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Il "Viaggio nel Lazio: la tuscia e l'agro pontino" di Giambattista Brocchi

Cinzia Capitoni

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1. L'autore

Giambattista Brocchi nasce a Bassano del Grappa il 18 febbraio 1772[1]. Fin da giovane rivela una forte inclinazione verso le scienze naturali ma viene destinato dal padre, notaio, agli studi giuridici che compie all'Università di Padova. Nel 1792, poco prima di laurearsi, parte per un viaggio a Roma, occasione in cui si rivela clamorosamente la sua passione per l'arte degli antichi. È dello stesso anno il suo primo scritto sulla scultura degli Egizi, analizzata appunto sulla base dei reperti egizi conservati a Roma. Nell'introduzione all'opera Brocchi scrive che la scultura egiziana può essere studiata anche in Italia, senza <<dovere scorrere quell'ardenti regioni>> dell'Egitto. <<Del che per altro - continua Brocchi - dobbiamo essere massimamente tenuti al genio elevato dei prischi Romani, ch'ebbero coraggio bastante di far trasportare nel centro della lor capitale i monumenti più grandiosi dell'egizia antichità, e con ciò facilitarono ai posteri la via di appagare le loro erudite curiosità, e porsero un'alta idea del loro genio sublime>>[2]. Si tratta di un'opera che già rivela quell'impianto rigorosamente razionalistico, di ascendenza illuministica, che sarà alla base delle successive opere di Brocchi nel campo delle scienze naturali: la scultura egiziana viene descritta e sistemata razionalmente così come le pietre usate dagli scultori egiziani; l'egizieria ermetica del dotto gesuita Athanasius Kircher, attivo a Roma nella seconda metà del Seicento, viene attaccata violentemente perché priva di fondamenti razionali (<<deliri non dissimili a que' di coloro che pretesero, e non è molto, che la Mitologia Egizia comprendesse sotto velame delle cifre strane de' secreti d'Alchimia, e beato colui, a cui fosse dato di rilevarle, che la materia prima, la medicina universale, la pietra de' sapienti non sarebbero più sogni e follie>>[3]).

Ma, contemporaneamente, anche l'interesse naturalistico si era accresciuto a Padova, dove aveva frequentato l'Orto botanico e il Museo di Storia Naturale. Grazie all'interessamento del conte veneziano Molin, del quale Brocchi aveva riordinato le raccolte naturalistiche, nel 1801 ottiene la cattedra di storia naturale a Brescia, nel liceo del dipartimento del Mella. Si trova subito in gravi difficoltà per la carenza di valide attrezzature didattiche; lo stesso Orto botanico, creato pochi anni prima, era in stato di totale abbandono. In pochi mesi però,  Brocchi lo restaura e raccoglie centinaia di minerali e di fossili nel gabinetto di storia naturale.

Crescendo la sua notorietà viene invitato nel 1809 a Milano ad assumere la carica di ispettore del Consiglio delle miniere del regno Italico, carica che lo impegna su vasto territorio, dal dipartimento dell'Agogna a quello dell'Adige a quello dell'Alto Po. Ma Brocchi nutre disegni ancor più vasti che interessano tutta l'Italia, e nel 1811 intraprende il primo viaggio nella penisola con intenti di indagine naturalistica e soprattutto geologica.

Nel novembre del 1811 è a Napoli e nel dicembre sale sul Vesuvio; si reca quindi nelle Puglie, rientra a Napoli e nella primavera del 1812 prosegue per Roma, visitando il Lazio, le Marche e la Romagna. Al ritorno da questi viaggi è in grado di pubblicare il suo opus princeps: la Conchiologia fossile subapennina[4] che è destinata ad allargare molto la sua fama non solo in Italia, ma anche in Europa, ottenendogli le lodi dello stesso Cuvier[5] e perfino del suo antagonista Scipione Breislak. In una lettera del 1817 l'amico Parolini, naturalista bassanese che l'aveva accompagnato nei suoi viaggi, gli scriveva: <<forse la critica inglese non ha mai parlato con tanto favore di un'opera non inglese [...] Ovunque ho sentito parlare di voi, in Germania, in Inghilterra, in Francia>>[6].

Brocchi riparte nel 1815 per Roma percorrendo la Toscana, l'Umbria e il Lazio, indugiando a Roma per un anno e mezzo. È questo il suo terzo soggiorno nell'alma città.

