTICARIORUM-VICI XXII.-AED. TOTID.-VICOMAG. LXXVIII. CUR. II-DENUNC. Il.-INSULAE IIII. M. CCCC. V.-DOMUS CC.-BALINEAE PRIVATAE LXXXVI.-LACUS CLXXX. HORREA XXII. REGIO IN AMBITU HABET PEDES XXXIII. M. CCCC. LXX. VIII.


SESTO RUFO

Manca per intiero la descrizione di questo Regionario.


NOTIZIA DELL'IMPERO

GAJANUM ET FRYGIANUM-NAUMACHIAS V. ET VATICANUM-HORTOS DOMITIES-MOLINAS-BALNEUM AMPELIDIS, ET DIANES-COHORTES VII. VIGILUM- STATUAM VALERIANAM-CAPUT GORGONIS-FORTIS FORTUNA-CORARIAM SEPTIMIANAM-HERCULEM SUBTERRAM MEDIUM CUBANTEM SUB QUEM PLURIMUM AURUM POSITUM EST-CAMPUM BRUTTIANUM ET CODETANUM-HORTOS GETES-CASTRA LECTICARIORUM-VICI LXXVIII.-AEDES LXXVIII.-VICOMAG. XLVIII.-CUR. II. INSULAE IIII. M. CCCC. V.-DOMUS CL.-HORREA XXII. BALNEA LXXVII. LACOS CLXXX. PISTRINA XXIIII. CONTINET PED. XXIII. M.


L'ultima regione denominata Transtiberina dal luogo in cui stava posta al di là del Tevere, avendo un perimetro di circa trentatremila piedi, come si trova registrato nel catalogo di Vittore, non poteva perciò essere contenuta nel solo spazio del Trastevere, che era circondato dal recinto Aureliano: ma sembra che si estendesse ancora verso il Vaticano, e che occupasse incirca quanto si trova ora rinchiuso dalle moderne mura.

ROCCA GIANICOLENSE.

Primieramente considerando ciò che si trova compreso in quella parte del Trastevere aggiunta alla Città da Anco Marzio, si riconosce nel luogo ora occupato dalla Chiesa e convento di S. Pietro in Montorio, e dalla grande fontana dell'acqua Paola sul Gianicolo, la situazione della Rocca ivi formata sino dai primi tempi di Roma col rendere quella parte quasi disgiunta dal rimanente del colle, onde fosse quel luogo maggiormente forte, e che servisse di difesa a quei che navigavano sul fiume; imperocchè, siccome narra Dionisio, gli Etruschi che nei tempi antichi occupavano tutto il tratto posto al di là dal fiume, recavano danno ai mercanti romani 310. Non restano però alcune precise traccie delle mura ivi innalzate per fortificare tale località nei primi tempi di Roma e per congiungerla alla Città; ma vi sono bensì bastanti indicazioni per riconoscere l'intiero giro che facevano le mura del recinto Aureliano in tutta quella parte del Trastevere, alle di cui estremità verso il Tevere vi era la porta Portuense e Settimiana, e nel mezzo sull'alto del Gianicolo l'Aureliana. In tale parte del Trastevere, recinta da mura, si comunicava dalla Città col mezzo di due ponti. Il primo di questi, i di cui resti si vedono nelle acque basse esistere sotto l'Aventino, si dimandava dagli antichi Sublicio dal legname, con cui primieramente era composta la sua parte superiore, e questo ci assicura Dionisio, che fu per la prima volta costrutto sino dal tempo in cui Anco Marzio cinse di mura la descritta parte del Gianicolo. Fu su questo ponte che Orazio Coclite trattenne egli solo l'impeto dell'esercito di Porsenna, sinchè venisse dai suoi compagni troncato il medesimo ponte. L'altro si disse Palatino dalla vicinanza del monte di simil nome; e questo si riconosce in quello che esiste vicino a S. Maria Egiziaca, e detto ora Rotto per lo stato in cui si trova a metà rovinato. Incerte indicazioni ci sono rimaste degli edifizj pubblici e privati che esistevano in questa parte della regione Transtiberina, onde potere precisare lo loro situazione, massime che non ci furono tramandate esatte cognizioni delle scoperte fatte nei tempi successivi.

ISOLA TIBERINA.

