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«Se ti è grata una dolce quiete, e il sonno in su le ore prime del giorno; se ti rechi a noia la polvere e il romorio delle ruote e il frastuono delle osterie, vanne a Ferentino»48. Così scrivea Orazio all'amico Sceva in quella sua epistola ch'è la diecisettesima del libro primo, dandoci con queste parole a divedere quanto cara gli fosse la pace del soggiorno di Ferentino, la quale dovè forse aver gustato a prova egli ch'era per suo natural costume così amante della solitudine e nemico dei tumulti cittadineschi, che tanto sol che posto avesse piede entro alle mura della romorosa Roma, gli tornavano tosto in desiderio i giocondi ozi di Tivoli e i romiti silenzi della sua villa Sabina49. L'aspetto grave e taciturno di Ferentino tiene anche oggidì fede alle parole del cantor di Venosa: e sarebbe certo questa città assai gradita stanza a chi stanco del vano strepito del mondo bramasse ridurvisi per vaghezza di un viver tranquillo e da ogni civil briga spedito. Ma tranne sol questa quiete, e la salubrità dell'aria, qualità non così rare che agevolmente anche altrove non si rinvengano, allettamenti altri non ha Ferentino che invitino il forestiere a tenervi dimora. E se per sorte alcun di essi vi capita, ciò è solo per contemplarvi le portentose moli delle sue mura Pelasgiche, e gli altri ragguardevoli avanzi di antichità, che attestar così la remotissima origine, come la passata grandezza di lei. Quantunque, avuto riguardo alla postura del luogo, Ferentino appartenga agli Eroici, ciò nulla meno il Cluverio porta opinione che fosse a principio una città Volsca50, e ne reca in prova un passo di Tito Livio (al vigesimo nono del libro quarto) nel quale si legge che le romane legioni condotte dal console Furio contro a' Volsci devastanti i confini degli Ernici, presero Ferentino, ov'erasi accolta gran moltitudine dé Volsci medesimi. Meno preda per altro vi rinvennero di quel che s'eran promesso: dappoiché i nemici, sconfortati della difesa, tolte quante più cose poterono, ebbero di notte tempo abbandonato il paese, cui quasi messo a solitudine occuparono nel dì appresso i Romani. I campi attorno a Ferentino, e per giunta la città stessa, l'ebbero in dono gli Ernici, come che gravi rimostranze ne facessero di poi inutilmente i Volsci51.
Parlan con lode di questa città Tolomeo, ed Antonino, e più di essi Dionisio, che la chiama Curia della latina nazione, Ferentinum latinae gentis Curia; ed altrove narra che nei comizi Ferentinati si consultava intorno alla guerra da tenersi contro i Romani, Ferentinis Comitiis consultatur de bello adversus populum romanum. Che fosse poi di molta importanza anche dopo caduta la romana Republica, traesi da Strabone, il quale visse sotto l'impero di Augusto, e da cui è Ferentino annoverata tra le più insigni terre che si trovavano di quei giorni alla via Latina52. Ora è piccola città Vescovile posta sul dorso di ridente collina in vicinanza alla detta via, le cui vestigia si mostrano fuori della porta al Borgo, ove sorge la chiesa di sant'Agata officiata da' padri Francescani. Da questo luogo incominciano a distendersi i casamenti del paese, salendo per la lunghezza di oltre un miglio, e per vie tortuose ed anguste, verso la vecchia chiesa Cattedrale, che siede a sommo il colle, quasi a protegger la sopposta città. Il qual tempio, tutto che costruito a disegno di stil gotico, è di non spiacevole aspetto, e per cose di maggior pregio vanta una marmorea Tribuna lavorata di bel musaico e fatta anch'ella alla maniera de' Goti; quattro vaghe colonne di oriental granito, che sostengono l'organo; e il ricco sepolcral monumento eretto a Fabrizio Borgia veliterno stato vescovo di Ferentino, a tempo di Papa Benedetto decimoquarto53. Dissi vecchia Cattedrale per rispetto all'altra edificata di nuovo in più eleganti forme e proporzioni più vaste presso al Vescovil palagio, che sta piantato su i maestosi avanzi dell'antica Cittadella in veduta de' monti de' Volsci e di amenissime campagne. Una lunga serie di Vescovi da più antichi tempi del Cristianesimo siedè a spiritual governo di questa città, che si dà vanto aver avuto a primi predicatori del Vangelo gli stessi santi Apostoli Pietro e Paolo nel loro passaggio, che fecero da questo luogo, andando alla volta di Roma.
L'illustre martire Ambrogio, principal protettore de' Ferentinati visse sotto l'imperator Diocleziano, e da esso patì il martirio. Nacque in Ferentino una Flavia Domitilla che, divenuta sposa all'imperator Vespasiano, magnifiche terme edificò in questa sua patria, delle quali per altro non rimane al presente alcuno indizio. Furono altresì ferentinati i due cardinali Aldo e Tebaldeschi, e quel Pietro Viviani stato scrittore di lettere Apostoliche ed archiatro di Eugenio Papa IV.
Oggetto di somma curiosità al forestiere, che visita Ferentino, è il testamento di Aulo Quintilio Prisco, il quale vedesi intagliato nel masso in costa al poggio medesimo, sovra a cui sta collocata la Città. Questo singolar monumento, che quei del luogo, non so quanto propriamente, chiamano la Fata, trovasi ricordato da moltissimi scrittori di cose antiche: ma particolarmente ne fa nelle sue opere menzione il Grutero, che avendolo di belle considerazioni illustrato, ne accrebbe di molto la celebrità. Copiose cave di non spregevole alabastro si rinvengono nei dintorni di Ferentino, che, oltre a ciò, sono in buon credito per salutevoli bagni di acque sulfuree, molto frequentati anche da genti di lontani luoghi, ora in ispezie che il comodo della via ferrata ne accorcia di tanto il cammino.
Notes
| Si te grata quies, et primam somnus in horam |
| Delectat, si te pulvis strepitusque rotarum, |
| Si laedit caupona, Ferentinum ire jubebo. |
49. Nota l'antico autore della vita di lui ch'egli visse il più del tempo solitario nel suo campestre ritiro: Vixit plurimum in
secessu ruris sui Sabini aut Tiburtini.
Esso Orazio poi apertamente dichiarò più che la regal Roma piacergli Tivoli deserta e Taranto imbelle:
| ... mihi jam non regia Roma |
| Sed vacuum Tibur placet, aut imbelle Tarentum. |
| Scis, Lebedus quid sit: Gabiis desertior atque |
| Fidenis vicus: tamen illic vivere vellem, |
| Oblitusque meorum, obliviscendus et illis. |
50. Ferentinum ab initio Volscorum fuisse oppidum..... (Ital: ant: lib. 3.)
51. Eodem anno adversus Volcos populantes Hernicorum fines legiones ductae a Furio consule, cum hostem ibi non invenissent, Ferentinum quo magna multitudo Volscorum se contulerat coepere. Minus praedae quam speraverant, fuit; quod Volsci, postquam spes tuendi exigua erat, sublatis rebus, nocte oppidum reliquerant; postero die prope desertium capitur. Hernicis ipse ager dono datus....
52. In via Latina insignes sunt aedes, urbesque Ferentinum et Frusinum apud quam Cosas labitur flumen (lib. 5).
53. Fu uomo di preclare virtù e di assai pietoso animo verso i poveri; onde ebbe in vita l'amor di quanti il conobbero, in morte il compianto, la cui memoria è in benedizione de' posteri.