Nel frattempo collabora intensamente alla <<Biblioteca Italiana>>, giornale scientifico e letterario fondato nel 1816 dal governo asburgico, diretto da un comitato formato da Giuseppe Acerbi, Pietro Giordani, Vincenzo Monti e  Scipione Breislak; e dall'anno seguente diretto dal solo Acerbi. Brocchi trasmette corrispondenze scientifiche di alto interesse mineralogico, geologico, botanico, zoologico e archeologico; fattiva è però contemporaneamente anche la sua collaborazione al <<Giornale Arcadico>> di Roma.

Al principio del 1818 riparte per un ulteriore viaggio nell'Italia meridionale, percorrendo la Toscana, raggiungendo per la quarta volta Roma, recandosi poi in Abruzzo e salendo sul Gran Sasso. Rientra a Roma nel settembre per dedicarsi a ricerche sulla malaria e sul suolo romano. Invano viene sollecitato dagli amici a rientrare e a sostare a Milano, invano viene consigliato di fare omaggio al vicerè Ranieri in occasione del suo ingresso nella capitale lombarda. Viene così destituito dall'incarico di ispettore per il Consiglio delle miniere; episodio che, unito ai dissesti finanziari provocati dal fratello Domenico, aggrava molto le sue condizioni economiche. Parte ciononostante nel 1819 per un altro viaggio in Calabria e in Sicilia, e pubblica al ritorno, a sue spese, lo studio sullo stato fisico del suolo di Roma. È quindi costretto a vendere la sua collezione di rocce e di minerali, frutto di venticinque anni di ricerche, per pagare i debiti contratti dal fratello[7].

Nel 1821 matura un evento decisivo: su proposta del chimico G. Forni[8], direttore di una fabbrica di polveri al Cairo, gli viene proposto dal vicerè d'Egitto Mohàmmed Άlī di condurre una spedizione nell'Alto Egitto per ricercare antichissime miniere note dal tempo dei faraoni e da lunghissimo tempo abbandonate. Allettato dall'eccezionale occasione, il Brocchi parte da Trieste la notte fra il 23 e il 24 settembre 1822 insieme col Forni, col mineralista  Francesco Pini, con tre esperti minerari svizzeri e un fonditore italiano. Il 30 dicembre inizia il "viaggio nel deserto orientale" percorrendo buon tratto del Nilo con tre feluche e inoltrandosi ad esplorare i monti all'altezza di Luxor e di Assuan. Raduna fitte annotazioni su un Giornale destinato a essere stampato postumo[9]. Si tratta di un'opera molto vasta, in cui traspare con efficacia e a tratti con grande freschezza narrativa il <<senso dell'entusiasmo per la scoperta, che non si lascia vincere da un itinerario disagevole e faticoso, che è fatto di curiosità per i paesaggi, conformazioni fisiche e costumi nuovi, di attenzione anche ai particolari del vivere quotidiano, di volontà di capire e di spiegare il sorprendente e il diverso>>[10].

Rientra al Cairo nel giugno 1823, ma già ad agosto riparte per il "viaggio di Siria", attraversando la Palestina, salendo sul monte Libano, visitando molte località siriane e palestinesi. Il 6 aprile 1824 è a Gerusalemme, nel maggio a Suez e poi al Cairo da dove riparte nel 1825 per la Nubia. Sarà questo il suo ultimo viaggio. Colpito forse da dissenteria il 23 settembre 1827 si spegne a Khartūm assistito dal fedele compagno, il milanese Francesco Bonavilla, che poco dopo muore a Tebe.

Il 25 dicembre 1827 Giuseppe Acerbi console generale d'Austria in Egitto dà l'annuncio della morte con una lettera che fu largamente divulgata dai giornali italiani.

2. L'opera scientifica

L'opera scientifica di Brocchi è stata multiforme, avendo spaziato nella mineralogia, nella paleontologia, nella zoologia, nella botanica; il poliedrico ed interdisciplinare ingegno del naturalista bassanese giungeva del resto ad occuparsi anche di archeologia, di letteratura e di storia. I più alti riconoscimenti nazionali gli furono tributati nel primo centenario della nascita a Bassano del Grappa con la partecipazione di esponenti illustri delle scienze in special modo geologiche[11]; perché certamente Brocchi lasciò la più profonda impronta come geologo e paleontologo.

In tempi nei quali si cominciava ad ammettere che i fossili fossero reliquie di organismi di epoche passate e di specie diverse dalle attuali, il Brocchi veniva affermando decisamente, nella Conchiologia fossile subapennina, il loro significato come indicatori di determinate fisionomie, contribuendo quindi ad elevare a dignità scientifica le incipienti dottrine di geologia stratigrafica, proprio come W. Smith[12] in Inghilterra, A. Werner[13] in Germania, G. Cuvier[14] in Francia.