Benchè pure non rimanga alcun grande avanzo degli edifizj che stavano nell'Isola Tiberina, contenuta in questa regione, si possono non pertanto riconoscere le loro posizioni dalle descrizioni che si hanno dagli antichi scrittori. Quest'isola si dice da Livio e da Dionisio formata coi fasci di grano tolti dai campi di Tarquinio Superbo, in modo che essendo stati gettati nel Tevere si arrestarono ivi, e con le arene portate a poco a poco, formarono un luogo stabile 311, il quale fu quindi circondato con solide mura, dandogli la figura di una nave in memoria di quella che da Epidauro trasportò ivi il serpente in occasione della peste avvenuta nell'anno 462 di Roma. Rimangono ancora sotto il convento di S. Bartolommeo alcuni avanzi delle grandi mura che componevano tale solido recinto. Se la forma data a questa isola era veramente simile a quella della suddetta nave che trasportò il serpente salendo il fiume, doveva avere la prora rivolta incontro la corrente, cioè verso il Ponte Sisto; ed infatti non è gran tempo che si vedevano resti di tale parte, che il Tevere disgiunse dal rimanente dell'isola, in modo che veniva a formare un altra piccola isola, come sta disegnata nella Pianta ben cognita del Nolli. Quest'isola poi si trova essere Congiunta alla Città ed al Trastevere col mezzo di due ponti. Quello che mette nel Trastevere si dice di Cestio, solo perchè con tale denominazione si trova registrato in Vittore; e perciò non si può definire precisamente quale sia stato il Cestio che lo fece edificare. Le iscrizioni peraltro che sono scolpite nei lati del medesimo lo dichiarono ristaurato da Valentiniano, Valente e Graziano Imperatori. Quello poi che mette nella parte opposta verso la Città si dice di Fabrizio per la iscrizione antica che si leggeva anni addietro scolpita sopra la fronte, la quale lo dimostrava edificato per cura di L. Fabrizio che fu Console sotto Augusto.

TEMPIO DI ESCULAPIO.

Tre tempj sono registrati nel catalogo di Vittore esservi stati nell'isola Tiberina, cioè uno dedicato ad Esculapio, l'altro a Giove ed il terzo a Fauno. II primo di questi, detto di Esculapio per essere stato innalzato al serpente trasportato da Epidauro ed adorato come nume, si dimostra principalmente dal Nardini, con i seguenti versi di Ovidio, essere stato più verso la parte dell'isola che era premuta dall'acqua, di quello che lo fosse se stava nel luogo ora occupato dalla Chiesa di S. Bartolommeo, come si situa da diversi topografi 312.

Sacravere patres hac duo templa die
Accepit Phaebo, Nymphaque Coronide natum
Insula, dividua quam premit amnis aqua313.

Però questo tempio, come il più nobile fra quelli che stavano ivi innalzati, sembra che fosse collocato circa nella parte media dell'isola, e nel luogo posto di prospetto alla suddetta Chiesa.

TEMPIO DI GIOVE.

Con i seguenti altri versi di Ovidio, che succedono ai riferiti, si pone il tempio di Giove congiunto a quello di Esculapio.

Jupiter in parte est: coepit locus unus utrumque,
Junctaque sunt magno templa nepotis avo.

Tale congiunzione sembra che qui si debba intendere per essere stati questi tempj posti l'uno di faccia all'altro e riuniti col porticato che formava il recinto avanti al tempio di Esculapio e che serviva per esporre gl'infermi.

TEMPIO DI FAUNO.

Il terzo tempio poi che stava in quest'isola, e che era consacrato a Fauno, si designa con i seguenti altri versi di Ovidio, essere stato in quella parte che era rivolta alla corrente dell'acqua, cioè verso il ponte Sisto.

Idibus agrestis fumant Altaria Fauni,
Hic ubi discreta insula rumpit aquas314.

CIRCO DI NERONE.