Circa l'estinzione della specie il Brocchi reagiva sia alle vedute di Linneo, che non la ammetteva sostanzialmente, sia alla teoria delle catastrofi di Cuvier, ammettendo invece processi di estinzione lenta entro una vasta continuità naturale della vita nel mondo[15].

Al Brocchi fu rimproverato vivente di attardarsi nel "nettunismo" della scuola werneriana, del resto ancora imperante, mentre già Scipione Breislak andava contrapponendo in Italia un aperto "plutonismo"[16]. Ma è noto che, proprio a seguito delle vaste esperienze compiute sui terreni vulcanici peninsulari, il Brocchi ebbe a ricredersi apertamente.

Non possiamo dimenticare il contributo dato dal Brocchi alla mineralogia, alla metallurgia e alla chimica metallurgica, avendo precorso negli studi sul ferro spatico le conoscenze recate venti anni dopo da E. Mitscherlich[17], e avendo preceduto con sia pur rudimentali esperienze la chimica del silicio rivelata assai più tardi da J. J. Berzelius[18].

Neppure possiamo ignorare l'opera botanica del Brocchi svolta sia nella sua sede bresciana, sia in varie parti d'Italia e particolarmente in Egitto, come testimoniano gli studi poi compiuti sulle sue raccolte da numerosi botanici italiani. Molti sono i generi e le specie dedicate al suo nome nella paleontologia e nella botanica[19].

E fu pure zoologo, perché raccolse i cosiddetti "zoofiti" sia sulle coste marine italiane che sulle coste del Mar Rosso.

Dovremmo infine ricordare la sua attività di archeologo, testimoniata da vari lavori ed annotazioni, ed anche la sua bella cultura umanistica, che traspare da tutti i suoi scritti; <<non era - scrive il Baseggio - erudizione accattata, ma proveniva da lungo e sereno studio>>[20].

Il Trattato mineralogico e chimico sulle miniere di ferro del dipartimento del Mella venne stampato a Brescia nel 1807-08 da Nicolò Bettoni. In quest'opera frutto delle lunghe ricerche degli anni precedenti, Brocchi fissa i suoi orientamenti mineralogici e scientifici. Uno dei temi importanti affrontati in questo Trattato riguarda la differenza ontologica tra i regni animale e vegetale da una parte e quello minerale dall'altra nonché il problema dell'estinzione della specie. La differenza tra i tre regni consiste a suo giudizio nel fatto che, mentre il regno animale e quello vegetale non cambiano, il regno minerale è soggetto a continue trasformazioni. Dobbiamo così constatare nella teoria brocchiana una sorta di convivenza oppositiva tra il mondo vivente e il mondo inanimato. Il mondo vivente - animale e vegetale - paradossalmente si presenta sempre nello stesso modo, si perpetua senza nessun cambiamento; quello minerale invece è continuamente attivo e mutante[21]. Con queste affermazioni Brocchi anticipa quella che diventerà poi una questione di fondo della sua opera principale, la Conchiologia fossile: la delineazione di una geologia dove viene contemplato il dinamismo della terra e il fissismo delle specie viventi.

Un altro lavoro importante di questo periodo è la ricerca mineralogica nella Val di Fassa. Da queste prospezioni Brocchi ricavò la Memoria mineralogica, pubblicata a Milano da Silvestri nel luglio del 1811. Qui Brocchi codifica quel credo nettunistico che lo aveva attratto fin dalla giovinezza. Attorno alle cristallizzazioni, "i fiori del regno minerale" presenti nella Val di Fassa, si disputavano allora i due opposti sistemi del nettunismo e del vulcanismo, quello cioè che attribuiva la formazione dei depositi alle acque del mare, e l'altro che l'attribuiva invece all'esplosione dei fuochi sotterranei.

La Conchiologia fossile subapennina con osservazioni geologiche sugli Apennini e sul suolo adiacente, pubblicata nel 1814, segna, come abbiamo già detto, il punto più alto della riflessione scientifica e della ricerca naturalistica di Brocchi. Con essa egli chiude anche la sua carriera nello Stato napoleonico poiché l'opera viene pubblicata immediatamente prima del passaggio dei poteri all'Austria. Il testo è diviso in due grossi volumi. Il primo comprende un'introduzione di carattere storico sullo stato della conchiologia fossile in Italia, una analisi della struttura degli Appennini e un discorso filosofico-scientifico a mo' di conclusione sul <<perdimento della specie>>[22]. Il secondo volume si apre con una breve premessa metodologica a sostegno della classificazione linneana adoperata, seguita poi da un vero e proprio catalogo di illustrazioni dei fossili univalvi e bivalvi raccolti da Brocchi. Si tratta di una classificazione imponente che annovera centinaia di esemplari fino ad allora ignoti alla comunità scientifica internazionale.

 Intanto comincia ad insinuarsi in lui sempre di più l'idea che a formare la crosta terrestre abbia concorso in più parti, specialmente nell'Italia meridionale, l'attività dei vulcani marini. Mosso da questi dubbi è spinto a visitare l'Italia centrale e meridionale per vedere di avvalorare o di smentire tale ipotesi. Fa perciò due viaggi: il primo nel 1815-16, a Roma e nel Lazio,  e il secondo nel 1818-19, ancora nel Lazio, in Toscana ed in Abruzzo: è questo l'ultimo suo pellegrinaggio scientifico prima della partenza per l'Egitto. Il risultato del notevole sforzo di documentazione geologica e naturalistica rappresentato dalle due spedizioni è la correzione dell'ipotesi nettunistica. Con ciò non considerava affatto chiusa l'intera querelle. Lui, nemico di ogni teoria e sempre pronto a vagliare empiricamente i propri assunti, preferisce lasciare aperto il problema. >>

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[1] Per una sintetica bio-bibliografia cfr. V. GIACOMINI, voce G. B. Brocchi, in DBI, XIV, pp. 396-9. Per un attento profilo di Brocchi si  vedano soprattutto gli Atti del Convegno L'opera scientifica di Giambattista Brocchi (1772 - 1826), Bassano del Grappa 1987, e G. BERTI, Un naturalista dall'ancien régime alla Restaurazione: Giambattista Brocchi (1772-1826), Bassano del Grappa 1988. Cfr. anche G. I. FERRAZZI, Di Bassano e dei bassanesi illustri, Bassano 1847, pp. 325 sgg.

[2] GB. BROCCHI, Ricerche sopra la scultura presso gli Egiziani, Venezia 1792, pp. IV sgg.

[3] Ibidem, pp. 262 sgg. Cfr. V. DE CAPRIO, I modelli e lo scarto: sull'inedito "Giornale del viaggio a Roma" (1815 - 16) di G. B. Brocchi, in <<Effetto Roma>> - Il viaggio, Roma 1995, pp. 68 sgg.

[4] GB. BROCCHI, Conchiologia fossile subapennina con osservazioni geologiche sugli Apennini e sul suolo adiacente, Milano 1814.

[5] Cfr. n. 14

[6] Cito da DBI,vol. XIV, p. 397.

[7] La raccolta fu fortunatamente recuperata per il mecenatismo del figlio dell'acquirente che la cedette al Museo civico di Bassano del Grappa.

[8] Girolamo Forni. Frutto della collaborazione tra Brocchi e Forni è, in questo stesso anno, un articolo pubblicato sulla <<Biblioteca Italiana>> dal titolo Catalogo di una serie di conchiglie raccolte presso la costa Africana del golfo Arabico da G. Forni ed illustrate da G. Brocchi. <<Biblioteca Italiana>>, 1821, tomo XXIV, p. 73

[9] GB. BROCCHI, Giornale delle osservazioni fatte ne' viaggi in Egitto, nella Siria e nella Nubia, Bassano 1841-43 (3 voll. più uno di tavole).

[10] Cfr. V. DE CAPRIO, I modelli e lo scarto, cit., p. 54.

[11] Atti della festa commemorativa per il I centenario della nascita di GB. Brocchi celebratosi in Bassano il 15 ottobre 1872, Bassano 1873 (con testi di G. Ferrazzi, A. Stoppani, G. Roberti, P. Antonibon, P. Lioy, ecc. e con diversi documenti).

[12] William Smith, naturalista nato a Churchill (Oxfordshire) il 23 marzo 1769 e morto a Northampton il 28 agosto 1839. Esercitò la professione di ingegnere, acquistando grande notorietà per la sua specializzazione nei drenaggi e nell'irrigazione, e si occupò di geologia. Egli in seguito a investigazioni sul terreno formulò la teoria che le rocce stratificate mostrano un ordine definito di successione e che i differenti orizzonti geologici si possono distinguere in base ai caratteri paleontologici. Teoria che confermò le osservazioni fatte nel viaggio del 1794 attraverso l'Inghilterra.