Nella parte del Trastevere che era situata fuori dell'antico recinto Aureliano, tanto sull'alto del monte che nel basso lungo il fiume, non si trovano resti di alcun grande antico edifizio, a riserva del ponte che dalla Città serve per comunicare in tale parte del Trastevere, denominato dagli antichi, secondo Vittore, Gianicolense, perchè metteva verso il Gianicolo; il quale essendo quindi stato riedificato da Sisto V. acquistò l'attuale denominazione di Ponte Sisto. Nella valle poi che si trova tra l'estremità settentrionale del Gianicolo ed il Colle Vaticano, benchè per la immensa fabbrica della basilica di S. Pietro ivi eretta, non vi sia rimasto alcun avanzo di antico fabbricato, si hanno però bastanti indizj per riconoscere la precisa situazione del circo di Caligola e di Nerone. Imperocchè fu ivi ritrovato l'obelisco che Caligola fece venire dall'Egitto per l'adornamento della Spina di tale circo, il quale fu quindi trasportato sotto il Pontificato di Sisto V. nel mezzo della piazza di S. Pietro; come ancora diverse parti del triplice recinto delle mura, e delle arcuazioni che sostenevano i sedili intorno al circo, furono scoperte nell'edificare la Basilica Vaticana. Secondo poi quanto si deduce da un manoscritto del Grimaldi riportato nella Roma sacra del Martinelli e ripetuto da varj altri scrittori, si pretende che il circo fosse lungo solo palmi Romani 720, e largo col triplice recinto palmi 400, e che la estremità curvilinea fosse situata verso il principio della scala, che metteva nel portico posto avanti alla primitiva Basilica, ed i suoi lati giungessero sino alla Chiesa di S. Marta, ove si credevano essere state le carceri. Ma il Fontana nella sua grande descrizione Vaticana con più verosimiglianza pone la parte curvilinea del circo verso il monte alla Chiesa di S. Marta, siccome usarono soventi di fare gli antichi in simili circostanze, e fa egli pervenire i lati del circo sino incirca la metà della piazza di S. Pietro, rendendo in tal modo le proporzioni dell'edifizio più uniformi a quelle degli altri circhi. Una tale maggior lunghezza si trova pure approssimativamente confrontare col prendere per punto stabile il luogo, ove fu ritrovato l'obelisco, che doveva corrispondere evidentemente alla metà della Spina, e dando alla parte del circo che stava verso le carceri un terzo circa di più della parte che era situata verso l'estremità semicircolare, la quale si stabilisce essere stata dove fu edificata la Chiesa di S. Marta. Questo circo si dice costrutto negli orti di Caligola e di Nerone i quali oltre a questo contenevano ancora portici che giungevano sino alle sponde del Tevere 315. Questi orti poi pare che stassero nella parte sinistra della via Trionfale che dal vicino ponte, cognito collo stesso nome, si dirigeva verso il monte Mario. Di tale ponte rimangono avanzi nell'angolo che fa il fiume sotto l'Ospedale di S. Spirito.

CIRCO DI DOMIZIA.

Contigui ai descritti orti, ossia nell'altra parte della medesima via Trionfale verso la mole Adriana, vi erano gli orti di Domizia nei quali stava un'altro circo, siccome fu riconosciuto allorchè sotto il pontificato di Benedetto XIV. furono fatti ivi diversi scavi, imperocchè in tale circostanza si scuoprirono alcuni tratti delle sostruzioni e degli ambulacri su cui stavano i sedili del circo, come fu pure ritrovata la situazione della Spina e delle altre parti del circo. Accanto a questo stesso circo fu quindi scoperto parte del lastricato di una via antica che gli passava vicino 316.

MAUSOLEO DI ADRIANO.

Nei medesimi orti di Domizia, Adriano fece edificare il grandissimo Mausoleo che servì per conservare le di lui ceneri, del quale ne rimane il masso principale che fu ridotto a servire di fortezza alla Roma moderna. L'architettura di questo insigne monumento doveva presentare un'aspetto veramente grande e nobile; imperocchè si conosce essere stato formato da un grande basamento quadrato, e sopra questo s'innalzavano peristili composti di colonne che circondavano la parte superiore del monumento. In alcuni piccoli frammenti dell'antica Pianta di Roma N. IX sembra esservi rappresentato il piantato superiore di questo sepolcro; oppure di quello di Augusto che stava nel Campo Marzio. Di faccia poi a questo Mausoleo Adriano vi pose il maestoso ponte che serve tuttora per comunicare dalla Città a tale parte del Trastevere, e che dal nome di tale imperatore si disse dagli antichi Elio, e dai moderni S. Angelo dalla denominazione del vicino castello.

SEPOLCRO DI SCIPIONE AFFRICANO.

Un'altro gran sepolcro di figura piramidale simile a quello di Cajo Cestio, ma di maggior grandezza, esisteva sino al tempo di Alessandro VI. che lo fece demolire per dirizzare la via che conduce a S. Pietro, nel luogo posto accanto alla Chiesa della Traspontina, siccome si trova disegnato nella pianta di Roma del Bufalini. Per quanto si deduce da un passo di Acrone Scoliaste di Orazio 317, si crede che questo sepolcro appartenesse a quel Scipione soprannomato l'Affricano, che non fu sepolto in quello della sua famiglia che stava lungo la via Appia a poca distanza dall'arco di Druso.


Notes

310. Dionis. Lib. 3.

311. Livio. Lib. 2. e Dion. Lib. 3.

312. Nardini. Roma antica Lib. 7. c. 12.

313. Ovidio. Fasti Lib. 1. v. 296.

314. Ovidio. Fasti Lib. 2.

315. Seneca. De Ira Lib. 2. c. 3.

316. Venuti. Descriz. di Roma Antica Part. II. c. 5.

317. Orazio. Epod. all'Ode 9.

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Data: 1831 (edited 5 agosto 2005)  Autore: LUIGI CANINA (edited Manuela Martellini).