[13] Abraham Gottlob Werner (1749-1817), padre del nettunismo.

[14] Georges Cuvier (Montbéliard 1769 - Parigi 1832) naturalista francese studioso di anatomia comparata ed esperto di ricostruzione dei fossili.

[15] Cfr. n. 22

[16] Cfr. L. CIANCIO, La difesa dell'ipotesi nettunista, in L'opera scientifica di Giambattista Brocchi, cit. pp. 55 sgg.

Il nettunisno e il vulcanismo sono due teorie geologiche formulate a proposito della stratificazione litografica della crosta terrestre ed entrambe ancora attive all'inizio del XIX secolo. Il nettunismo riteneva le acque del mare essere il maggiore fattore nella formazione della crosta terrestre mentre il vulcanismo attribuiva tutto il processo all'esplosione dei fuochi magmatici primitivi. Eloquenti a tal proposito le parole di Giuseppe Acerbi nel suo Proemio del 1819 alla <<Biblioteca Italiana>>: <<La geologia è di fatti divisa e combattuta tra due opposti partiti, de' Vulcanisti e de' Nettunisti, per cui taluno applicò loro felicemente quel detto della Scrittura: et tradidit mundum dispitationi eorum. Ciascuno difende l'opinione più analoga a' proprj studj, alle proprie idee, alla propria educazione scientifica, e prescindendo da qualche spirito orgogliosamente austero che in ciò proceda per egoismo ostinato, il sistema negli uomini dotti emerge sempre dalla persuasione creata in essi da quella direzione che da principio prese l'ingegno nelle combinazioni elementari del soggetto a cui applicò gli studj. Il sig. Breislak nato nelle parti meridionali dell'Italia ravvisa per tutto produzioni vulcaniche, là dove i Werneriani nati in paese diverso non vedono che risultati della via umida e momenti del Diluvio. La via di mezzo è forse anche in questo la più saggia; imperciocché la natura manco limitata nelle sue forze, che l'uomo nelle sue idee, può servirsi di più mezzi a produrre lo stesso fenomeno>> (<<Biblioteca Italiana>>, 1819, tomo XIII, p. XXVI).

[17] Eilhard Mitscherlich (1794-1863) fu il primo a riconoscere la natura generale del comportamento polimorfo delle sostanze e a studiare dettagliatamente e sistematicamente il polimorfismo.

[18] Joens Jacob Berzelius (1779-1848), chimico svedese considerato uno dei fondatori della chimica moderna, famoso per aver calcolato il valore del peso atomico degli elementi noti al tempo, per la proposta di dividere gli elementi in organici ed inorganici e per la sua teoria elettrica.

[19] Cfr. A. BEGUINOT - S. ZENNARI, Illustrazioni dell'Erbario composto da G. B. Brocchi in Egitto e in Nubia (1822-26), in <<Archivio di storia della scienza>>, I (1919-20) pp. 387-396; II (1921-22), pp. 65-69, 185-198; E. CHIOVENDA, Illustrazione dell'Erbario composto da G. B. Brocchi in Egitto e in Nubia (1822-26), ibidem, III (1922), pp. 245-260.

[20] G. BASEGGIO, Della vita e degli studi di Giambattista Brocchi, in  G. J. FERRAZZI, Di Bassano e dei Bassanesi illustri, Bassano 1847, pp. 325-358.

[21] GB. BROCCHI, Trattato mineralogico e chimico sulle miniere di ferro del dipartimento del Mella con l'esposizione della costituzione fisica delle montagne metallifere della Val Trompia, Brescia 1808, pp. 39-40.

[22] Cfr. G. PANCALDI, Darwin in Italia. Impresa scientifica e frontiere culturali, Bologna 1983. Si trattava di conciliare l'indubitabile estinzione/evoluzione della specie con il fissismo creazionista che stava alla base della concezione naturalistica. È a partire da questa concezione che Charles Lyell svilupperà più tardi le sue tesi che costituiranno poi l'iniziale punto di riferimento di Darwin. Nella nuova strategia conoscitiva concepita da Darwin si accoglie l'analogia di Brocchi  fra individuo e specie che il naturalista bassanese aveva già anticipata nel Trattato mineralogico del 1808. <<Perché dunque non si vorrà ammettere che le specie periscono come gli individui, e che abbiano al pari di questi un periodo fisso e determinato per la loro esistenza?>> (GB. BROCCHI, Conchiologia fossile subapennina con osservazioni geologiche sugli Apennini e sul suolo adiacente, Milano 1814, I, p. 227).

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